“STORIA DI STORIE DIVERSE”

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_19487/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno, inoltre, anche problematiche più generali del sistema scolastico con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

Ieri il nostro Dirigente è arrivato in classe per apporre una striscia di nastro adesivo giallo davanti ad ogni singolo banco. Chiunque dovesse spostarli, sconvolgendo l’ordine stabilito, incorrerebbe in sanzioni disciplinari perché la situazione è preoccupante: alunni e insegnanti devono prestare la massima attenzione.

Nei giorni scorsi abbiamo più volte visto il Dirigente recarsi nelle aule insieme al Responsabile della Sicurezza per comprendere quale fosse, per ciascuna di esse, la migliore disposizione dei banchi al fine di garantire il distanziamento.

Nella nostra classe la situazione è più problematica poiché, oltre agli alunni normodotati, ci sono tre alunni affetti da grave disabilità, con i rispettivi insegnanti ed educatori; sono dunque presenti, allo stesso tempo, dai quattro ai sei adulti nella stessa classe. È stato necessario garantire loro non solo una sedia ma anche una postazione di lavoro - all’occorrenza un piccolo banco per poter essere vicini agli alunni in difficoltà - e ciò, in determinate aule, ha ridotto gli spazi.

Nella scuola si sta assistendo ad un impegno senza precedenti per garantire la sicurezza e per impedire che eventuali assembramenti divengano fonte di contagio per alunni, insegnanti e famiglie.

Nella mia città è stata chiusa una scuola primaria per via di alcuni episodi di contagio tra alunni e insegnanti, mentre per le scuole superiori si è proceduto diversamente, con l’isolamento fiduciario della singola classe.

Un clima di simile paura non si è mai vissuto a livello scolastico ed è difficile conviverci perché non è come negli altri ambienti di lavoro, frequentati solo da adulti: lì è più facile l’applicazione delle norme di sicurezza, va da sé.

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Se gli alunni di scuola primaria sono disciplinati, cosa dire, invece, di chi frequenta le scuole medie e superiori? Ieri c’era uno sciopero nella mia città e tanti ragazzi erano riuniti, per non dire ammassati, in uno di quei locali che si prendono in affitto nel periodo invernale: tutti senza mascherine. I nostri alunni, invece, quasi decenni, si stanno attenendo alle norme, si mostrano maturi e disciplinati. Sono, inoltre, anche ispirati da un senso di responsabilità, tant’è che assisto a rimproveri, che avvengono tra loro stessi, circa il divieto di usare materiale scolastico altrui.

Motivare le scelte delle decisioni serve a coinvolgerli e loro si trovano ancora in un’età in cui sono capaci di ascoltare gli adulti e di portargli rispetto; arrivati alla scuola media e nel periodo preadolescenziale, gli atteggiamenti cambiano radicalmente divenendo pieni di maleducazione ed insolenza.

Gli alunni di scuola primaria hanno compreso la gravità della situazione che, pur tuttavia, si sta normalizzando nella sua eccezionalità: mantengono le distanze, igienizzano le mani, alzano la mascherina se si allontanano dal loro posto, si mettono in fila distanziati al momento dell’ingresso e dell’uscita.

Gli alunni disabili sono un po’ più indisciplinati anche perché molti di loro vivono in un costante stato di agitazione psicomotoria; tuttavia, anche loro hanno compreso che non vi possono essere deroghe e che si è in emergenza.

Per il resto, nonostante le difficoltà organizzative, soprattutto per chi dirige la scuola, il nostro lavoro di insegnanti procede abbastanza speditamente e si giova, altresì, dell’esperienza acquisita.

È cominciato, per me, un anno di passaggio: lasciati due alunni seguiti premurosamente per cinque anni, me ne è stato affidato un altro. Non vorrei dirlo, ma di fatto e per abitudine consolidata io seguo maggiormente l’alunno disabile, mentre i miei colleghi interagiscono principalmente con la classe.

Ho tre tavoli colmi di libri da consultare a casa per trovare le schede più adatte ad Andrea (nome di fantasia). In questo momento, iniziale e delicato, io non lo conosco e per questo lo osservo cercando di capire di cosa lui abbia bisogno: occorre strutturare un percorso di apprendimento personalizzato. Devo ricercare dei materiali didattici che siano sia adatti ai suoi livelli di apprendimento sia in grado di stimolare una progressione. L’obiettivo è quello di accompagnarlo nel suo lavoro e stimolarlo frequentemente, per consentire alle sue assopite potenzialità di risvegliarsi.

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La zona di sviluppo prossimale di cui parlava il famoso psicologo russo Lev Vygotskij è un concetto fondamentale perché serve a spiegare come l’apprendimento del bambino si svolga con l’aiuto degli altri.

Esiste, per l’appunto, una zona di sviluppo attuale e una zona di sviluppo prossimale. Un livello attuale e un livello potenziale che può essere raggiunto con l’aiuto di altre persone, che siano degli adulti o dei pari con un grado di competenza maggiore. Il bambino impara da coloro che si trovano ad un livello di conoscenza superiore. Per questo l’insegnante deve proporre agli alunni problemi un po’ superiori alle loro attuali competenze ma comunque abbastanza semplici da risultargli comprensibili. La zona di sviluppo prossimale è proprio un’area in cui il bambino, anche quello in difficoltà, può estendere le sue competenze risolvendo problemi che non riuscirebbe ad affrontare da solo.

Vincenza Amato

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