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CONFLITTO ISRAELE-PALESTINA

Leggere in giro per il web le richieste del popolo di cessare questo conflitto rende bene l’idea di quanto questo abbia fatto raggiungere alle persone il limite della sopportazione.

Ogniqualvolta vi siano novità si ricade nelle stesse situazioni trite e ritrite, già viste e passate senza che nulla cambiasse per davvero. Ora che sullo scacchiere le pedine sono ferme e i “reali” ancora decidono quali mosse attuare, è possibile riassumere tutta la questione in maniera che si possa avere un quadro più chiaro?

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Tentar non nuoce. La prima tappa è la situazione in Medio Oriente alla fine dell’800: dall’allora Impero Ottomano parte la prima ondata migratoria verso la Palestina, dove già stanziava il popolo autoctono.

Nel 1917 viene pubblicata la dichiarazione che riconosce agli ebrei il diritto di formazione di un loro folclore, mentre la Palestina entra nella sfera di influenza della Gran Bretagna. Tra il 1920 e il 1948 il conflitto inizia ad esplodere per davvero, diventando un problema internazionale: rivolte e contro-rivolte porteranno ad uno sconvolgimento di cui ancora paghiamo le conseguenze.

Nel 1964 nasce un’organizzazione per liberare la Palestina e le successive guerre che prendono il via coinvolgono tutte le zone limitrofe, trascinate nell’occhio del ciclone. Il “cessate il fuoco” negoziato impone un’effimera tregua.

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Il mare si calma solo per qualche istante, prima di annunciare nuove battaglie. L’unico avvenimento degno di nota è quello del 6 dicembre 2017, quando Gerusalemme viene riconosciuta come capitale di Israele.

Recentemente era giunta notizia di un importante divieto emanato dalle autorità ebraiche, secondo cui i cristiani di Gaza non avrebbero potuto visitare, in occasione delle festività, le città di Betlemme e Gerusalemme oltre che tutti gli altri punti d’interesse religioso in Israele. Un portavoce israeliano aveva giustificato tale scelta facendo riferimento a “misure di sicurezza”, ma la situazione non faceva presagire nulla di buono, considerando anche i dati emersi relativamente alla striscia di Gaza, in cui il tasso di disoccupazione è al 60% e quello di povertà supera l’80%, con due milioni di persone che rasentano appena la soglia della sopravvivenza. Solo una forte pressione da parte di varie autorità religiose ha fatto sì che l’interdizione fosse revocata sino al prossimo 20 gennaio. Un risultato che pare essere l’ennesima falsa vittoria, in un clima di tensione che non accenna a stemperarsi…

Data:

24 Dicembre 2019