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Conte: “Evitare procedura interesse di tutti”

Conte: “Evitare procedura interesse di tutti”

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Continua la trattativa con l’Europa sulla manovra perché evitare l’infrazione “è interesse di tutti”. A dirlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che a margine del G20 ha spiegato che la fiducia sulla legge di bilancio “al momento non è scontata, è l’estrema ratio per qualsiasi provvedimento. In Parlamento stanno lavorando alacremente e la fiducia si decide solo all’ultimo e quando necessario”. “L’obiettivo – ha continuato il premier dopo un incontro con il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker – è evitare la procedura, è interesse dell’Italia e interesse dell’Europa“. E alla domanda se si sia parlato del 2%, Conte replica: “Non abbiamo parlato di numeri finali”.

Con la Commissione Ue sulla manovra, ha poi ribadito in chiusura del vertice, “c’è un negoziato in corso” e si stanno compiendo “passi in avanti” e valutando una serie di soluzioni. “Sono molto parco nel raccontare quello che ci stiamo dicendo, per ovvie ragioni: è un negoziato in corso – ha spiegato Conte – la riservatezza è d’obbligo anche perché stiamo lavorando a delle ipotesi che fino a quando non si concretizzeranno e non assumeranno la veste della finale soluzione condivisa da parte della Commissione europea e del governo italiano non ha senso che anticipi alcunché”.

“E’ chiaro – ha aggiunto comunque il premier – che ogni incontro che facciamo si compiono dei passi avanti. Questa mattina abbiamo fatto colazione con il ministro Tria, con il presidente Juncker e con Moscovici e parte dello staff tecnico. Stiamo lavorando, oltre che ad una cornice più generale, politica, per valutare tutti i passaggi che ci aspettano; anche a soluzioni concrete”.
“I rispettivi staff tecnici stanno lavorando quotidianamente e continueranno a farlo anche in questa settimana e confidiamo di aggiornarci nei prossimi giorni – ha spiegato – per verificare la plausibilità di alcune soluzioni tecniche”. Conte ha poi spiegato che i rapporti con gli altri partner europei sono “di massima cordialità e serenità. Seguono con attenzione questa negoziazione, sono desiderosi di conoscerne l’esito, ma nel rispetto delle reciproche prerogative, nazionali del governo e della Commissione, auspicando tutti che ci sia una soluzione condivisa”.

Con l’Unione europea, continua, “siamo sulla medesima barca, bisogna approdare ad una terra ferma”, spiega ancora Conte, che ribadisce come siano “ragionevoli e non azzardate” le previsioni di crescita indicate nella manovra. Una procedura di infrazione, ha spiegato Conte, non conviene né all’Italia né all’Europa, “perché l’Italia non si pone contro l’Europa“, ma “è parte integrante di un ordinamento europeo di cui siamo un Paese fondatore. Allo stesso modo non conviene all’Unione europea che non è altro dall’Italia”. Le previsioni economiche, ha spiegato ancora, “è vero che hanno suscitato qualche perplessità in alcuni ambienti, anche europei, ed è la ragioni per cui per arrivare ad una soluzioni condivisa con la Commissione europea stiamo rinforzando quelle che sono le prospettive di crescita con alcuni interventi, alcune misure destinate a rendere ancora più solida questa parte della nostra manovra”.

“Vorrei poi ricordare che sarebbe stato per noi facile concepire una manovra economica, alla luce dell’eredità ricevuta dai precedenti governi, aumentando l’Iva per esempio. Quando ci siamo seduti intorno ad un tavolo per iniziare ad impostare una manovra, ci siamo ritrovati con un carico di 12 miliardi e mezzo per il 2019 per l’Iva. Quindi il fatto di non aumentare l’Iva e di farci carico di questo pesante fardello economico, è stato uno degli elementi che abbiamo considerato proprio per favorire la crescita, per evitare che il Paese potesse prendere una spirale che si prefigurava di recessione”.

Manovra, quanto costerà alle imprese

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Nel 2019 l’applicazione del disegno di legge di Bilancio comporterà alle aziende italiane un aggravio di gettito di 6,2 miliardi: di cui 4,5 miliardi circa in capo alle imprese non finanziarie e quasi 1,8 miliardi a carico di banche e assicurazioni. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che è giunto a questi risultati dopo aver misurato gli effetti fiscali sulle imprese di ogni singolo articolo presente nel disegno di legge di Bilancio.

Ebbene, dice l’associazione degli artigiani, tra nuove misure che appesantiranno la tassazione, la rimozione/differimento di altre che avrebbero dovuto essere applicate e l’introduzione di novità che invece alleggeriranno il prelievo, nel 2019 le imprese italiane subiranno un incremento di gettito di 6,2 miliardi di euro. Le cose, invece, andranno meglio nel 2020, quando la crescita del prelievo si ridurrà a soli 374 milioni di euro, per cambiare completamente segno nel 2021, quando il sistema delle imprese, le banche e le assicurazioni beneficeranno di una diminuzione del prelievo fiscale per un importo di circa 1 miliardo di euro.

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“Il malumore che serpeggia tra il mondo delle imprese – dichiara il coordinatore dell’Ufficio Studi Paolo Zabeo – trova una parte di giustificazione nei risultati che emergono da questa ricerca. In campagna elettorale, in particolar modo al Nord, oltre al tema della sicurezza e allo smantellamento della legge Fornero, Lega e 5 Stelle hanno riscosso un forte consenso tra gli elettori perché si erano impegnati a tagliare pesantemente le tasse. Se con questa manovra e col decreto sicurezza una buona parte di questi impegni è stata mantenuta, sul fronte della riduzione delle imposte, invece, le aspettative, in particolar modo dei piccoli e medi imprenditori, sono state clamorosamente disattese”.

Nel 2019, riferisce la Cgia, la pressione fiscale è destinata ad attestarsi al 41,8 per cento. Tuttavia, questa previsione potrebbe salire in caso di crescita del Pil inferiore al valore programmato. “Certo – segnala il segretario della Cgia Renato Mason – con la legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera è stata introdotta la flat tax a favore dei lavoratori autonomi con ricavi inferiori a 65mila euro all’anno. Nonostante ciò, nel 2019 l’alleggerimento fiscale sarà di soli 331 milioni di euro. Un piccolo passo nella giusta direzione che, comunque, rimane ancora del tutto insufficiente, anche se a regime il risparmio di imposta sarà di 1,3 miliardi di euro”.

Va comunque ricordato che con la manovra 2019 è stato sterilizzato l’aumento dell’Iva per un importo di 12,6 miliardi di euro. Se ciò non fosse avvenuto, l’incremento delle aliquote non avrebbe avuto effetti diretti sulle imprese, anche se, molto probabilmente, i consumi sarebbero diminuiti ulteriormente, condizionando negativamente i ricavi, in particolar modo, dei lavoratori autonomi, degli artigiani e dei piccoli commercianti che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie.

Dall’analisi dei singoli articoli emerge che nel 2019 la misura più negativa per le imprese è l’abrogazione dell’Iri (nuova imposta sui redditi delle società di persone con aliquota al 24 per cento) che, dopo una serie di slittamenti avvenuti nella scorsa legislatura, doveva entrare in vigore l’anno prossimo. La mancata introduzione di questa nuova imposta non consentirà a queste piccole imprese in contabilità ordinaria di ridurre il carico fiscale per un importo di quasi 2 miliardi di euro (art. 82).

Le grandi imprese, invece, subiranno un aggravio di gettito importante, a seguito del differimento sia della deducibilità delle quote di ammortamento relative al valore dell’avviamento (art. 87), sia della deducibilità delle riduzioni del valore dei crediti e altre attività finanziarie (art. 85). Se la prima misura costerà alle aziende 1,3 miliardi di euro, la seconda, invece, quasi 1,2 miliardi.

Anche le banche e le assicurazioni subiranno una forte stangata che rischia di “riversarsi” su correntisti e investitori. Il differimento dal 2018 al 2026 della deducibilità della quota di perdite su crediti e svalutazioni relative agli anni precedenti comporterà un aggravio di gettito pari a 950 milioni (art. 83). Le assicurazioni, inoltre, vedranno aumentare la misura dell’acconto dell’imposta da versare all’erario per un costo di 832 milioni di euro (art. 84).

’Sarai giustiziato’, minacce a Salvini

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cms_11026/lettera_salvini.jpgLa busta ha solo il timbro, ma non il mittente. Viene da Bologna. “Letterina di minacce, soprattutto alla grammatica italiana, arrivata al Ministero…” denuncia in un post su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini, mostrandola in una foto. In un italiano stentato si legge: ci sono “tre albanesi puntati su di te, sarai giustiziato”. Il vicepremier, comunque, non si ferma.

“Si tira dritto, baci e abbracci!” scrive, dando appuntamento a “sabato prossimo, 8 dicembre alle 11 a Roma in piazza del Popolo risponderemo con i sorrisi di un mare di italiani perbene!”.

Sciame sismico sul Vesuvio

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Uno sciame sismico di bassa intensità ha interessato l’area del Vesuvio ieri mattina. Le scosse si sono concentrate in particolare tra le ore 8 e le 12, con magnitudo molto bassa tranne quella delle 10.11 che ha raggiunto la magnitudo 2 con epicentro a 1,52 km di profondità. Le scosse rientrano nella normale attività del vulcano e non sono stati registrati danni a cose o persone.

Addio a Ennio Fantastichini

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Stroncato da una grave emorragia cerebrale dopo una lunga malattia l’attore Ennio Fantastichini. Aveva 63 anni ed era ricoverato da alcuni giorni in rianimazione all’ospedale Federico II di Napoli. Originario della provincia di Viterbo, nel Gallese, Ennio Fantastichini debuttò adolescente in un’opera di Beckett. Da quel giorno la sua passione per la scena non ha conosciuto ostacoli. Una carriera tutta in salita che, dopo i corsi di recitazione all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, lo vedono protagonista nel cinema e nel teatro, ma anche alla tv. “La mia mina vagante se n’è andata.. L’ho amato lo amo lo amerò sempre. Il cinema ha perso un grande attore .. Io ho perso tante cose un amico..un fratello..”, il commosso commento su Twitter del regista Ferzan Ozpetek.

Fantastichini ha lavorato con Gianni Amelio (’Porte aperte’), Ferzan Ozpetek (’Saturno contro’ e ’ Mine vaganti’), con Paolo Virzi (’Ferie d’agosto’) e Peter Greenaway (Ripopolare la reggia’), Marco Risi (’Fortapasc’). Numerosi i premi e i riconoscimenti per le sue interpretazioni sul grande schermo. In particolare per le ’Porte’ di Amelio accanto a Gian Maria Volonté (Ciak d’oro 1991, Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista, Premio Felix 1991, l’European Film Awards come scoperta dell’anno), ma ha ricevuto anche un David di Donatello come migliore attore non protagonista per ’Mine Vaganti’ nel 2010.

Anche la tv fu, per l’attore scomparso, un palcoscenico ideale dove confrontarsi con personaggi diversissimi tra loro. Dalla ’Piovra 7’, all’interpretazione dell’anarchico Bartolomeo Vanzetti in ’Sacco e Vanzetti’, sino al perfido aristocratico Raniero ne ’La freccia nera’. L’ultima apparizione, alcuni mesi fa, nel ’Principe libero’, dedicato a Fabrizio De Andrè. Indimenticabile nei panni di Giovanni Falcone nel film di Tavarelli consacrato a Paolo Borsellino.

Il teatro era un suo luogo di predilezione. L’ultima apparizione diretto da Giorgio Barberio Corsetti che lo volle come protagonista del suo ’King Lear’. Padre dolente, rassegnato, disperato dinanzi all’ingratitudine delle figlie, ad un destino avverso. La caduta dell’uomo, l’impossibilità di uscire dal drammatico ingranaggio del potere. ’’Solo Ennio Fantastichini avrebbe potuto interpretare il mio ’King Lear – ha dichiarato all’Adnkronos Giorgio Barberio Corsetti – Aveva una capacità unica e straordinaria di saper comunicare, con il suo corpo, con la sua voce, contemporaneamente il riso e il pianto, il comico e il tragico’’.

’’Tutti noi amici – continua – sapevano che Ennio stava male da tempo. Ma si era ripreso ed avevamo la speranza che potesse farcela’’.

E ha ancora aggiunto: ’’Ci siamo conosciuti giovanissimi, Ennio aveva forse 16 anni. In tutti questi anni ci siamo incontrati, persi e poi ritrovati. Sempre con il desiderio di poter lavorare insieme. Come è accaduto al Teatro Argentina di Roma. Solo Ennio avrebbe potuto vestire i panni di ’King Lear’ – ha proseguito Giorgio Barberio Corsetti – Sapeva essere al contempo dolente e ironico. Sapeva esprimere il pianto e il riso. Aveva straordinarie corde al suo arco ed era un attore e un amico unico’’.

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2 Dicembre 2018