“CANOSA SCOMPARSA”, UN PICCOLO MONDO ANTICO

Successo di pubblico per la mostra che riscoprire la bellezza perduta di una città dalla cultura millenaria

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cms_23979/simbolo-canosa.jpgL’eclettico ateniese Tucidide, diceva che “bisogna conoscere il passato per capire il presente e costruire il futuro”.

Ma quanto conosciamo del nostro passato architettonico e paesaggistico?

E, soprattutto, cosa rimane ai giorni nostri di quella memoria storica che, con il passare del tempo, potrebbe scomparire? Sono domande a cui l’archeologo e storico dell’arte Sandro Sardella e il collezionista ed esperto in storia della fotografia Gianni Pansini, cercano di rispondere attraverso la mostra fotografica ‘Canosa Scomparsa’.

Inaugurata nei giorni scorsi, la rappresentazione, allestita presso il Salone della Musica del Museo dei Vescovi di Canosa di Puglia, continua ad avere un riscontro di pubblico notevole, nonostante le limitazioni sanitarie imposte per contrastare la diffusione del covid19.

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Il senso di questa esposizione, attraverso ingrandimenti di cartoline antiche viaggiate, documenti originali ed oggetti, sta proprio nel riscoprire quei luoghi che la modernità ha spazzato via facendo posto a strutture qualitativamente brutte. «Non semplici fotografie ma vere testimonianze che hanno fermato in un istante ed in un’istantanea il microcosmo della Città, uno spaccato straordinario di ricordi che ci farà riappropriare delle nostre radici, rendendoci, nel contempo, più consapevoli del nostro prossimo futuro», ha detto il collezionista ed esperto in storia della fotografia Gianni Pansini. Una sognante vastità di ruderi che si confonde tra campi di olivi argentati, ampie pianure di grano dorato, profumate vigne dal color ruggine e case bianche, dai tetti in terracotta, accarezzate dal sole di autunno. Questo è il “Piccolo Mondo Antico di Canosa”, la millenaria città sede di principi, vescovi e imperatori.

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Ci sarà pur un buon motivo se dauni, greci, romani, longobardi, saraceni, normanni, decisero di porre l’attenzione su di un luogo collocato tra sette colli come Roma, ricco di risorse agricole e vicino al navigabile (nell’antichità) fiume Ofanto. Risorse che, sul finire del XIX secolo e gli inizi del Novecento, hanno reso la città ofantina, grazie all’impegno di una classe dirigente composta da membri di famiglie alto borghesi, un punto di riferimento per l’economia del nord barese e della Puglia, trasformandola, anche, in un luogo decoroso e bello in cui poter vivere. Un luogo operoso e vivibile, dal millenario bagaglio storico-culturale e con lo sguardo proiettato al futuro.

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La documentazione raccolta dimostra, infatti, che in tanti si recavano a Canosa, con le famiglie al seguito, dalle località di mare per lavorare nei frantoi, nelle aziende vinicole, in quelle della lavorazione del tufo e della lavorazione del cotto. Ma a un certo punto, l’adozione alquanto scriteriata di un tipo di modernità, non attenta al mantenimento delle bellezze architettoniche e alla conservazione della memoria urbanistica del luogo, ha interrotto l’armonia abitativa che si era instaurata tra gli abitanti e la città stessa. «L’iniziativa culturale ‘Canosa scomparsa’ vuole essere una vera e propria passeggiata indietro nel tempo e nello spazio, sulle orme dei canosini di una volta», dichiara il dott. Sardella, curatore del Museo dei Vescovi. Altresì importante, quindi, è sottolineare la funzione educativa della mostra nel far capire l’importanza della “Bellezza”, preservandola per non perdere di vista quelle orme che delineano le nostre origini e il senso di appartenenza alla propria terra natia.

Umberto De Giosa

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