“Chiamatemi Mimì”

Intervista a Marco Morandi di Elisabetta Ruffolo (giornalista)

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cms_19105/1v.jpg“Chiamatemi Mimì” scritto da Paolo Logli, dopo aver inaugurato la seconda edizione di “Estate al Wood” al Parco Avventura di Fregene, prosegue la tournée e dopo le varie tappe estive, sabato 19 alle ore 20,30 sarà alla Galleria Sciarra di Roma.

Un omaggio a Mia Martini con Claudia Campagnola e Marco Morandi superbo alter ego al maschile di Mia Martini. Non è da meno la Campagnola che racconta la vita di Mimì tra alti e bassi, maldicenze e tanta solitudine.
E’ stato molto impegnativo fare una cernita tra tutto ciò che ha fatto Mia Martini. Come Re Mida tutto ciò che toccava, diventava oro. Uno scricciolo che era diventata una Grande Artista con la sua voce da usignolo.

La sua carriera era decollata grazie all’appoggio della mamma che l’accompagnava nelle Case discografiche per fargli ascoltare i pezzi, in tempi in cui non c’erano Youtube e XFactor.

Morandi-Campagnola ne hanno fatto un eccellente tributo che ben presto si è trasformato in un viaggio nella sua anima pura. Mimì era dolce, si fidava di tutti, eppure le maldicenze non l’hanno risparmiata ma non sono riuscite a spegnere il fuoco sacro dell’Arte che era insito in lei.

Una vita altalenante tra successi, sogni, premi, amori e delusioni ma alla fine lei decise di “uscire di scena”.
Quella notte si è fatta cullare dalla Musica per arrivare al Cielo che l’ha accolta tra le sue braccia per continuare ad ascoltarla nel silenzio dell’Altrove.

Quella musica che l’aveva fatta arrivare nell’Olimpo delle stelle e che risuona in tutto lo spettacolo, da Minuetto a Gli uomini non cambiano.

Uno spettacolo che racconta la Mimì più intima, quella vera che solo pochi conoscevano.

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Hai dichiarato “Mia è di tutti”! Perché?

Come Artista Mia ha lasciato in eredità moltissime canzoni, un’eredità molto forte a livello musicale e che la colloca nella Cultura a tutto tondo.


Com’è nata l’idea dello spettacolo e la scelta di fare interpretare Mia da una voce maschile?

E’ uno spettacolo che è nato in quarantena e c’è stata l’esigenza di trovare qualcosa di nuovo e insieme alla mia collega Claudia Campagnola abbiamo deciso di darle voce tramite un uomo. Abbiamo visto che il pubblico si concentra prevalentemente sulle canzoni e non viene deviato dal confronto tra la cantante e l’attrice che sarebbe stato ingiusto a priori. Confrontarsi con Mia Martini sembrava una sfida persa in partenza.

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Per Mia Martini cantare era vivere. Per te cos’è?

E’ un modo per esprimermi con sincerità ed è un mezzo con il quale comunico meglio.

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Che ricordi hai di lei?

L’arrabbiatura che presi nel 1989 quando alla fine di Sanremo lei non arrivò tra i primi tre con “Almeno tu nell’Universo”. Scattai dalla poltrona e cominciai ad urlare come se fosse una partita di calcio e la squadra avversaria aveva fatto goal.

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“Non si raggiunge il successo senza correre rischi”. Che ne pensi?

Non c’è dubbio perché spesso il successo è essere innovativi, fare qualcosa che nessuno ha mai fatto perché ci vuole coraggio per fare delle cose nuove.

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Hai altri progetti?

Siamo in un periodo difficile, ci sono dei segni di ripresa ma anche altri che non promettono nulla di buono. Siamo tutti in attesa. Probabilmente oltre a questo riproporremo “Chi mi manca sei tu” su Rino Gaetano che è l’altra mia grande passione.

(foto V.Faccini & R.Celi - si ringrazia)



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