“FRAMMENTI D’EUROPA” NELL’ODIERNO SCENARIO PANDEMICO

Lagarde affonda l’Italia, von der Leyen tenta di metter pace. E se non bastasse?

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“Noi non siamo qui per chiudere gli spread. Non è questa la funzione né la missione della Bce. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie. Nessuno dovrebbe attendersi che la Bce sia in prima linea nella risposta al Coronavirus”. Queste le laconiche dichiarazioni di Christine Lagarde, neo presidente della Banca Centrale Europea, pronunciate durante una conferenza stampa tenutasi lo scorso giovedì pomeriggio. Un incontro in cui si sarebbe dovuto discutere proprio delle possibili misure da adottare per far fronte all’epidemia che sta paralizzando gran parte del mondo e che, come ben sappiamo, sta mettendo a dura prova l’Italia. Non a caso, Sergio Mattarella - convinto europeista ed anti-sovranista - si è così espresso dopo aver constatato la presa di posizione della Presidente: “L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attendono quindi a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione”.

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Le parole dell’avvocatessa francese (che, ricordiamo, è stata direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale dal 2011 al 2019, per poi essere nominata all’attuale carica europea il 18 ottobre dello scorso anno) potrebbero non essere comprese, nel loro potenziale distruttivo, da chi non “mastica” il gergo economico-finanziario. Ebbene, con il termine spread si indica la differenza tra il tasso di rendimento dei titoli azionari di un determinato paese europeo e quello dei titoli tedeschi; la Germania è assunta come riferimento in quanto considerata il “più grande mercato” nella zona euro, la comfort zone in cui è sempre sicuro investire. Tale raffronto consente di dedurre, appunto, l’atteggiamento dei potenziali avventori nei confronti dello stato in questione, in termini di fiducia nell’acquisto dei relativi titoli. L’impennata dello spread indica quindi che il paese posto a confronto con la Germania non è più percepito come “affidabile” dagli investitori, i quali catalizzeranno la loro attenzione su aree più “sicure” dell’eurozona. Ciò significa che la malcapitata nazione sarà costretta ad offrire interessi più alti per far sì che i propri titoli, ormai “svalutati”, tornino ad essere comprati.

Questo è quanto accaduto alle obbligazioni del Belpaese dopo la “pugnalata” (come tanti l’hanno definita) di Lagarde. Giovedì stesso la Borsa di Milano ha chiuso in picchiata, registrando l’abbandono di innumerevoli investitori; lo spread tra Btp (titolo emesso dal Dipartimento del Tesoro italiano) e Bund (titolo tedesco) è schizzato ad oltre 200 punti base.

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Essendosi resa conto di aver commesso una gaffe, la Presidente ha poi tentato di correggere il tiro in un’intervista, assumendo toni più rassicuranti: “Tutte le misure varate dalla Bce - ha affermato - aiuteranno ovviamente anche l’Italia, le sue banche, le sue imprese e le sue famiglie”. Ma ciò non è bastato a placare le ire sul fronte italiano, il quale si è battuto all’unanimità contro un’Europa che appare ormai fin troppo distante. Le prime ostilità erano emerse già ad inizio settimana, con la chiusura dell’export di mascherine anti-contagio da parte del nord Europa (Germania in primis). Una mossa cainesca, ritrattata da tedeschi e francesi in seguito all’ammonimento della Commissione europea, pronta ad avviare i dovuti provvedimenti.

Pare che il Presidente del Consiglio abbia intrattenuto una lunga conversazione telefonica con la cancelliera Angela Merkel, lasciando rappresentare la sua posizione dal sottosegretario Riccardo Fraccaro, che si è così espresso: “La Bce ha il dovere di agire come ogni altra Banca centrale e garantire la stabilità finanziaria. Soprattutto in un momento così delicato, come quello che stiamo attraversando a causa del Coronavirus, è indispensabile proteggere gli Stati dai contraccolpi di questa emergenza sui mercati e sull’economia”. Analoghe le repliche da parte di tutti i partiti; molti esponenti, come Meloni e Di Battista, hanno persino invocato le immediate dimissioni di Lagarde.

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Intanto, ci ha pensato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ad indorare la pillola per un’Italia sempre bistrattata dagli stati “fratelli” o, che dir si voglia, “cugini”. “Siamo pronti ad aiutarla con tutto quello di cui ha bisogno. - ha assicurato - In questo momento è colpita severamente dal virus, pertanto accoglieremo tutte le sue richieste. Il prossimo potrebbe essere un altro stato membro”. Parole accolte con soddisfazione dal ministro dell’Economia Gualtieri, che fanno tornare il sereno pur senza spazzar via completamente le ombre dell’egoismo. A questo punto, non ci resta che appellarci alla responsabilità delle istituzioni d’Oltralpe, certi che, come avrebbe asserito uno dei padri fondatori dell’UE, Alcide De Gasperi, “solo se uniti saremo forti” nell’aspra battaglia contro il coronavirus.

Federica Marocchino

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