“VIA LA MINIERA DI CARBONE DAL PATRIMONIO UNESCO”

Seul contro Tokyo: “Il Giappone costrinse i coreani ai lavori forzati, la storia è un’altra”

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La Storia, qualsiasi argomento riguardi, trascende il tempo per chi è abituato, ed impegnato, a scriverla. Il ripetersi di imprese meravigliose, di giornate storiche, di momenti indimenticabili fa sì che i protagonisti non debbano rendersi conto dello scorrere dei giorni, dei mesi, degli anni e tocca ai narratori delle gesta fare in modo che chi ne viene a conoscenza abbia dei riferimenti temporali tali da facilitare la comprensione della grandezza di un’era. Purtroppo, però, non è sempre così. Un luogo comune, effettivamente vero, sostiene che “i vincitori scrivono la Storia, tutti gli altri la leggono”. Quando i cosiddetti “vincitori” non raccontano la realtà dei fatti, non ci sono più imprese, gesta e momenti memorabili a rendere storica un’era. E non ci sono più solo “protagonisti”, ma anche “antagonisti”.

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Poi accade che si perdono quei riferimenti che identificano un’epoca storica, con tutto ciò che essa ha rappresentato e gli eventi che l’hanno segnata. Come la miniera di carbone simbolo della Rivoluzione Industriale in Giappone, ora oggetto di richiesta di rimozione dalla lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Ad avanzarla è la Corea del Sud, sostenendo che “in quella miniera di carbone migliaia di coreani erano tenuti in stato di coercizione”. Ma di quale miniera si tratta? Precisamente de i Siti della rivoluzione industriale Meiji: acciaio, cantieristica navale e miniere di carbone. Questo sito, uno dei ventitrè World Heritage per il Giappone, è stato inserito nella lista nel 2015 e si trova nell’isola di Hashima, nel sudovest del Sol Levante.

Piccolo chiarimento per chi non mastica di storia giapponese: il periodo Meiji, definito “della Restaurazione”, è quell’epoca storica cominciata nel 1861 che funge da punto di inizio dell’epopea moderna del Giappone, ora governato da Naruhito. Prima di questo lasso di tempo, infatti, il Giappone era ancora feudale. Ecco perché il periodo Meiji è uno dei più importanti, se non il più importante, della storia del Giappone. La richiesta avanzata da Seul, dunque, appare tanto bizzarra quanto severa. Però, probabilmente, giustificata: durante la Seconda Guerra Mondiale prigionieri coreani furono costretti ai lavori forzati, fatto che Tokyo non esplicita minimamente nella sua “promozione” del sito storico.

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È una questione che fa riflettere, in un periodo in cui vari simboli storici vengono vandalizzati o addirittura distrutti, e in cui la Storia vede ancora protagonisti cliché che dovrebbero essere superati ormai da tempo, vedasi il razzismo. Un periodo in cui, soprattutto, sono ancora i "più forti" a influenzare la Storia e a stabilire cosa debba essere reso noto. Allora la richiesta della Corea non è un attacco al Giappone, come in molti hanno supposto, bensì un tentativo di svelare l’effettivo corso degli eventi, a lungo taciuto. “Il ministero della cultura, dello sport e del turismo sudcoreano invierà una lettera all’agenzia della Nazioni Unite entro la fine del mese – annuncia in una nota Jeon Young Gi, deputato del partito democratico ora al governo a Seul – poiché sosteniamo che il Giappone si impegni a contraddire quella che, invece, è la realtà dei fatti”. Purtroppo non è possibile cancellare dei periodi bui della propria storia, ma i giapponesi sembrano non volerlo accettare…

Francesco Bulzis

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