“MALATI DI PAURA”: QUANDO LA DISCRIMINAZIONE E’ DIETRO L’ANGOLO

In Italia, l’emarginazione dei soggetti con patologie mentali è ancora un problema

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“Assomiglio a un delfino: per parlare con me devi imparare il mio linguaggio. Nessuno mi vuole, non ho neanche un amico con cui fare qualche tiro a pallone. Ora sono io a chiedere aiuto”: queste le parole di Michele, ragazzo autistico di Grosseto che ha deciso di scrivere una lettera al Tg5 per denunciare la condizione di profondo disagio che da troppo tempo è costretto a vivere. A 15 anni, la sua scrittura è simile a quella di un bambino, ma le frasi e i disegni messi nero su bianco con l’aiuto dei genitori sono sufficienti a descrivere con toccante e autentica accuratezza il suo mondo. Il disturbo che lo affligge fin dalla tenera età non gli impedisce di coltivare le sue passioni, sognando un futuro pieno di piccoli, grandi traguardi: “Sono alto 1.82, tutti mi dicono che sono una pertica – scrive con fierezza – Sono bravo a correre e saltare con le mie lunghe gambe, da grande vorrei fare atletica. Aiuto anche il mio babbo a fare piccoli lavoretti: datemi un cacciavite e non ve ne pentirete”. Sono l’indifferenza e l’immotivata paura dei suoi coetanei a incombere sulla sua serenità: “Vorrei avere qualche amico con cui andare a pattinare, a mangiare una pizza o un gelato, a fare una passeggiata” sostiene disperato.

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Michele non è bravo a comunicare con gli altri, ma è disposto a condividere i propri interessi con qualcuno che comprenda la sua diversità: “Vorrei che qualcuno insegnasse ai ragazzi a comunicare con me, anche solo per chiacchierare. Magari un progetto scolastico potrebbe aiutarmi”. Come lui, tanti altri bambini e adolescenti affetti dal suo stesso disturbo vivono una condizione di profondo isolamento, una solitudine forzata che non deriva solo dalle loro scarse capacità comunicative. E’ la società a porre dei veti: la malattia mentale fa ancora paura, quasi fosse un incurabile e contagioso male. Fin dalle prime interazioni sociali, si impara – dai propri genitori e persino dagli educatori – a evitare il “diverso”, a preferire la rassicurante normalità di chi, per sua fortuna, non ha mai avuto a che fare con il disagio psichico. Eppure, Michele avrebbe tanto da trasmettere ai suoi compagni, se solo qualcuno insegnasse loro a coinvolgerlo nelle attività di gruppo: ha imparato a pattinare e sta frequentando un corso di circo, è bravo a smontare qualsiasi oggetto ed è incredibilmente ordinato, tanto che lui stesso sostiene di poter lavorare in un supermercato, curando con maniacale attenzione la disposizione della merce sugli scaffali. L’autismo non lo rende semplicemente “diverso” o “malato”, bensì incredibilmente speciale. Nessun 15enne sarebbe stato in grado di lanciare la propria richiesta d’aiuto con tanta dolcezza e naturalezza, senza vergognarsi di rivelare una verità scomoda, nascosta dall’ipocrisia della gente.

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La discriminazione serpeggia lungo tutto la Penisola: da nord a sud, i portatori di anomalie neurologiche non hanno vita facile. Da Grosseto, ci spostiamo a Marotta di Fano, piccola cittadina nella provincia di Pesaro-Urbino. E’ una piacevole serata di ottobre: Susanna e suo marito stanno cenando in una pizzeria sul lungomare. Una crisi epilettica colpisce improvvisamente la donna, che cade dalla sedia perdendo conoscenza. In molti si avvicinano, prestandole soccorso; altri restano impietriti al proprio tavolo. La ristoratrice, visibilmente infastidita dall’accaduto e per nulla preoccupata dell’incolumità della donna, incarta le pizze che dovevano essere servite alla coppia e li invita a consumarle a casa, cacciandoli letteralmente dal locale. “Gente come voi dovrebbe restare a casa propria, senza andare in giro a spaventare la clientela degli onesti ristoratori. Qui le persone affette da epilessia non sono gradite” li rimprovera perentoriamente.

cms_7465/4.jpg“Numerosi altri casi di discriminazione sono stati segnalati alla Federazione Italiana Epilessie. Una ragazza che ha avuto un attacco epilettico mentre era alla fermata dell’autobus non ha ricevuto soccorso dai passanti ai quali ha chiesto aiuto. Diversi lavoratori, dopo essere stati colti da una crisi sul posto di lavoro, sono stati relegati in mansioni sempre più marginali, sino ad essere sospesi e poi licenziati. Innumerevoli studenti vengono sistematicamente esclusi dalla partecipazione alle gite scolastiche, con vari pretesti e un’unica verità: la scuola non intende farsi carico della gestione di uno studente con epilessia. E l’elenco potrebbe essere ancora molto molto lungo” commenta Rosa Cervellione, presidente della Federazione Italiana Epilessie. Gli epilettici, come gli autistici, vivono prigionieri del pregiudizio, di quegli stereotipi con cui la società ama tanto categorizzarli. Nell’immaginario collettivo, gli epilettici assumono le sembianze di mostri senza scrupoli, capaci di far del male a chiunque li circondi nel corso delle loro terribili crisi.

Vincere il muro dell’ignoranza (spesso mascherata da un denso strato di indifferenza e condita con un pizzico di ipocrisia) è la sfida più grande per coloro che sono affetti da disturbi mentali. Forse perché della loro malattia – specialmente nel caso di patologie come l’autismo, l’epilessia e la schizofrenia - si parla poco e male. Ciò che risulta sconosciuto, dunque potenzialmente incontrollabile e imprevedibile, è normalmente percepito come un pericolo. E’ la nostra natura: l’uomo, fragile creatura in un mondo pieno di insidie e predatori, necessita di un sistema di difesa che parta dal profondo, in grado di metterlo al riparo da tutto ciò che potrebbe causargli nocumento. Oggi, però, sappiamo che la paura si può sconfiggere con la forza della verità, della cultura e della consapevolezza. Se ciascuno di noi sapesse che gli autistici vantano un’intelligenza sopra la norma, e che gli improvvisi attacchi di un epilettico non costituiscono pericolo tangibile per coloro che gli stanno intorno, non esisterebbero discriminazioni. Basterebbe una corretta informazione a far comprendere a tutti, grandi e piccini, che la patologia mentale, seppur nel suo doloroso decorso e nelle difficoltà che comporta, può e deve essere considerata come una risorsa per la società. Molti dei tanto acclamati enfant prodige sono accomunati dalla presenza di marcati tratti autistici, ma ciò non impedisce loro di offrire il proprio contributo all’umanità: si dice che alcuni dei più grandi geni di tutti i tempi, da Isaac Newton ad Albert Einstein, passando per Socrate e Darwin, fossero affetti dalla famigerata e temuta Sindrome di Asperger. Anche gli epilettici non mostrano particolari deficit nell’intelligenza e possono raggiungere traguardi inaspettati se adeguatamente seguiti. Ad oggi, non ci è dato sconfiggere definitivamente disturbi di tale portata, ma è nostro dovere comprendere che la malattia non ha nulla di mostruoso o bestiale, e che tutto ciò che si discosta da una normalità solo relativa e convenzionale va difeso con forza. Perché, come scrive Michele concludendo la sua missiva, è l’indifferenza il male più contagioso e invalidante.

Federica Marocchino

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