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Consultazioni, arrivano i big

Consultazioni, arrivano i big

cms_8842/Quirinale_cortile_Fg.jpgQuarantotto ore al giro di consultazioni al Quirinale. A partire da mercoledì prossimo, fino al tardo pomeriggio di giovedì, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceverà infatti presidenti delle Camere e rappresentanti dei partiti per sondare terreno e possibili alleanze in vista della formazione di un futuro governo. Da Di Maio a Berlusconi, passando per Salvini, Meloni, Delrio, davanti a Mattarella si presenteranno tutti i big dei partiti in lotta per la leadership del Paese.

Le consultazioni si apriranno ufficialmente a partire dalle 10.30 del 4 aprile, data in cui è fissato l’incontro del Capo dello Stato con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Un’ora più tardi sarà la volta del presidente della Camera Roberto Fico. Alle 12.30 avrà quindi luogo l’incontro con il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

A partire dalle 16, il presidente Mattarella dedicherà circa 45 minuti ai diversi gruppi parlamentari chiamati al Quirinale. A dare il via, il gruppo Per le Autonomie (SVP-PATT, UV) del Senato e i gruppi misti delle due Camere. Alle 18.30 sarà quindi la volta dei capigruppo di Camera e Senato per Fratelli d’Italia. Con loro, è attesa anche la leader Giorgia Meloni. L’incontro chiuderà la prima giornata.

Giornata caldissima per Mattarella il giorno seguente. Il secondo giro di confronti vedrà infatti al Colle, a partire dalle 10, il Partito Democratico con i capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Intorno alle 11 sarà la volta di Forza Italia e del ritorno di Silvio Berlusconi al Quirinale; un’ora più tardi incontreranno il presidente i membri della delegazione della Lega guidati dal leader Matteo Salvini. Ultima a colloquio con Matterella la delegazione del M5S composta dai capigruppo Danilo Toninelli e Giulia Grillo, prevista per le 16.30. Ad accompagnarli non più il fondatore Beppe Grillo, ma il leader e candidato premier del partito Luigi Di Maio.

M5S alla guerra dei tagli

cms_8842/M5S_Dita_Afp.jpgL’asse tra il Movimento 5 Stelle e la Lega che ha portato all’elezione dei due nuovi presidenti di Camera e Senato, sulla sfondo della difficile (e probabilmente lunga) partita che si gioca per la formazione del nuovo governo, potrebbe replicarsi in sede di Ufficio di presidenza a Montecitorio, luogo scelto dai pentastellati come teatro della battaglia per l’abolizione dei vitalizi e dei costi della politica, punto cardine del programma di governo del Movimento guidato da Luigi Di Maio.

Non a caso, il primo pensiero del candidato premier grillino è andato proprio agli sprechi della politica, subito dopo la votazione che ha portato alla formazione della ’squadra di comando’ di Montecitorio. Con Roberto Fico alla presidenza della Camera e Riccardo Fraccaro questore anziano, “per i vitalizi non c’è più scampo”, ha avvertito Di Maio. Eppure, l’en plein realizzato dai 5 Stelle nell’Ufficio di presidenza non basta ad avere la certezza del risultato. Oltre a Fico e Fraccaro, infatti, il M5S può contare su una vicepresidente (Maria Edera Spadoni) e quattro segretari.

In tutto, sette voti che scendono a sei perché il presidente della Camera per prassi non vota. Ecco che il blitz per occupare le caselle chiave potrebbe non bastare. Da qui la necessità di guardare fuori casa. E dove, se non a quella Lega con la quale si sta intavolando la partita delle partite per Palazzo Chigi? Per ora, si apprende da fonti parlamentari pentastellate, non ci sarebbero state ancora risposte da parte dei leghisti. Eppure, lo stesso Matteo Salvini non ha fatto mistero di puntare a una riduzione dei privilegi.

Già il 14 marzo Salvini, dopo un colloquio telefonico con Di Maio, aveva aperto a un taglio dei vitalizi e delle spese inutili: sarà una “nostra priorità”, aveva promesso il leader della Lega. Non solo. Salvini ha anche paventato un taglio dei vitalizi “retroattivo”. Solo indizi, che però lasciano intendere che sull’argomento ci potrebbe essere una convergenza tra le due forze premiate dalle urne.

Il percorso del ddl Richetti che aveva come obiettivo proprio il taglio dei vitalizi (e sul quale c’era stato un accordo con il Pd) si è arenato al Senato alla fine della scorsa legislatura dopo aver superato il vaglio della Camera. Questa volta però il M5S non vuole incagliarsi in un accidentato percorso parlamentare, ma vorrebbe affrontare il tema direttamente con una delibera in Ufficio di presidenza.

“D’altronde – ha sottolineato lo stesso Fraccaro in un’intervista al Sole24Ore – è questa la sede prescelta già dal 2012 con la riforma del sistema contributivo. Ad oggi sono in pagamento 2.600 vitalizi per un totale di 190 milioni l’anno”.

Fraccaro ha annunciato: “Come questore anziano sottoporrò da subito al collegio la necessità di intervenire di concerto con l’Ufficio di presidenza. Tutte le forze politiche si sono impegnate in tal senso: confidiamo che si passi subito ai fatti”. Nell’Udp di Montecitorio la Lega schiera quattro ’pedine’: il vicepresidente Lorenzo Fontana e tre segretari. Si lavora quindi a un asse che potrebbe diventare il banco di prova in vista di un’eventuale intesa di governo.

Ma l’abolizione dei vitalizi non è l’unico obiettivo del Movimento. “Da sempre il M5S sostiene che vadano anzitutto ridimensionate le spese per i deputati – ha ricordato sempre Fraccaro – che in totale, tra indennità, benefit e rimborsi, ammontano a circa 280 milioni”.

Anche “le spese generali di funzionamento della Camera, che superano i 200 milioni, andranno vagliate con attenzione per eliminare ogni possibile spreco”, ha sottolineato il questore anziano di Montecitorio. Sul fonte dei costi dei dipendenti, “sarà necessario intervenire per ridurre le voci di spesa che, peraltro, già erano state individuate su nostro impulso dall’Ufficio di presidenza uscente”.

Scatta l’assegno per i disoccupati

cms_8842/annunci_lavoro4_fg2.jpgAl via da domani l’assegno di ricollocazione, il voucher con cui lo Stato finanzia i programmi di formazioni per disoccupati. L’ammortizzatore sociale, introdotto dal Jobs Act, punta ad aiutare le persone senza lavoro nella ricerca di un’occupazione, offrendo un servizio personalizzato e intensivo di assistenza nei Centri per l’impiego, agenzie per il lavoro accreditate e fondazione consulenti del lavoro. A gestirlo è l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL).

Per ottenere il voucher, le strutture chiamate alla ricerca di un impiego per chi lo richiede dovranno trovare al disoccupato un contratto a tempo indeterminato, o a termine di 6 mesi (da 3 a 6 mesi in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) o un contratto part-time al 50%: un tutor seguirà infatti il disoccupato, proponendogli un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione. Il destinatario dell’assegno dovrà svolgere le attività individuate dal tutor e accettare le offerte di lavoro congrue, come definite all’articolo 25 del decreto legislativo 150/2015. Un eventuale rifiuto ingiustificato da parte del soggetto farà scattare dei meccanismi di graduale riduzione delle misure di sostegno al reddito. Il servizio sarà sospeso se la persona ottiene un’assunzione in prova o a tempo determinato e riprenderà nel caso in cui il rapporto di lavoro abbia avuto una durata inferiore a sei mesi.

L’assegno può essere richiesto dalle persone disoccupate che ricevono la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) da più di 4 mesi e i beneficiari del Reddito di inclusione (Rei). Nel caso di Cassa integrazione sarà possibile richiederlo nel caso in cui l’accordo sindacale si sia concluso con un piano di ricollocazione.

L’ammontare dell’assegno dipende invece dal livello di occupabilità della persona. Quindi, maggiore è la sua distanza dal mercato del lavoro, più alto sarà l’assegno e quindi più forte il sostegno per reinserirsi. I valori minimi e massimi che si possono ottenere combinando questi due criteri vanno da 1.000 a 5.000 euro in caso di risultato occupazionale che preveda un contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato); da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi; da 250 a 1.250 euro per contratti a termine da 3 a 6 mesi (solo in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).

I numeri delle liti col fisco

cms_8842/cartella_agenzia_entrate.jpgE’ una guerra di logoramento quella che si combatte tra contribuenti e fisco nelle aule delle commissioni tributarie. Negli ultimi 10 anni le giacenze, cioè la quota di contenziosi aperti, sono praticamente dimezzate nel primo grado, mentre sono aumentate dell’80,6% nel secondo grado. E’ quanto emerge dai dati contenuti nelle relazioni del Mef e della Corte dei conti, sullo stato del contenzioso tributario, ed elaborati dall’Adnkronos.

Nelle relazioni di monitoraggio sullo stato del contenzioso tributario e sull’attivita’ delle commissioni tributarie del ministero dell’Economia, si riportano i dati relativi agli ultimi anni. In particolare tra il 2007 e il 2017 si registra una riduzione delle cause aperte del 31,3% che portano il totale da 607.817 a 417.635 ricorsi da giudicare.

L’operazione di smaltimento però non è omogenea. A ridurre drasticamente le pratiche aperte sono state esclusivamente le commissioni tributarie provinciali (primo grado), che in 10 anni sono riuscite a dimezzare la quota di cause pendenti, passando da 522.278 a 263.117 con un calo del 49,6%. Purtroppo le commissioni tributarie regionali (secondo grado) non sono riuscite a percorrere la stessa strada virtuosa e, nello stesso periodo, hanno invece fatto lievitare le giacenze dell’80,6%, passando da 85.539 a 154.518 cause aperte.

La Corte dei conti, nel dossier sul contenzioso delle commissioni tributarie, evidenzia che più di una causa su tre è in attesa di giudizio da un periodo superiore ai tre anni; di questi uno su 10 attende la sentenza da più di 5 anni. Su un totale pari al 37,1% degli atti pendenti al 31 dicembre 2016, il 27,4% degli atti è giacente da più di 2 anni e meno di 5 mentre il 9,7% attende da oltre 5 anni. Al 31 dicembre 2016 risultano 811 casi in attesa di giudizio da più di 15 anni; più della metà è fermo ancora al primo grado di giudizio (491 ricorsi).

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3 Aprile 2018