“STORIA DI STORIE DIVERSE”

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_19069/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno, inoltre, anche problematiche più generali del sistema scolastico con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Ieri primo giorno di scuola in quasi tutta Italia tranne che nelle regioni del Sud per via delle elezioni regionali di fine settembre.

Una tornata elettorale del tutto anomala viste le misure restrittive anti-Covid: niente comizi, incontri, folle e strette di mano.

Con la riapertura delle scuole si torna alla normalità tra polemiche, perplessità ed un’unica certezza: imparare a convivere con il virus che è entrato a far parte delle nostre vite, non si vede ma c’è ed aleggia come un’ombra.

L’invisibilità del virus rende inquietante la sua presenza: è difficile prevenire il contagio vivendo una vita normale, andando in palestra, parlando con i colleghi o rivedendo gli amici.

Conte dice che non ci saranno più lockdown ma solo chiusure localizzate, eppure ieri Israele è stato il primo paese al mondo ad essere “richiuso” per quindici giorni in questa seconda ondata di contagi.

Ogni gesto umano, il più semplice ed ordinario, può essere foriero di sventura ed è difficile difendersi.

Sono certa che ognuno di noi ha più volte pensato alla casualità, al fatto che possa accadere come non accadere ma, alla fine, noi non possiamo essere così parte attiva nel prevenire il contagio a meno che non si scelga di barricarsi in casa.

Siamo esseri imperfetti: dimentichiamo la mascherina prima di uscire, lasciamo scoperti naso e bocca oppure la togliamo perché è insopportabile da indossare con il caldo...

Anche Berlusconi, che l’amata figlia primogenita Marina aveva isolato nella sua bellissima villa in Provenza durante il lockdown, è stato contagiato, forse per la tracotanza del voler trascorrere l’estate in Sardegna, come aveva sempre fatto?

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L’isola, invasa dai vacanzieri, da essere una delle regioni meno coinvolte dall’epidemia, per via della sua collocazione geografica, ora registra picchi preoccupanti nei contagi, con terapie intensive di nuovo strapiene ed un numero insufficiente di posti.

Non potevamo non far vivere l’estate” ha affermato il ministro della salute Speranza: è difficile esprimersi in merito tenendo conto anche della situazione economica e della necessità di una ripartenza del settore turistico, uno tra i più colpiti.

Le regioni hanno ignorato le indicazioni del Governo consentendo la riapertura delle discoteche mentre i comportamenti, più o meno cauti, sono stati affidati alle sensibilità individuali con gli esiti che conosciamo.

Ieri una buona notizia: le dimissioni di Silvio Berlusconi dall’ospedale San Raffaele, dopo dodici giorni di ricovero ed una tra le cariche virali più alte riscontrate.

L’amore di Marina Berlusconi per il padre è grande, un amore materno, decisamente protettivo: è lei a decidere per lui, sul suo stato di salute o su qualsiasi altra cosa lo riguardi direttamente.

Silvio Berlusconi, è da sempre un personaggio divisivo, amato e odiato allo stesso tempo. Ma, in quest’ultima vicenda, sicuramente sulla sua persona si sono accesi i riflettori dell’umanità come condizione che ci accomuna e che mette tutti a rischio.

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Anche io ho temuto per lui e, pur non avendolo mai particolarmente amato, ho provato un sentimento di pietàs: un misto di ansia, pietà e commiserazione rispetto a quanto di grave potesse accadergli mentre in tanti hanno, invece, sottolineato la sua condizione di privilegio e il fatto che ha sicuramente potuto usufruire delle migliori cure possibili.

La voglia di spostarsi e di trascorrere ugualmente le vacanze che sia stata di Berlusconi, dei suoi figli o di altri ha portato ad un agosto caldo dal punto di vista dei contagi che sono riesplosi tornando agli alti numeri di alcuni mesi fa, in regioni come la Puglia, ad esempio, dove il presidente invitava i turisti a tornare: pensate ben 78 casi di positività nella bella Polignano.

La recrudescenza del virus è purtroppo avvenuta in concomitanza con la riapertura delle scuole: in altre parole non poteva esserci periodo peggiore, mentre la situazione appariva più normalizzata nei mesi precedenti.

La scuola è luogo degli assembramenti ma mentre le discoteche, a malincuore per i più giovani, possono essere chiuse, per le scuole non vale lo stesso discorso: sono già chiuse ininterrottamente da sei mesi. Lo Stato non eroga più uno dei suoi servizi principali: quello educativo, dopo quello sanitario.

La considerazione con cui tutti dobbiamo familiarizzare, noi insegnanti per primi, è che il rischio zero non esiste: lo ha affermato d’altronde anche il ministro Azzolina.

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Ieri leggevo la notizia del l’immediata chiusura di una scuola di Bitritto, in provincia di Bari, dopo un caso di positività: duole dirlo ma forse si andrà avanti così tutto l’anno, con aperture e chiusure.

Noi insegnanti siamo consapevoli che sarà un anno difficile non foss’altro per la miriade di regole da seguire e per le salatissime sanzioni: io mi chiedo, sapendo che probabilmente sarò assegnata alle classi prime, come questi bambini potranno vivere un momento così significativo ed atteso della loro vita, un momento di passaggio e che segnerà la loro crescita.

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Noi maestre ad attenderli con visiere e mascherine, senza poterli abbracciare, senza poterci avvicinare per parlare con loro e per rassicurarli mentre molto piangeranno per il distacco dai genitori.

Quest’anno le cose andranno così, niente canti per l’accoglienza, ad esempio, niente spostamenti degli alunni tra i banchi, nessun vivavai dei genitori tra i corridoi, nessuna entrata consentita nella scuola da parte di estranei: la vigilanza sarà massima.

Mi sento assalita dall’ansia soltanto scrivendo e mi chiedo, davvero, se, io per prima, nella mia scuola, riuscirò a rispettare tutte le misure imposte e a poter conservare una certa naturalità dei miei comportamenti: dovremo essere affettuosi a distanza, prescindendo dal contatto fisico.

E noi insegnanti di sostegno, sempre vicini ai bambini in difficoltà, come potremo riuscire in questo? Tra una settimana vi darò una risposta più esaustiva e vi parlerò dei miei primi giorni di scuola in questo nuovo anno.

Vincenza Amato

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