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Condono, pensioni, reddito: ecco la manovra

Condono, pensioni, reddito: ecco la manovra

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Reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni e flat tax. E ancora, rilancio degli investimenti pubblici, taglio delle pensioni d’oro e istituzione di una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Sono alcuni dei punti contenuti nella prossima legge di Bilancio approvata ieri dal Consiglio dei ministri e appena approdata sul tavolo europeo. L’accordo tra i partner di governo è arrivato dopo ore di tensione e un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla manovra, cui è stato aggiunto un secondo decreto legge, ribattezzato ’salva scartoffie’ o di ’semplificazione’, contenente, tra le altre cose, misure per il lavoro, norme per la sanità e l’introduzione di una RC auto equa sul territorio.

Per quanto riguarda la pace fiscale, l’accordo raggiunto prevede un’aliquota del 20% che interesserà solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà inoltre possibile integrare fino a un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro. Niente sconti, però per gli evasori, per i qual, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio “ci sarà la galera”.

Sul fronte delle pensioni d’oro, la misura dovrebbe interessare gli assegni al di sopra dei 4.500 euro al mese. Dalla ’sforbiciata’ si otterrebbe un miliardo che sarà messo a copertura nella legge di bilancio. “Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo”, ha garantito il premier Giuseppe Conte al termine del Cdm.

LE MISURE DELLA LEGGE DI BILANCIO

Reddito di cittadinanza – Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia;

Pensione di cittadinanza – Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è;

Flat tax – Si estendono le soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15 per cento;

Quota 100 – Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la ’quota 100’: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga ’Opzione Donna’, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione;

Pensioni d’oro – Si interviene sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati;

Risarcimento vittime crisi bancarie – Si stanzia un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo è così ampliato di 14 volte rispetto a prima;

Rilancio investimenti pubblici – Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento;

Piano assunzioni straordinario – Si stanziano 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente;

Task force spesa pubblica – Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte;

LE MISURE DEL DL FISCALE E DEL DL SEMPLIFICAZIONE

Pace fiscale – Si prevede la pace fiscale solo per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi; sarà inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro.

Rottamazione ter – Si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione;

Stralcio debiti fino 1000 euro – Si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro;

Definizione agevolata – Sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo;

Fatturazione elettronica– Si mantiene l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici;

Trasmissione telematica scontrini– Oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate. L’obbligo parte per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020;

Rc auto equa – Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro;

CIGS per riorganizzazione o crisi aziendale – si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per 12 mesi per riorganizzazione aziendale e sei mesi per il caso di crisi;

Norma ’Bramini’ – si introducono norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato.

Senato, bye bye vitalizi

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Stop vitalizi al Senato. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama ha approvato la riforma dei vitalizi per gli ex senatori, secondo il metodo contributivo disposto dalla Camera. L’ok alla riforma con i tagli agli ex parlamentari è passato con 10 voti e un astenuto.

“La riduzione di sprechi e costi della politica è anch’essa una misura di equità sociale - twitta il premier Giuseppe Conte -, un segno di attenzione che la ’buona’ politica deve offrire per poter parlare con credibilità ai cittadini! Bye Bye Vitalizi”.

“Detto, fatto. Promessa mantenuta – scrive poi in un post su Facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, dopo l’approvazione della riforma – Bye bye vitalizi anche per gli ex senatori. Questo privilegio non esisterà più per nessuno”. Poi, durante l’assemblea congiunta M5S presso il palazzo dei gruppi di Montecitorio, suona la carica e arringa i parlamentari pentastellati: “Stiamo cambiando il Paese”. Tra i temi affrontati dal vicepremier anche la legge di bilancio. Di Maio, spiegano fonti 5S, ha anche posto l’accento sul taglio di mezzo miliardo alle spese militari.

REGIONI – Dopo l’incontro con gli assessori regionali sui centri per l’impiego, Di Maio annuncia che, “se le Regioni non taglieranno i vitalizi, non gli trasferiremo più i soldi per pagarli”. E ancora: “Nella manovra ci sarà una norma che stiamo coordinando che dice alle Regioni che, se non si tagliano i vitalizi, non gli trasferiamo più i soldi per pagarli. In Italia non deve restare neanche un vitalizio”.

FLASH MOB – Appena ufficializzato il taglio anche al Senato, è scattato il flash mob dei parlamentari 5S davanti a Palazzo Madama: ’Bye bye vitalizi anche al Senato’ e ’56 milioni risparmiati’ si legge su alcuni dei cartelli esposti dai pentastellati, che hanno celebrato il risultato sventolando bandiere con il simbolo del Movimento 5 Stelle e palloncini gialli.

Ponte Morandi, occhio Anac sulla ricostruzione

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“Nel decreto Genova, in vista della ricostruzione del ponte Morandi, abbiamo delineato un percorso giuridico in deroga alle normative vigenti, che prevedono procedure di evidenza pubblica, al fine di accelerare quanto più possibile l’opera di ricostruzione“. Lo dichiara il premier Giuseppe Conte.

“Ovviamente, evitare un bando di gara non significa evitare l’adozione di tutte le opportune cautele al fine di impedire infiltrazioni della criminalità organizzata o episodi di corruzione. Il sindaco Bucci, Commissario alla ricostruzione, concorderà direttamente con il presidente dell’Anac Cantone l’adozione di tutti gli opportuni accorgimenti – conclude Conte – per procedere in modo celere, trasparente e nel rispetto della legalità”.

’’Nessun cedimento a mafie e corruzione’’ scrive in una nota il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Il governo sarà ’’il primo controllore’’. “C’è bisogno di ricostruire un ponte a Genova in tempi stretti. Bisogna fare rapidamente, ma sciogliere i lacci e lacciuoli procedurali non significa sacrificare la legalità, tutt’altro’’ sottolinea.

’’Non a caso per togliere ogni spazio al dubbio e alle speculazioni politiche, faremo approvare un odg al decreto emergenze che impegna il governo a essere il primo controllore del commissario di governo, affinché siano garantiti in pieno gli effetti della normativa antimafia. Daremo massima trasparenza ai cittadini contro criminalità e corruzione. Genova è una città che sa essere operosa, in modo concreto, senza cedere nulla al malaffare”, conclude Toninelli.

Abolito numero chiuso a Medicina. Anzi no

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Caos intorno alla vicenda del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina. La misura è inserita nel comunicato stampa che il governo ha diffuso al termine del Cdm di questa notte ma c’è un giallo. Nel comunicato diramato ieri da Palazzo Chigi si legge testualmente “si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”. Al ministero dell’Istruzione però, il ministro Marco Bussetti smentisce la notizia: “Voglio essere sincero, a me non risulta” ammette, spiegando che “sarà un percorso graduale di allargamento del numero di ammessi alla facoltà”.

Poi in una nota congiunta con il ministro della Salute, Giulia Grillo, il titolare dell’Istruzione chiarisce che è stato “chiesto, in sede di Consiglio dei ministri, di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina”. “E’ un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza, che il governo intende onorare” dicono i due dicasteri. A questo punto arriva la precisazione di Palazzo Chigi: “Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”. In poche parole il test di Medicina sarà abolito ma non nell’immediato.

Del resto, l’abolizione del numero chiuso a Medicina non è una misura di poco conto. Anzi, potrebbe avere un effetto notevole. Basti pensare che il mese scorso per contendersi 9.779 posti si sono presentati ai test d’ingresso 67.005 candidati. Giovani aspiranti dottori con il sogno di indossare il camice bianco ma che per anni si sono trovati davanti una montagna davanti: solo 1 posto per 6 candidati. Ecco perché negli ultimi anni, molti studenti hanno optato per il ’piano B’, ossia la possibilità, offerta dai regolamenti, di seguire due insegnamenti di altri corsi di studio “di pari livello e di medesimo ordinamento” e quindi poter sostenere comunque due esami di Medicina pur iscritti a una altra facoltà. C’è poi chi ha optato per atenei stranieri, magari in vista di un successivo rientro in Italia.

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17 Ottobre 2018