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CON RENZI SI RITORNA A PARLARE DELLA CENTRALITA’ DEL MEDITERRANEO

POSSIBILE UNA NUOVA CIVILTA’ EURO-MEDITERRANEA CON I PAESI DELLA SPONDA SUD UNITI IN FEDERAZIONE?

COME GESTIRE I RAPPORTI INTERRELIGIOSI NELLE RELAZIONI POLITICHE E CULTURALI CON I SUDDETTI PAESI?

Sono domande che chiunque si porrebbe nell’immaginare lo sviluppo futuro delle relazioni tra i paesi del sud Europa: l’Italia Portogallo, Spagna, Francia .. e paesi che si affacciano sulle opposte rive del Mediterraneo.

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Renzi, con la sua visita in Algeria implicitamente ripropone il tema del mediterraneo e del suo sviluppo futuro. Sempre più immerso nell’instancabile ruolo di salvare l’ Italia dalla crisi non perde occasione per volgere a suo favore le opportunità d’incontro con i leader dei paesi mediorientali.

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La visita del generale egiziano Al Sisi in Italia prima e quest’ultima in Algeria, ci forniscono una chiave di lettura molto eloquente su quelle che sono le prospettive politiche, economiche e forse anche militari sul piano della lotta al terrore . Nell’incontro con il primo Ministro della Repubblica Democratica Popolare, Abdemalek Sellal il presidente Renzi ha evidenziato l’importanza strategica del Mediterraneo nella economia e nella politica italiana ricordando anche come importanti sarebbero per i paesi africani che si affacciano nel Mediterraneo le opportunità di far conoscere al prossimo Expo del 2015, i loro prodotti e manufatti.

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Una stretta di mano tra Renzi e il primo Ministro algerino apre una fase significativa di collaborazioni tra i due paesi. Ma le domande rimangono. Sarebbe possibile un Euro- Mediterraneo che diventi il fulcro di una nuova ed evoluta civiltà ? Potrebbe il Mediterraneo, come i corsi e ricorsi ipotizzati da G. Vico, ritornare ad occupare quel ruolo egemone che la storia le aveva destinato in epoche passate per la sua evidente conformazione geografica e per la bellezza delle sue coste sulle quali fiorirono città-stato che esportarono ovunque arte, cultura,spiritualità, saggezza e capolavori di cui il sud Europa e i paesi mediorientali sono testimonianza? La libertà e la democrazia che l’Europa si è conquistata nel tempo dopo secoli di guerre fratricide, la rendono oggi responsabile nei confronti di quei paesi mediorientali a noi vicini dove un improvviso vento di cambiamento ha sparso e ancora sparge sangue e violenza; un vento implacabile che non riesce ancora a calmare il suo impeto distruttivo sulle popolazioni innocenti che chiedono solo libertà e democrazia. Renzi lo ha indirettamente sottolineato parlando della leadership che l’Italia potrebbe avere nei rapporti con i paesi africani del Mediterraneo.

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Che questi paesi abbiano subito, oltre i regimi dittatoriali anche il condizionamento della religione come sta accadendo ancora oggi con ferocia e come è accaduto in alcuni periodi della storia europea, è un fatto innegabile poiché l’ubbidienza cieca ad una verità dogmatica spesso disegna nella mente umana una mappa concettuale entro cui muoversi senza superarne i confini. E mentre da una parte la storia di alcuni popoli cambia direzione seguendo il vento della libertà come è accaduto in Tunisia , Egitto, con la cosiddetta ‘primavera araba’, dall’altra la storia di giovani fanatici prigionieri della loro oscurantismo ha seguito la via della ferocia e della violenza disumana, abominevole ammazzando con la fierezza della loro malvagità, centinaia e centinaia di vittime innocenti in ogni attacco programmato . Questo aspetto tragico che investe i popoli arabi e indirettamente tutti gli europei è ancora il grande ostacolo alla convivenza pacifica , alla fioritura commerciale, al dialogo culturale interreligioso e soprattutto alla costruzione di un nuovo corso storico basato sulla cooperazione civile e commerciale tra i paesi delle due sponde del Mediterraneo.

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Il mio insistere sul dialogo interreligioso è fondamentale nel determinare lo sviluppo sociale ed economico del Mediterraneo come di un qualsiasi altro paese. Ne parla anche il sociologo ed economista Max Weber in un suo saggio dal titolo : L’Etica protestante e lo Spirito del Capitalismo ’ . Questi, nel rilevare le differenze tra occidente ed oriente,tra le altre cose , così si esprime: ” la religione cristiana è un potente fattore di civiltà su cui poggia tutto ciò che di grande è stato creato in questo tempo…” Weber si riferisce a quella disposizione socio-culturale che induce i credenti, a seconda della impostazione ideologica , all’attivismo o alla immobilità. Nel caso dei protestanti calvinisti la disposizione ad investire in iniziative economiche da vita a quello “spirito” capitalistico tipico dell’occidente oggi rimesso in discussione dalla crescente crisi mondiale.

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Se il capitalismo non può più essere un modello di sviluppo equo ci si chiede quale sia la formula più idonea a sviluppare una nuova civiltà euro-mediterranea che metta insieme sistemi diversi di paesi mediterranei necessariamente uniti dal riconoscimento dei diritti umani e civili e dalla volontà di pace che gli stessi esprimeranno con i loro governi. Che il fenomeno religioso sia determinante nelle relazioni internazionali lo scrive anche il dott. Pasquale Ferrara diplomatico di professione che nel suo libro : Religioni e Relazioni Internazionali afferma come questo sia un ‘elemento chiave per una più articolata e approfondita interpretazione degli eventi che hanno ridisegnato il quadro geopolitico mondiale” .

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Dunque le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi nella sua visita in Algeria , in qualche modo si riallacciano a quanto nel 2012 espresse il ministro Terzi sulla possibilità che le Rivoluzioni arabe facilitassero lo sviluppo economico , sociale e culturale dei paesi della sponda sud proponendo nel contempo partenariati basati sulla condivisione di valori, cioè , democrazia , stato di diritto, rispetto dei diritti umani e delle minoranze , soprattutto quelle religiose, oltre gli interessi economici, energetici, sociali etc…

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Forse quella Casa Comune a cui il ministro Terzi faceva riferimento due anni fa, oggi con Il presidente Renzi sembra realizzarsi come dimostra la proposta dell’Azienda Cevital di acquistare le acciaierie Lucchini di Piombino. Una boccata d’ossigeno per uno stabilimento in crisi ma anche un gran passo in avanti per le future relazioni Italia Algeria ed eventuali paesi limitrofi ancora tormentate dalle divisioni interne e dalla violenza terroristica.

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Chi ama guardare lontano si chiede se in queste operazioni commerciali ci siano anche le basi per una cooperazione il cui traguardo finale sia la costruzione di un Federazione tra i paesi delle opposte sponde del Mediterraneo . Una possibiltà di cui si è sempre parlato senza mai giungere a conclusioni fattive. Ma se una federazione dovesse costituirsi come superare gli ostacoli imposti dalla mancanza di democrazia in alcuni paesi visto che sussistono visioni diverse persino sui diritti umani e civili . ( vedere Risoluzione ONU 16/18 e dichiarazioni del Turco Erdogan sulla islamofobia che suonano come una legittimazione della blasfemia. Come conciliare due diverse visioni, quella occidentale e quella orientale in una unica struttura federativa?

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Ci potrà essere un confronto democratico tra due diverse visioni di concepire il mondo, l’arte, la storia, la politica e la religione ? Come fondere due visioni contrastanti? Quale è la strategia per salvare la democrazia, in particolare la libertà di espressione sottraendola alle tentazioni di fondamentalismi da parte dei partner medio-orientali e oggi, peggio che mai ,dai terroristi dell’ISIS? Come liberare i paesi dalla dipendenza della religione nelle questioni relative alla politica, alla formazione scolastica, all’ applicazione dei diritti umani secondo ragione e non secondo religione? Queste sono le domande a cui solitamente non ci sono risposte, almeno per ora.

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Affinché l’ Europa e il Mediterraneo diventino il nuovo fulcro di civiltà c’è bisogno di pace e democrazia. La pace ,come sostiene il teologo Hans Kung, è frutto di un dialogo interreligioso .Il dialogo interreligioso richiede la ricerca di un’ etica comune, richiede un esame critico della storia e delle filosofie religiose perché solo nel confronto e nella condivisione è possibile dare vita ad una’ armoniosa e prospera civiltà euro-mediterranea. Eppure, in questo campo nessuno pare abbia voglia di avviare una rivoluzione. Sarà forse Francesco venuto dalla ‘fine del mondo’ a pensarci. ? Sarebbe ora.

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Come ebbe a dire Giorgio La Pira “ La civiltà mediterranea non è utopia perché essa poggia su tre fondamenti della storia totale degli uomini: quello di Gerusalemme ( il senso della storia) ; quello di Atene ( il metodo logico e scientifico , la bellezza e la contemplazione artistica); quello di Roma (l’organizzazione scientifica e tecnica, del diritto e della politica).Quale valore possano oggi avere queste dichiarazioni di La Pira alla luce di una possibile federazione o cooperazione tra Europa e paesi del Mediterraneo non è facile rilevarlo , ma è del tutto evidente che senza una Federazione Europea senza un Governo sopranazionale che dia autorevolezza alle iniziative di sostegno ai paesi ancora soffocati da leggi ‘divine’ tra virgolette, il traguardo di una nuova civiltà euro- mediterranea, si allontanerà di chissà quanti decenni ancora.

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Nel frattempo la cooperazione Europa –paesi mediorientali e arabi già esistente da trent’anni non si è trasformata in un vero e proprio scambio in ambito politico, , artistico, culturale, religioso…etcc. E poiché la cooperazione tra i popoli del Mediterraneo non può solo basarsi sulla immigrazione massiccia soprattutto in questo periodo di crisi economica, la via percorribile è certo quella di un intenso dialogo dei popoli delle due sponde unite, nel tempo, anche in Federazione, sperando ovviamente in una non prevaricazione ideologica da parte dell’uno o dell’altro..

Data:

6 Dicembre 2014