“STORIA DI STORIE DIVERSE”

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_19595/Foto_1.jpg“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Si affronteranno, inoltre, anche problematiche più generali del sistema scolastico con una visuale privilegiata, quella di chi lavora al suo interno.

La situazione dei contagi è ormai fuori controllo, così come nelle settimane passate è avvenuto in altri paesi europei. Si è arrivati a oltre diecimila contagi giornalieri e con questi grandi numeri non è più possibile effettuare le operazioni di tracciamento: si impiegherebbe troppo tempo per risalire ai contatti di chi è risultato positivo.

Le aziende sanitarie locali hanno assunto nuovo personale per svolgere con maggiore celerità tali operazioni, ma non è più sufficiente.

Uno dei virologi italiani più autorevoli, Andrea Crisanti, ispiratore del celebrato “modello veneto” nel contrasto all’epidemia di coronavirus, ha sempre sostenuto che il tracciamento, in presenza di un numero contenuto di contagi, è il modo migliore per evitare l’espandersi dell’epidemia con conseguenze sul sistema sanitario, non in grado di garantire un numero elevato di ricoveri. Le notizie di oggi parlano già di mille ricoveri in Lombardia e di una situazione definita come critica.

La procedura di contact-tracing richiede innanzitutto un alto numero di tamponi - il Dottor Crisanti già a settembre invocava centinaia di migliaia di tamponi giornalieri - per individuare il maggior numero di positivi ma soprattutto di asintomatici: i cosiddetti superspreader, i superdiffusori, ovvero coloro che, non presentando sintomi, sono in grado di contagiare decine di persone. Identificando chi è entrato in contatto con il virus, in presenza di numeri ancora bassi di contagio, come quelli di settembre ad esempio, è possibile tracciare i contatti e metterli in isolamento.

Sin dalla prima ondata si sostiene che effettuare un cospicuo numero di tamponi, abbinato al tracciamento ed anche ad un’applicazione di contact-tracing come lo è Immuni, sia l’unico modo per evitare che la situazione precipiti nuovamente. Tra l’altro l’app Immuni è stata scaricata da un basso numero di cittadini e il suo funzionamento è efficace solo a patto che venga installata da tutti.

In Corea del Sud sono stati i primi, già a marzo, a utilizzare questo sistema di tracciamento dei contatti con i drive-in: i cittadini venivano sottoposti all’esame del tampone rimanendo nelle loro macchine ordinatamente in fila. L’esame fu svolto, a tappeto, su tutta la popolazione.

Se il tracciamento salta, il virus si diffonde e il sistema sanitario non regge. Non è possibile pensare che chi è al governo ignori tali dinamiche. Il virus ha ricominciato la sua marcia in estate a causa dei diffusi spostamenti dei vacanzieri in Italia e all’estero. Il governo, nelle parole del ministro della sanità Roberto Speranza, non poteva impedire agli italiani di vivere l’estate e quindi ci ritroviamo in una situazione non più contenibile al punto che si prevede un picco di contagi nel mese di novembre con addirittura ventimila casi al giorno, così come attualmente sta avvenendo in altri paesi europei, primo fra tutti la Francia.

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La situazione a livello scolastico assume tratti paradossali: un alunno arriva a scuola sprovvisto di borsellino e, dato che non è possibile prestare il materiale scolastico, rimane seduto al banco senza poter lavorare per un’intera giornata; ci sono alunni che per uno starnuto o per sintomi da raffreddore sono rimandati a casa dagli insegnanti che, purtroppo, non possono assumersi la responsabilità di tenerli a scuola. Ma ciò è a sua volta motivo di critica da parte di pediatri e medici di base, che vedono i loro studi sovraffollati e che al contempo devono prendersi cura anche degli altri pazienti: non esiste solo l’emergenza Covid, occorre pensare anche a tutti gli altri malati gravi che necessitano di assistenza e di visite domiciliari.

Nonostante l’insistenza dei genitori, i pediatri e i medici di base non possono certificare lo stato di salute di alunni posti in isolamento senza essere a conoscenza dell’esito del tampone. Alcuni di questi alunni, anche di scuola primaria, sono rimasti a casa diversi giorni, anche setto o otto, in attesa che qualcuno arrivasse a fare il tampone.

Le U.S.C.A., unità operative mobili, sono insufficienti rispetto al numero indicato dal DPCM del governo nel mese di marzo, che obbligava le Regioni a istituire una task-force ogni 50.000 abitanti. Si tratta di squadre di medici e di personale infermieristico che operano a domicilio, alleggerendo il lavoro degli ospedali e intervenendo prima che le condizioni dei malati si aggravino. In Puglia, nel mese di maggio, ne erano state attivate solo 14 su 80, non rispettando le indicazioni del DPCM di marzo.

Almeno nel mio paese (un comune della provincia di Bari), stando al bollettino quotidiano del sindaco, fino ad oggi non si era mai giunti ad un numero così alto di contagi, in gran parte asintomatici.

Gli istituti scolastici vengono aperti e chiusi in continuazione ma solo per un giorno e solo per il tempo necessario alla sanificazione degli ambienti. Sono le classi a essere messe in isolamento: gli alunni contagiati ed i loro compagni rimangono a casa per un certo numero di giorni.

L’ultima chiusura ha riguardato una scuola primaria, situata a breve distanza dal nostro istituto, dove alcune classi sono attualmente in isolamento a causa di un alto numero di contagi tra insegnanti e alunni.

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Per me è impossibile mantenere la distanza di sicurezza da Andrea (nome di fantasia). Posso mantenere la distanza dal dirigente scolastico, che vedo occasionalmente, dai colleghi nei corridoi e forse anche da tutti gli alunni presenti in classe, ma stare lontano da lui è impossibile: i nostri banchi sono vicini e lavoriamo a stretto contatto per diverse ore al giorno.

Non sempre si riesce ad indossare la mascherina correttamente ed è difficile insegnare a volto coperto: la voce non si sente e il respiro diventa affannoso. Sicuramente io entro in contatto con ciò che emette il respiro di Andrea ed avviene anche il contrario.

Come potrei contenere i suoi stati di agitazione, con dolcezza ma talvolta forza, mantenendo la distanza? Come posso ricondurlo al suo posto se si alza in continuazione, dato che ne sente la necessità? Devo avvicinarmi a lui e talvolta prenderlo per mano. È difficile, per chi non sia insegnante di sostegno, comprendere tali dinamiche e come questi alunni stiano soffrendo, più di tutti, per le restrizioni imposte.

Vincenza Amato

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