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COME RISOLVERE IL PROBLEMA DELL’INVASIONE DI EXTRACOMUNITARI IRREGOLARI

L’invasione dell’Italia compiuta da extracomunitari irregolari che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente per sfuggire a situazioni di morte causate da guerre che si sviluppano là in quei Paesi e di miseria per l’arretratezza delle attività produttive di beni e servizi, si può risolvere con una duplicità di misure.

cms_2624/Daniele-Bellu.jpgQuelle messe in atto dalle forze dell’ordine che riguardano gli extracomunitari già presenti nel nostro Paese e che si riferiscono al maggiore controllo del territorio, per evitare le azioni delittuose che derivano da tali persone costrette a commettere reati al fine di poter sopravvivere. Questi rimedi esigono una profonda riforma delle Forze dell’ordine perché attualmente la struttura di sicurezza italiana, costituita da nuove forze di Polizia, nonostante abbia un numero di appartenenti che è più del doppio (circa 440.000 unità) di quelli appartenenti alle forze di Polizia di altri Stati europei, non è in grado di controllare il territorio per prevenire e reprimere i reati commessi per necessità esistenziali da parte di extracomunitari irregolari ma anche regolari. Ciò proprio perché il numero di operatori di polizia impiegati in servizio attivo per il controllo del territorio è estremamente insufficiente e non è in grado di attuare la funzione della prevenzione del crimine, che viene impiegato in ogni sistema statale democratico.

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Vedasi quindi il numero irrisorio delle volanti di province molto popolate come quelle del Veneto per comprendere come tali forze siano assolutamente insufficienti per garantire la sicurezza dalle attività delittuose commesse dal crimine comune ed organizzato e quindi anche dagli extracomunitari. Le seconde misure che debbono essere prese sono quelle rivolte agli extracomunitari che non sono ancora entrati nel nostro Paese, ma che si accingono a farlo e lo fanno con i vari mezzi di trasporto soprattutto con mezzi di navigazione che in vario modo si dirigono verso le coste italiane. Si tratta di aiutare concretamente le popolazioni dell’Africa e del Medio Oriente ad uscire dallo Stato di miseria e di continui conflitti bellici che seminano morte e distruzione.

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Queste misure non possono essere adottate solo dal nostro Paese ma dalla comunità mondiale perché investono tutti gli Stati europei, che sono collegati con quelli extraeuropei per i vari programmi di sviluppo economico e sociale. Ciò anche perché tale soluzione comporta investimenti economici ingenti che non possono essere sostenuti solo dall’Italia, ma esigono una collaborazione di tutti gli Stati europei ed anche di quelli extraeuropei, per le responsabilità storiche relative allo sfruttamento che vi è stato dei popoli dell’Africa e del Medio Oriente fino ad arrivare all’India, da parte dei vari Stati europei e degli Stati Uniti stessi, con la nota deportazione di popolazioni di colore negli Stati Uniti da impiegare come schiavi nelle varie attività produttive.

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Vi è da dire anche che questo aiuto concreto da parte della comunità europea è obbligato perché il flusso migratorio aumenterà sempre più. E’ noto infatti che in Libia è stimato in un milione di persone il numero di uomini che si appresta a venire in Europa. Ma in futuro questa migrazione potrebbe aumentare.

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In ambito internazionale accade quello che avviene nel Sud Italia. Non bastano per bloccare l’esodo di massa delle popolazioni dall’Africa e Medio Oriente le azioni di polizia contro gli scafisti che speculano sulla povera gente, che tenta con ogni mezzo di sfuggire da morte certa nei loro Paesi. Non bastano per fronteggiare un grande flusso migratorio già iniziato e che diverrà sempre più consistente e di massa nei prossimi mesi e anni.

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E’ allora necessario che la comunità mondiale dei vari Stati sovrani, si organizzi per arrivare a creare le strutture produttive in quei Paesi in via di sviluppo ove sono presenti numerosi focolai di contrasti violenti, che sfociano spesso in attività criminose e di terrorismo, che investono anche i Paesi europei più progrediti, gli Stati Uniti ed oggi anche la Cina, l’India e il Giappone. Ciò lo si dice perché la politica coloniale di sfruttamento di quei popoli da parte dei Paesi europei e degli Stati Uniti nei secoli scorsi, esige una profondo mutamento che si deve tradurre nella creazione oggi di strutture produttive in tali Paesi, che spesso non hanno il minimo delle risorse da destinare alle popolazioni anche per le esigenze di vita quotidiana.

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Si tratterà quindi di fare cospicui investimenti di capitale nei Paesi in via di sviluppo per creare le citate strutture produttive, atteso che a medio termine tali investimenti daranno i loro frutti economici per gli stessi Paesi, che hanno finanziato lo sviluppo produttivo nei Paesi più poveri. Questo aiuto concreto costituirà il blocco dell’immigrazione clandestina e sarà quindi un freno notevole per tutte le attività criminose e in particolare per il terrorismo, che nasce e parte da tali Paesi con motivazioni anche di carattere religioso, ma sotto cui sta il rancore per uno sfruttamento durato secoli e operato dalle potenze europee con il noto fenomeno del colonialismo del recente passato.

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Tuttavia occorre precisare che per creare le strutture produttive nei Paesi sottosviluppati dell’Africa e del Medio Oriente, occorrono anni se non decenni; ma l’aiuto concreto per frenare l’esodo nei Paesi europei va dato immediatamente, perché i problemi di accoglienza e di ordine pubblico per la cospicuità del flusso migratorio in atto saranno sempre più gravi. Inoltre vi è da dire che gli Stati europei non possono accogliere materialmente i circa 500 milioni di persone provenienti dall’Africa (che ha attualmente circa 1 miliardo di abitanti) e Medio Oriente, che sono in condizioni di estrema miseria anche per cause di conflitti bellici. Per cui tale aiuto concreto deve essere conferito subito là nei Paesi rivieraschi dell’Africa, creando dei grandi centri di accoglienza che accolgano centinaia di migliaia di persone, che vogliono venire in Europa, la quale però non può materialmente sfamare tutti.

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Ciò per scongiurare l’esodo di massa già in atto, che come detto non potrà essere accolto dall’Europa perché l’accoglienza dovrebbe essere data a centinaia di milioni di persone. Appare ragionevole allora che la Comunità mondiale, l’ONU si devono organizzare per la costruzione dei citati centri di accoglienza nei Paesi rivieraschi dell’Africa come la Libia e il Marocco o altri, che dovranno essere vigilati all’interno e all’esterno dalle forze armate internazionali come la Nato e quelle dell’ONU, al fine di garantire la sicurezza di tali centri. Il mantenimento degli extracomunitari indigenti e che fuggono dalla guerra, dovrà essere totale e finanziato con fondi economici della Comunità europea e mondiale, nelle spese di alimentazione, di vestiario e ricreative per chi è ospitato in tali centri di accoglienza. Ciò perché lo sfruttamento di tali popoli nei secoli scorsi da parte dei Paesi europei ed extraeuropei, ora deve essere trasformato in assistenza immediata e concreta per mantenere chi è stato utilizzato e sottomesso per secoli dalla politica coloniale degli Stati più progrediti.

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Progressivamente e in relazione alla costruzione di strutture produttive nei Paesi sottosviluppati, questi ospiti dei centri di accoglienza verranno trasferiti nei vari Stati dell’Africa e del medio Oriente per essere impiegati nelle varie attività produttive di beni e servizi. L’aiuto concreto portato a tali popoli certamente a breve e medio termine porterà il risultato positivo di una pacificazione mondiale, soprattutto per l’area del medio oriente e dei Paesi sottosviluppati dell’Africa.

Data:

26 Agosto 2015