“AVVICINATI ANCORA”

Francesco parla ai nuovi cardinali

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Avvicinati ancora”. Questo è il primo messaggio dell’avvento, dove il Signore vuole scrutare i nostri cuori, avvicinarsi alla nostra esistenza dolora, un Dio che si propone e non che si impone. L’avvento, questo meraviglioso tempo d’attesa, ci regala costantemente l’essenza stessa del creatore. “Vieni Signore” è un’invocazione che possiamo ripetere spesso, ogni giorno della nostra vita, perché quel piccolo bambino, con le braccia aperte, possa cambiare radicalmente la nostra esistenza. Il papa evidenzia come i discepoli di Gesù avessero difficoltà a rimanere svegli durante i suoi ultimi istanti di vita. Questo atteggiamento, ribadisce Francesco, può essere presente anche nella vita ministeriale di ogni sacerdote. Proprio sulla mediocrità Francesco lancia un appello ai nuovi cardinali: “La fede è il contrario della mediocrità, è desiderio ardente di Dio e audacia di convertirsi nell’andare sempre avanti e contro corrente”. Ovviamente l’antidoto per sconfiggere ogni tipo di male è la preghiera, unica arma per ogni fedele cristiano, nell’affidarsi a Dio non solo quando le cose vanno male, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. La stessa fede è lungimiranza, perché alimenta la nostra fede davanti a un Dio buono, ma nello stesso tempo geloso.

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Indubbiamente, il pericolo reale non è solo quello della mediocrità o della tiepidezza, ma anche l’indifferenza. Il pontefice, sin dagli inizi del suo pontificato, ha sempre messo in allerta su quello che a suo avviso è il nuovo male dell’era contemporanea. Il pericolo reale di restare concentrati solo su sé stessi è alle porte e il pontefice chiarisce ogni dubbio: “Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, la notte scende nel cuore e diventa oscuro. Presto si comincia a lamentarsi di tutto, poi ci si sente vittime e infine si fanno complotti su tutto”. Francesco non usa giri di parole per indicare le reali difficoltà dei tempi correnti dovuti alla pandemia. Troppo spesso notiamo atteggiamenti di totale chiusura ed è per questo che la chiesa ha il dovere di vigilare anche sulla carità, che si codifica in solidarietà verso il prossimo. Non si può essere cristiani senza carità, perché lo stesso Gesù Cristo era caritatevole verso le persone in difficoltà. Questo non dev’essere uno slogan per le celebrazioni eucaristiche, ma uno stile di vita da adottare per essere immagine e somiglianza di Dio.

Giuseppe Capano

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