“Un papà per tutti gli italiani”. Vi racconto la favola della televisione italiana

Seconda giornata del Bif&st con la Master Class di Pippo Baudo

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La seconda giornata della rassegna cinematografica Bif&st ha coinciso con una serie di eventi che per tradizione impegnano i baresi nelle domeniche di primavera. Ciononostante, un gremito pubblico ha atteso e seguito per più di due ore la Master Class con Pippo Baudo, prevista nel programma domenicale della rassegna.

In una giornata dedicata per metà alle attività celebrative del grande compositore Armando Trovajoli, era naturale che la lezione mattutina al Teatro Petruzzelli fosse affidata al conduttore, grande amico ed estimatore del maestro.

Ascoltare Pippo Baudo non significa solo passare in rassegna 60 anni di televisione con una dovizia di particolari che degna dei migliori archivi, ma, con l’ immensa cultura che lo contraddistingue, e senza alcun accenno di deficit mnemonico, Baudo assurge al ruolo di voce autorevole sulla storia del costume del nostro Paese.

Quest’anno, Pippo Baudo riceverà al Bif&st il Premio Fellini per l’eccellenza artistica che la sua storia professionale, prevalentemente televisiva, ben racconta.

La lezione-conversazione, condotta da Enrico Magrelli, giornalista e critico cinematografico, si è avvalsa di una serie di clip per raccontare una carriera televisiva iniziata negli anni Sessanta e tutt’ora in corso.

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La televisione mi ha permesso di realizzare il sogno della mia vita- ha spiegato Baudo in apertura di lezione - l’anno prossimo raggiungerò i 60 anni di televisione, ma la cosa strana è che non sono ancora stanco”. E così, di seguito, il suo racconto fin dagli inizi: “Guardavo quella scatoletta nera che rimandava le immagini di Telematch con Tortora, Il Musichiere, Lascia o Raddoppia con Mike, dissi ai miei genitori che un giorno sarei entrato anch’io in quella scatoletta”.

Essendo il Bif&est una rassegna in ambito cinematografico, Magrelli ha cercato di carpire l’intreccio con il cinema della carriera dell’artista, le esperienze che hanno “contaminato” la sua vena principale di conduttore televisivo. “Conobbi Pietro Germi che, dopo il grande successo di ‘Divorzio all’italiana’, stava preparando ‘Sedotta e abbandonata’. Il Maestro, con il sigaro nell’angolo della bocca, fece una panoramica scrutandomi dal basso verso l’alto e mi disse: «Baudo, quando farò un film ambientato a Trento la chiamerò». In effetti, pur essendo siculo, non avevo i caratteri distintivi tipici della fisionomia siciliana”.

Baudo ha poi ricordato certe simpatiche dinamiche relative alla sua esperienza legata al grande capolavoro “Il Gattopardo” di Visconti, in cui venne chiamato per il doppiaggio: “Ricordo che con il ricavato comprai la prima macchina: una 500. Come sia riuscito ad entrarci è un miracolo”.

Esilarante, seppur intriso di tristezza per la perdita di Troisi, il ricordo del trio napoletano ‘La Smorfia: “Li convocai per un provino a Roma. Fissammo l’appuntamento in via Mazzini davanti alla banca. Loro arrivarono all’appuntamento con una Giulietta sprint, motore diesel. Barba e capelli incolti, macchina targata Napoli, i tre personaggi stazionarono a lungo davanti all’istituto di credito. Dopo un po’ la guardia giurata, insospettita, chiese loro perché stessero sostando così a lungo. «Stiamo aspettando Pippo Baudo!» fu la loro difesa, e la guardia di tutto punto: «si, si, Mike Buongiorno!». Al mio arrivo, nonostante avessimo chiarito l’equivoco, la guardia mi raccomandò: «Dottor Baudo, non si fidi!». Massimo Troisi è mancato troppo presto, lui era l’erede naturale di Edoardo (De Filippo, N.d.R.) e se avesse vissuto di più avrebbe fatto delle cose immense”.

Toccanti le parole commose nel ricordo di Anna Marchesini, con cui Baudo ha condiviso esperienze teatrali: “Donna di intelligenza e rara bravura, manca a tutti noi, con lei e con il trio ci siamo divertiti tanto, abiamo fatto delle cose bellissime”.

E poi un excursus tra le sue infinite scoperte di talenti, all’insegna sempre della novità: “Ho sempre cercato il talento tra i volti nuovi, quasi per caso. Ricordo per esempio di Loretta Goggi, conosciuta casualmente in un provino destinato al giovanissimo autore di un pezzo di successo, ‘Roma capoccia’. L’impossibilità di presentarsi all’appuntamento di Antonello Venditti significò la scoperta della bravissima Loretta. Ma ricordo anche il provino più eccentrico che mi sia mai capitato: una giovane americana che, non potendo attendere il suo turno di prova, improvvisò un balletto sulla scrivania davanti ad un incredulo dirigente Rai. La scritturammo subito, Heather Parisi. Nella mia carriera, è vero, ho lanciato tante donne, ma anche tanti uomini. Ricordo per esempio con simpatia lo spettacolo che Beppe Grillo improvvisò in un teatrino, solo per me. Beppe è una forza della natura, secondo me gli manca il teatro e vorrebbe tornare perché la politica lo ha un po’ stufato. Per me rimane un grande comico”.

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Si abbassano le luci in Teatro e si accende la magia, è il momento dei nomi che hanno fatto grande la settima arte italiana: la compianta e amatissima Mariangela Melato, la travolgente e bellissima Monica Vitti, ma anche l’istrionico Vittorio Gassman, causa involontaria di una colica renale ai danni di Baudo che dovette ricorrere alle cure dei sanitari dopo un impegnativo duetto con l’attore. E poi Mastroianni, vera icona di stile ed inguaribile romantico della commedia all’italiana.

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“Marcello ha fatto uno dei più bei lavori che ha firmato il Maestro Trovajoli con le sue musiche, ‘Ciao Rudy’, che è una delle più belle storie scritte per il teatro. La storia del latin-lover Rodolfo Valentino, partito da Castellaneta per approdare in America, dove avrebbe trovato il successo. La storia nel commento musicale di Trovajoli ha qualcosa di eccezionale, di irripetibile. Peccato che la rappresentazione andò in scena solo alcuni mesi. Fu un successo travolgente sia di pubblico che di critica, Mastroianni divenne l’attore italiano più famoso del momento anche grazie alle abilità di cantante e ballerino dimostrate in scena. Ma durò troppo poco, nonostante arrivassero offerte per portare lo spettacolo negli Stati Uniti”.

Lo spettacolo, cristallizzato nel suo successo e consegnato alla storia delle grandi occasioni perdute, difatti fu sospeso in quanto Mastroianni recise il contratto per lavorare con Fellini in un film (Il viaggio) che non fu mai portato a termine.

E, a conferma delle parole del conduttore, la proiezione della clip di una delle ultime ospitate di Trovajoli in uno spettacolo di Baudo rende l’esatta cifra dell’amore con cui il maestro compose le musiche per il Ciao Rudy di Mastroianni. Trovajoli le definì “ le più belle note della mia vita”.

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D’altra parte, si trattò di un amore ricambiato se le parole di Mastroianni verso il maestro, come ricorda Baudo, furono “Trovajoli si ascolta, non si discute”.

Quando si ha una lunga carriera come quella di Baudo, il dolore di perdere degli amici, compagni di percorso, si lenisce con l’onore di ricordarne le doti ed il vissuto. Quasi a rappresentare l’estensione vocale di chi non ha più voce.

Tognazzi è stato un attore che non ha avuto l’amore che meritava dagli italiani. Devo dire che ha chiuso la sua esistenza con una grande amarezza. Dopo aver lavorato al ‘Vizietto’, Ugo Tognazzi partecipò ad un film ‘serio’ per il quale vinse la ‘Palma d’oro’a Cannes. Pensò che dopo il successo avrebbe cominciato a ricevere richieste, ed invece non accadde nulla. Questo lo fece sprofondare in una profonda malinconia; d’altra parte Tognazzi era un attore comico, ma malinconico”.

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Il colpo di scena della mattinata si è consumato proprio sui saluti di commiato al pubblico.

Devo ricordare un attore barese che non ha avuto il successo che avrebbe meritato - ha commentato Baudo, suscitando la curiosità dei presenti in sala - il mio ricordo va al bravo Gianni Ciardo, attore dalle grandi capacità penalizzato da una carriera poco generosa. Merita tutta la nostra stima e simpatia”.

Ed è all’insegna di quell’improvvisazione, cui il talento di Baudo ci ha abituati, che dal fondo del teatro si è levato un grido di gioia: “Bravoooo!”. Per l’appunto, Gianni Ciardo era presente in sala!

Bello ed emozionante l’abbraccio sul palco tra i due artisti, quasi a voler significare una condivisione, in parti uguali, del rispetto del pubblico.

D’altronde, la vita è fatta così: il talento traccia passi del cammino verso il successo, ma non a tutti è dato giungere a destinazione.

Maria Cristina Negro

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