“GIU’ LE MANI DALLA GIOCONDA”!

Il sì del ministro Nyssen all’arte itinerante

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Tutti conoscono l’enigmatico “mezzo sorriso” della Monna Lisa, ma solo pochi fortunati hanno potuto osservarlo da vicino. Oggi più che mai, il rendez-vous tanto agognato dagli appassionati d’arte sembra essere destinato a realizzarsi pur senza far tappa al museo del Louvre (Parigi), attuale “residenza” della creazione del Da Vinci. L’aristocratica e sensuale signora - sulla cui identità si sono spesi fiumi d’inchiostro - potrebbe infatti far visita a un’altra sede dello stesso museo, ubicata a Lens, nel nord della Francia. Un viaggio piuttosto breve, dunque, che ha subito incontrato l’approvazione del Ministro della Cultura francese Françoise Nyssen, contro il divieto da parte dello stesso direttore del Louvre, Jean-Luc Martinez, e le proteste dell’infuriato popolo parigino.

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I cittadini di Lens chiedono alla sede centrale di poter accogliere temporaneamente alcune delle opere più pregiate, per godere dello stesso lustro riservato a Parigi. Già all’inaugurazione della succursale, avvenuta il 4 dicembre 2012, si presagiva che la stessa potesse tristemente trasformarsi in uno sterile “deposito” di opere secondarie. Il desiderio di ospitare nella propria città i pezzi artistici più noti ha travolto persino i tifosi della RC Lens, la squadra di calcio cittadina, che durante un incontro hanno sventolato dalla tribuna un grande striscione raffigurante la Monna Lisa. Una “dichiarazione” in piena regola, che deve aver fatto breccia nel cuore del ministro della Cultura: “Non vedo perché bisogna confinare questi capolavori - ha infatti dichiarato la Nyssen - se facciamo attenzione alla loro conservazione e a ciò che rappresentano per il mondo intero. Perché l’offerta culturale dev’essere confinata a certi luoghi e non invece accessibile a tutti? A tal proposito, stiamo studiando la possibilità di un grande tour itinerante”. Il ministro ha promesso che organizzerà un incontro con il responsabile del Louvre, nella speranza di persuaderlo a lasciar andare, seppur per un breve lasso di tempo, quello che certamente considera il più prezioso dei tanti “gioielli” di cui il polo museale dispone.

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Le perplessità del direttore, spalleggiato da un team di esperti, sono legate principalmente a fattori di sicurezza: l’opera, che non è dipinta su tela ma su una sottile tavola di pioppo, potrebbe risentire degli spostamenti, deteriorandosi. Pare che lo strato di legno abbia già subito una leggera incurvatura, oltre ad alcuni segni di cedimento intorno all’occhio destro dell’affascinante figura. Sembra quasi che la Gioconda voglia adeguarsi ai ritmi biologici dei comuni mortali, lasciando che i primi segni del tempo le solchino il viso senza sapere che, qualunque cosa accada, la sua bellezza resterà ineguagliabile nei secoli. Il ministro assicura la massima attenzione nei confronti del prezioso dipinto, il quale, in caso di trasferimenti, finirà certamente nelle mani di tecnici esperti ed accorti. Non sarà facile convincere i vertici del museo, che hanno disposto la tavola in un’apposita teca trasparente e non l’hanno mai spostata – neanche da una stanza all’altra, per le esposizioni speciali dedicate a Leonardo! – proprio per preservarla da qualsiasi danno; tuttavia, c’è da considerare che l’opera ha già affrontato altri viaggi, trasferendosi momentaneamente a New York, Tokyo e Mosca. L’assenza di precedenti che facciano presagire sciagurate alterazioni potrebbe far protendere verso una risposta positiva per quanto riguarda l’ipotetico tour suggerito dalla Nyssen.

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Altro fattore che di certo impensierisce Jean-Luc Martinez è il rischio furti: il museo di destinazione dovrebbe come minimo accollarsi il pagamento di un’esosa polizza assicurativa, come garanzia preventiva contro eventuali saccheggi nel corso degli spostamenti. Questa possibilità rimanda a una “consolazione” più o meno rassicurante: 107 anni fa, la Gioconda fu trafugata non durante uno dei suoi viaggi, bensì quando si trovava nella sua collocazione “naturale”, il Louvre di Parigi. Fu il decoratore italiano Vincenzo Pietro Peruggia, nel 1911, a tentare il colpo con l’intento di vendere la tavola alla Galleria degli Uffizi. L’opera fu ritrovata solo dopo due anni, grazie a una lettera fittizia dell’allora responsabile del Louvre, il quale si finse interessato all’acquisto del pezzo. Il colpevole, godendo dell’attestazione di infermità mentale e dell’insana solidarietà dei suoi connazionali - convinti che il suo gesto fosse stato dettato, come lui stesso sosteneva, da un profondo amor di patria - fu condannato a solo un anno e quindici giorni di detenzione.

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La prospettiva delineata dalla Nyssen potrebbe riaccendere le speranze di coloro che invocano il ritorno in Italia della tavola, reputando ingiusta la forzata “detenzione” da parte della capitale francese. Qualcuno ancora si interroga sul perché l’opera si trovi nello Stato d’oltralpe, sebbene il suo autore fosse di nazionalità italiana. Tutta colpa dei 4000 ducati d’oro con cui il re di Francia Francesco I - per lungo tempo magnate del Da Vinci, nella cui corte l’artista trascorse uno dei periodi più sereni della sua vita – acquistò il dipinto, forse presagendo lo sconfinato valore che avrebbe assunto da lì a poco.

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Che la Gioconda possa giungere in Italia o in altri Paesi, l’inaugurazione di un ciclo di “arte itinerante” potrebbe condurre verso una vera e propria rivoluzione di un ambito culturale che, per la sua staticità apparente, è da sempre ad appannaggio di pochi “eletti”. Solo coloro che godono di buone possibilità economiche, infatti, riescono a metter piede in un museo e a deliziare lo sguardo con ciò che di più grande l’uomo ha saputo creare; questo vale ancor di più per le opere che sono conservate all’estero, la cui fruizione richiede di dover sostenere lunghi viaggi e soggiorni non sempre economici. Compatibilmente con le necessarie precauzioni tecniche e logistiche, dovrebbe essere garantito a tutti – senza distinzioni di ceto e nazionalità – il diritto a colorare la propria vita con le mille sfumature dell’arte, “scuotendo dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni” (Pablo Picasso).

Federica Marocchino

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