“L’ITALIA E’ SEMPRE PIU’ ESPOSTA A RISCHIO TERRORISMO”

Rischio infiltrazioni dai Balcani. Aumenta il proselitismo e cresce il rischio di attentati, soprattutto per il Vaticano

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L’Italia appare sempre più esposta alla minaccia jihadista, anche se non sono emersi specifici riscontri su piani terroristici. Lo rileva la relazione annuale dell’intelligence inviata al Parlamento, sottolineando come nella propaganda jihadista non siano mancati i riferimenti all’ Italia come nemico per i suoi rapporti con Usa e Israele e per il suo impegno contro il terrorismo.

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La relazione dei servizi segreti mette in guardia la politica dai pericoli che il Paese sta correndo in questo momento in cui alle grandi tensioni belliche (dal conflitto Siria-Iraq-Daesh a quello in Libia, dalle tensioni Russia - Turchia a quelle tra turchi e curdi), si sommano una crisi congiunturale economica e una forte instabilità politica. “Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, - riporta la relazione - che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri, si presenta più concreto lungo l’asse della rotta balcanica". Per la rotta balcanica la nostra intelligence evidenzia, in particolare, "le vulnerabilità di sicurezza legate all’imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno; la centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighters, oltre che quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente; la presenza nell’area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti".

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La relazione lancia inoltre l’allarme sulla crescita dei foreign fighters italiani. In Italia “il fenomeno dei foreign fighters, inizialmente con numeri più contenuti rispetto alla media europea, è risultato in costante crescita, evidenziando, quale aspetto di particolare criticità, l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare”. Di qui la “massima vigilanza informativa pertanto riservata al pericolo derivante dal possibile arrivo di “returnees” o dai movimenti di “commuters” - soprattutto ove si tratti di soggetti dotati di titoli di viaggio che consentono loro di muoversi liberamente in area Schengen - già residenti sul nostro territorio o in altri Paesi europei”. Si tratta infatti di “soggetti in grado di viaggiare più volte dal teatro di jihad all’Occidente e viceversa, sfuggendo alle maglie dei controlli”. Ovviamente, tali parole, fanno discutere. “Un allarme eccessivo il cui rischio reale è quello di prestarsi a facili strumentalizzazioni in chiave anti-immigrazione”.

cms_3536/foto_4_.jpgCommenta così Federico Soda, direttore generale di Oim Italia (Organizzazione internazionale delle migrazioni). Secondo il direttore dell’Oim un rischio altissimo c’è, quindi, ma è quello di una strumentalizzazione anti-immigrati dell’allarme terrorismo, “una tendenza che si registra già in tanti altri paesi europei”. “Questo fa un danno enorme al dialogo pubblico e non permette un approccio equilibrato al fenomeno, in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo. Purtroppo quello della paura è un messaggio facile – conclude Soda – la paura, infatti, si vende benissimo e facilmente”.

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Intanto, l’Ue si dice molta preoccupata per la crisi umanitaria che in questo momento sta schiacciando soprattutto la Grecia, dove si continuano ad ammassare migranti bloccati dalla chiusura delle frontiere con la Macedonia. Saranno, infatti, 700 i milioni di euro messi a disposizione dalla Commissione europea per portare sostegno ai Paesi europei toccati dalla crisi dei profughi e con gravi conseguenze umanitarie già visibili, come la Grecia: 300 milioni subito, gli altri 400 divisi in due anni. Non si deve perdere più tempo, dunque: è questa, per ora, la priorità che arriva da Bruxelles.

Mary Divella

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