“ORO NERO”: IL PROCESSO DEL SECOLO

Conseguenze e lascito del grande scandalo petrolifero

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L’operazione di indagine delle conseguenze di un evento è sovente molto delicata. Perché, molto spesso, la scintilla scocca da un elemento che non ha correlazione alcuna con l’argomento principale di discussione. Però, dal bagliore, divampa il fuoco della ricostruzione: parte un lavoro di filogenesi che porta a dissotterrare informazioni insabbiate ed elementi archiviati. Si ripercorrono le tappe dell’evento cardine e poi se ne analizza il lascito. Per il processo del secolo, per gli amici “Oro Nero”, le conseguenze sono quasi occulte ma si fanno sentire. Riassunto delle puntate precedenti: ENI e Shell hanno partecipato ad un’intricata operazione illegale per appropriarsi del giacimento petrolifero OPL-245. E nei tempi recenti il petrolio è diventato uno dei beni più ricercati e richiesti, quasi oggetto della discordia. Ma, come si suole dire in questi casi, “i panni sporchi si lavano in casa”. Quindi concentriamoci principalmente su ciò che riguarda il nostro Paese, lasciando gli altri protagonisti olandesi e nigeriani da parte.

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Lo scandalo è lontano nel tempo, ma ancor più distante – sia cronologicamente che, soprattutto e purtroppo, ideologicamente – è il cosiddetto “modello Mattei”. Enrico Mattei, storico imprenditore, è stato presidente dell’ENI dal 1952 – anno di fondazione – al 1963, quando morì a causa di uno strano incidente aereo. Negli anni ’60 la multinazionale italiana rivoluzionò il settore petrolifero, gestendo i giacimenti in cooperazione con i governi locali. Il primo presidente del cane a sei zampe, così, favorì lo sviluppo dei Paesi esportatori e portando al crollo dell’oligopolio allora esistente, appannaggio esclusivo di un ristretto numero di multinazionali e di colossi mondiali. Ora, invece, ENI e altri hanno posto come priorità quella di massimizzare i propri profitti; il caso OPL-245 ne è un ottimo esempio. L’accordo, risalente al 2011 e primo passo per l’appropriazione indebita del giacimento africano, con Shell e il Governo nigeriano furono la croce lapidaria sulle speranze di costituire una vera e propria industria locale dell’oro nero. Da ciò ne consegue che il petrolio sia ancora un bene di lusso, tanto prezioso quanto mortifero.

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Manca, però, un tassello a tutta la questione. Perché proprio la Nigeria? Con quasi un milione e mezzo di bari al giorno è il produttore principale di petrolio in Africa. Si stima, inoltre, che custodisca solo il 33% delle riserve minerarie mondiali. Ma, nonostante tutto, rimane una delle regioni più povere del nostro pianeta. Come mai? La maggior parte delle sue risorse vengono impiegate per arricchire soltanto grandi aziende e governi straniere. Chi viene da fuori mette le mani e sottrae soltanto. Un rapporto dell’ONG Global Justice Now fa chiarezza, dando un po’ di numeri: l’Africa a sud del Sahara dovrebbe ricevere dal resto del mondo circa 41 miliardi di dollari netti; per 162 miliardi che entrano, ve ne sono 203 che escono. Le entrate arrivano sotto forma di prestiti, rimesse e aiuti; le uscite, invece, tramite elusioni fiscali da parte delle multinazionali. Anche l’ONU dà il suo contributo nel dissipare la nebbia: la Conferenza sul Commercio e lo Sviluppo calcola che le perdite si aggirino intorno ai 90 miliardi di dollari. Torniamo, in ultimo, alle elusioni fiscali: le multinazionali, dalla Nigeria, si appropriano di 68 miliardi lordi l’anno. L’oro nero avrebbe potuto contribuire allo sviluppo generale, e invece al popolo non è arrivato assolutamente nulla.

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ORO NERO - I^Parte

https://internationalwebpost.org/contents/%E2%80%98ORO_NERO%E2%80%99:_IL_PROCESSO_DEL_SECOLO_24901.html#.YjfP_OfMKR8

ORO NERO - II^Parte

https://internationalwebpost.org/contents/%E2%80%98ORO_NERO%E2%80%99:_IL_PROCESSO_DEL_SECOLO_24927.html#.YjfQe-fMKR8

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Francesco Bulzis

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