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Consultazioni, che succede ora

Consultazioni, che succede ora

cms_8871/corazzieri_quirinale_afp.jpgIl primo giro di colloqui esplorativi al Colle si è chiuso con un nulla di fatto. Senza intese tra le parti, il presidente Sergio Mattarella ha spiegato che è “utile qualche giorno di riflessione”. Per la nascita di un nuovo governo, insomma, serve ancora tempo. E la partita resta dunque aperta.

Mentre il Pd, per ora, resta alla finestra, e Berlusconi invoca un esecutivo senza “pauperisti e giustizialisti”, Salvini esclude “soluzioni temporanee e improvvisate”, aprendo la porta al M5S. I pentastellati, dal canto loro, cercano invece il dialogo solo con Lega o Pd. Ma che succede ora? Quali saranno le principali scadenze da rispettare?

Poche le certezze sui nuovi scenari che andranno a delinearsi, molte le incognite. Perché prima di procedere con un mandato esplorativo o un incarico, Mattarella prenderà qualche giorno di tempo lasciando il campo libero agli schieramenti per tentare nuovi confronti.

Solo una volta concluso il secondo round di consultazioni, al via la settimana prossima, “per ascoltare le opinioni dei partiti e verificare se è maturata qualche possibilità” che ieri non è emersa, capiremo se ci saranno le condizioni per formare un governo.

IL SECONDO ROUND – Il primo appuntamento nell’agenda istituzionale è il secondo giro di consultazioni, che il capo dello Stato avvierà la settimana prossima e che non ha ancora una data ufficiale. Mattarella ha solo annunciato “qualche giorno di riflessione” affinché i partiti verifichino “le possibili soluzioni per dar vita a un governo”. Ma le nuove consultazioni potrebbero prendere il via già a metà della settimana prossima, tra mercoledì e giovedì.

Il secondo round non è un rituale bizantino, ma, come ha spiegato Mattarella, “ha lo scopo di individuare, di fare emergere, in base agli articoli 92 e 94 della nostra Costituzione, una composizione di un governo che abbia il sostegno della maggioranza del Parlamento”. Di permettere cioè al Capo dello Stato di individuare una personalità che possa essere nominato a capo di un governo, in grado di ottenere la fiducia da una maggioranza alle Camere.

IL DEF – Tra le principali scadenze da tenere in considerazione c’è il Def, il Documento di economia e finanza, che va presentato entro il 10 aprile dal Consiglio dei ministri e poi, una volta approvato dal Parlamento, deve essere trasmesso a Bruxelles entro il 30 aprile. Stavolta però, il governo uscente potrebbe aspettare almeno due settimane prima di presentarlo in Parlamento.

Secondo quanto reso noto fonti di Palazzo Chigi, qualora si andasse verso la formazione di un nuovo esecutivo, sarebbe più logico che a presentare il Documento fosse il nuovo governo. Un’ipotesi che sarebbe circolata dallo stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che sul tema avrebbe in corso contatti con i presidenti delle Camere e i leader dei principali partiti. Nel caso in cui la crisi si protraesse oltre le 2-3 settimane, sarebbe il governo Gentiloni a presentare il Def, in questo caso, a politiche invariate.

LA COMMISSIONE SPECIALE ALLA CAMERA – Altra data da segnare sul calendario è quella del 10 aprile, quando alla Camera si voterà per la Commissione speciale che esamina gli atti urgenti del governo, tra i quali il Def. Al Senato, l’organo si è già costituto, con l’elezione del senatore Vito Crimi (M5S) alla presidenza della Commissione speciale di Palazzo Madama, mentre l’aula della Camera è convocata martedì 10 aprile alle 15.

L’ELEZIONE DEL GIUDICE COSTITUZIONALE – La prossima settimana il Parlamento dovrebbe riunirsi in seduta comune per l’elezione di un giudice della Consulta e di due componenti di nomina parlamentare del Csm. Vanno eletti anche i componenti di nomina parlamentare della Corte dei Conti (2), del consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa (2) e due del consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

Iva carburanti, stop al cash dal benzinaio

cms_8871/benzina_diesel_mano_ftg.jpgStop al cash dal benzinaio per poter detrarre le spese. Dal primo luglio prossimo, per i soggetti titolari di partita Iva, scatta l’obbligo di pagamento degli acquisti di carburanti e lubrificanti con le modalità diverse dal contante al fine di poter detrarre l’imposta e dedurre le spese derivanti dall’acquisto. I costi relativi a benzina e diesel infatti – secondo quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018 – diventeranno deducibili solo se sostenuti tramite carte di credito, carte di debito o carte prepagate. E non solo. Un provvedimento diffuso dall’Agenzia delle entrate determina gli ulteriori mezzi di pagamento per l’acquisto di carburanti e lubrificanti idonei a consentire la detraibilità Iva e la deducibilità della spesa da parte dell’operatore Iva.

Nella lista degli strumenti di pagamento consentiti vi sono, oltre alle carte di credito/debito e prepagate, bonifico bancario o postale, assegni, addebito diretto in conto corrente, oltre naturalmente alle carte di credito, al bancomat e alle carte prepagate. Per preservare l’operatività attuale, il provvedimento dell’Agenzia delle entrate specifica, inoltre, che per l’acquisto dei carburanti è possibile continuare a utilizzare le cosiddette carte carburanti, cioè quelle carte che vengono rilasciate agli operatori Iva dalla compagnia petrolifera a seguito di specifici contratti di netting, che consentono il pagamento in un momento diverso rispetto alla cessione. Sono valide anche le carte (ricaricabili o meno) e i buoni, che permettono alle imprese e ai professionisti di acquistare esclusivamente i carburanti e lubrificanti (con medesima aliquota Iva). L’uso di questi strumenti è possibile solo se i pagamenti vengono effettuati in una delle modalità previste dal provvedimento stesso.

Muore a 4 anni per otite

cms_8871/pronto_soccorso_fg_(1).jpgMuore a 4 anni per un’otite. La bimba – deceduta ieri pomeriggio agli Spedali Civili di Brescia – era arrivata al pronto soccorso, il 31 marzo scorso, già in gravi condizioni: da una banale infiammazione era infatti insorto un ascesso della fossa cranica posteriore, che è stato poi la causa del decesso, come appurato dai chirurghi che l’hanno operata. E’ quanto apprende l’Adnkronos Salute da fonti ospedaliere.

La struttura sanitaria, come previsto dalla normativa, ha comunicato le informazioni sul caso alla Procura, che sta valutando se procedere con l’autospia.

PROFILASSI – L’ospedale precisa che non è necessario alcun tipo di profilassi per le persone che sono state a contatto con la piccola, non essendoci alcun rischio di contagio.

I genitori della bambina hanno deciso di donare i suoi organi, per cui fegato e reni sono stati già espiantati e andranno a tre diversi bimbi.

TASK FORCE – Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “ha disposto l’invio della task force presso le strutture coinvolte per accertare quanto accaduto”.

“Della task force – annuncia il dicastero in una nota – fanno parte, tra gli altri, esperti dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) carabinieri del Nas e ispettori del ministero della Salute”.

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7 Aprile 2018