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Conte da Trump, Bremmer: “Ecco i punti sul tavolo”

Conte da Trump, Bremmer: “Ecco i punti sul tavolo”

cms_9830/Ian_Bremmer_credit_Richard_Jopson.jpgMigranti e Libia sono i temi su cui Italia e Stati Uniti hanno maggiori margini di cooperazione, l’Iran potrebbe invece essere un punto dolente, come il rapporto con la Russia, ma per via delle resistenze interne nell’amministrazione americana. Ian Bremmer, fondatore e presidente del think tank Eurasia Group, parla della visita di lunedì a Washington del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sarà ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump a meno di due mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi.

Alcuni osservatori sostengono che Trump potrebbe utilizzare Conte – premier che si definisce orgogliosamente populista – per indebolire l’Ue. “E’ vero fino a un certo punto – dice Bremmer in un’intervista con l’Adnkronos – Il governo italiano sta certamente mettendo più pressione sulla cancelliera Angela Merkel, facendolo sentire più forte sul tema della migrazione e dell’equilibrio di bilancio”. Tuttavia, è la previsione del politologo autore dell’ultimo “Noi contro di loro: il fallimento del globalismo”, “la coalizione tra Lega e M5s non è così forte e non durerà così a lungo”.

“Questo governo, tra l’altro – continua – non sta perseguendo l’uscita dall’euro e anche se lo facesse, cosa che al momento è inverosimile, il sostegno che avrebbe dagli Stati Uniti non sarebbe sufficiente per compensare il caos economico che provocherebbe all’Italia”.

Per quanto riguarda le possibilità di cooperazione tra l’amministrazione Trump ed il governo italiano, Bremmer sottolinea anzitutto come i due Paesi “si lamentino del surplus commerciale della Germania, ma le loro idee su come affrontarlo sono molte diverse: Roma vuole un riequilibrio all’interno dell’eurozona, con la Germania che spende di più sia in casa che attraverso la creazione di una sorta di unione di bilancio, l’amministrazone americana invece insiste sul commercio, con una strategia che, se ci sarà un’escalation, colpirebbe tutta l’Ue, inclusa l’Italia”.

A parte questo, secondo il presidente di Eurasia Group, tra Roma e Washington “c’è spazio per la cooperazione sulla sicurezza relativamente alle questioni migratorie e al sostegno militare diretto ed al coordinamento degli sforzi diplomatici sulla Libia”. E poi, sottolinea, “sia Tump che il nuovo governo italiano vorrebbero anche un miglioramento delle relazioni con la Russia, ma il resto dell’amministrazione Trump al momento lo sta limitando”.

Piuttosto, Bremmer vede nell’Iran “un punto di contesa da non sottovalutare” tra Italia e Stati Uniti: “L’Italia ha investito fortemente nella Repubblica islamica ed è stato uno dei principali sostenitori dell’accordo sul nucleare, per cui ha molto da perdere con le sanzioni americane: Trump sembra aver preso una decisione, è difficile credere che Conte riuscirà laddove Merkel e Macron hanno fallito”.

Il politologo dà infine un giudizio sull’operato del governo italiano a quasi due mesi dall’insediamento. “Siamo ancora in modalità, ’aspettiamo e vediamo’, le questioni più bizzarre del programma che avevano provocato le turbolenze sui mercati non sono mai entrate nell’accordo finale della coalizione”. “Più in generale – osserva – il governo si sta sforzando di mantenere un tono moderato sulla politica economica (mentre è più aggressivo, almeno pubblicamente, sull’immigrazione) soprattutto su iniziativa del ministro dell’Economia Giovanni Tria: questo ha in qualche modo rassicurato i mercati”.

Ciò premesso, chiosa Bremmer, “prevediamo ancora uno scontro tra Roma e la Commissione europea in autunno sul bilancio per il 2019, che probabilmente influirà in modo negativo sul sentimento degli investitori. La grande questione è quanto il governo intenda spingere sulle regole di bilancio Ue e quanto sia disposto ad attuare quello stimolo fiscale molto ampio che entrambi i partiti hanno promesso durante la campagna elettorale davanti alle crescenti pressioni dei mercati”.

USA FRONTIERE:”Abusi sessuali nei centri per bimbi migranti”

cms_9830/usa_frontiera_afp.jpgVi sono state almeno 125 denunce di abusi sessuali negli ultimi cinque anni nei centri dove vengono ospitati i minori migranti. E’ quanto rivela un’inchiesta condotta da Propublica, associazione di giornalismo investigativo, che ha scoperto denunce di liti all’interno dei centri e di bambini scomparsi.

Appellandosi al Freedom of Information Act, ProPublica ha ottenuto i documenti relativi a 70 dei circa 100 centri gestiti dall’Ufficio per i rifugiati, agenzia che dipende dal dipartimento della Sanità. Documenti che si riferiscono anche agli anni dell’amministrazione Obama, a partire dal 2014.

Questi centri sono al centro dell’attenzione della stampa americana da quando, nei mesi scorsi, hanno iniziato a riempirsi non solo di minori effettivamente arrivati soli al confine ma anche di bambini, persino neonati, che sono stati tolti ai genitori dalla polizia di confine in applicazione della politica di tolleranza zero varata dall’amministrazione Trump che prevede l’arresto di chiunque tenti di entrare negli Stati Uniti senza documenti.

Tornado di fuoco in California

cms_9830/california_incendi_1_afp.jpgContinua a bruciare la California settentrionale, dove gli incendi che stanno devastando la contea di Shasta hanno messo in fuga migliaia di persone. I roghi sono alimentati dai forti venti che formano dei “tornado di fuoco” in grado di sradicare gli alberi e rovesciare le automobili sulle strade.

Gli incendi, riportano i media locali, hanno già distrutto almeno 500 strutture e minacciano migliaia di abitazioni. Due vigili del fuoco sono morti mentre erano impegnati a lottare contro le fiamme, mentre circa 38mila residenti della zona sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni.

Gli incendi sono iniziati lunedì e si sono propagati su una superficie di 194 chilometri quadrati, un’area più vasta di quella della città di San Francisco. Si tratta, secondo gli esperti, del peggiore inizio della cosiddetta stagione degli incendi, negli ultimi 10 anni.

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29 Luglio 2018