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COME IL COVID19 HA INFLUENZATO ANCHE LO SPORT NEL MONDO

Dal primo caso di contagio in Cina – per l’esattezza dal 17 novembre 2019 – ad oggi, il coronavirus ha infettato velocemente, anche se in modo disomogeneo, praticamente il resto del mondo. Così ben presto, quella che era stata inizialmente considerata un’epidemia, è diventata – per la sua rapidità di contagio – addirittura “pandemia”. Le differenze tra i vari paesi – per numero di contagiati e per il modo di affrontare questa emergenza – sono tante, ma c’è qualcosa che li accomuna un po’ tutti: il sottovalutare la forza di questo virus molto contagioso – e anche abbastanza letale – e l’incapacità di essere uniti e tempestivi nelle decisioni da prendere.

Così come accaduto in Cina, in effetti, un po’ tutti i paesi hanno tergiversato prima di affrontare questa emergenza con la giusta attenzione e il dovuto rispetto; un’attesa che ha generato inevitabili conseguenze non solo sotto l’aspetto della salute, ma anche dal punto di vista socio-economico, finendo col piegare e colpire i paesi nei svariati settori produttivi: dal commercio al turismo, dalla moda alla realtà artigianale, dall’industria agroalimentare a quella dell’automotive, dalla formazione allo sport e così via.

SPORT IN ITALIA E soffermandoci sui fatti di casa nostra – e limitatamente allo sport – si può notare come le decisioni prese, ancorché prive di strategie comuni e condivise, siano arrivate in ritardo. Nel calcio, ad esempio, le scelte fatte sono state frutto di iniziative univoche e non certo di scelte collettive.

Pensiamo ai vari campionati di serie A, B, C, LND (Lega Nazionale Dilettanti) e Primavera sospesi, almeno inizialmente, in tempi e modi diversi a seconda delle Leghe di riferimento che hanno finito col trasformare i vari campionati in un vero e proprio spezzatino. Insomma, un vero caos. Allo stesso modo si navigava a vista anche per tutte le altre discipline sportive. Solo successivamente, con il Dpcm 9 marzo 2020 firmato dal Premier Conte, tutto lo sport italiano si è dovuto uniformare per via della sospensione obbligatoria di tutti gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati, fino al 3 aprile.

SPORT ALL’ESTERO – Ma anche al di fuori dei confini nazionali, in realtà, è cambiato poco. Così, in attesa di prendere decisioni definitive, regna l’incertezza e soprattutto la diversità di scelte.

Per quanto riguarda il calcio, per esempio, in Argentina (con il campionato appena terminato) si stanno valutando le possibili ipotesi per far fede agli altri impegni nazionali, mentre si gioca a porte chiuse in Serbia, Turchia, Brasile, Colombia, Ucraina, Polonia, Grecia e Cile. Slittano a data da destinarsi, invece, le interruzioni dei campionati di Francia, Norvegia, Venezuela, Stati Uniti, Slovenia, Scozia, Portogallo e Olanda. In altri paesi, infine, c’è una sospensione più o meno restrittiva dei campionati che va dalle due settimane ad un mese, almeno, come in Italia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Spagna, Croazia, Canada, Perù e Romania. Ma nonostante l’avanzare del coronavirus, alcuni paesi resistono ancora come il Messico, Svezia e Uruguay dove si gioca regolarmente. Inoltre sono state annullate anche alcune amichevoli e gare di qualificazione ai prossimi mondiali di Asia e Sud America così come le gare pre-Europeo Inghilterra-Italia – prevista per il 27 marzo a Wembley – e Germania – Italia in programma il 31 marzo a Norimberga. Ovviamente solo in Cina, Giappone e Corea del Sud i campionati sono stati fermati ormai da circa un mese.

Allo stesso modo, anche nelle altre discipline sportive vige incertezza su tempi e modalità di sospensione. La direzione è quella dei rinvii a tempo – in alcuni casi – e di cancellazioni di eventi, in altri, laddove non è possibile rimandare.

Chiaramente si tratta di decisioni suscettibili di variazioni – e non solo nello sport – perché ad oggi non si hanno certezze sulla fine di questa emergenza.

(Foto da adnkronos.com e web – si ringrazia)

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Data:

16 Marzo 2020