“LO POTEVO FARE IO”... COSA E’ ARTE?

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Immaginate. Siete ad una mostra di arte moderna o contemporanea, vi aggirate fra le varie installazioni e guardate con attenzione le opere. Ecco che magari qualcosa vi impressiona particolarmente e allora cercate di scoprire di più leggendo il titolo o la targhetta con tutte le informazioni specifiche.

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Vi direste quasi convinti, da fuori potreste addirittura sembrarlo, ma ad un tratto un dubbio vi assale, serpeggia silenzioso e quasi diventa certezza: “Questa è davvero arte? In fondo lo potevo fare anche io…magari anche meglio!”.

Non mentiamoci, chiunque nella vita ha provato almeno una volta questa sensazione di fronte ad un’opera d’arte, una scena ormai talmente presente nell’immaginario comune da essere stata più volte immortalata in film e sketch comici (indimenticabili Alberto Sordi e Anna Longhi, nei panni di Remo e Augusta, la coppia di fruttivendoli romani in visita alla Biennale di Venezia nel film “Dove vai in vacanza?” o , ancora per fare un esempio più recente, l’esilarante Marina Abramović di Virginia Raffaele).

Tutto sarebbe più facile se esistessero criteri precisi in grado di distinguere cosa sia arte e cosa no, ma raggiungere un simile grado di accordo in quest’ambito sembra praticamente impossibile.

Una breve ricerca scoraggerà anche i più temerari: ognuno sembra avere una definizione propria.

Nel vocabolario Treccani, alla voce “arte” troviamo: “capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati”.

Anche nella definizione di Wikipedia troviamo il riferimento a specifici “accorgimenti tecnici” e “norme comportamentali”.

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Eppure, «qualsiasi cosa può essere arte» dice il critico Thomas McEvilley, mentre secondo Carlo Sarno: «l’arte è una attività-olistica costituita da una attività-teorica fondata sull’intuizione che determina una attività-pratica in cui il valore dell’opera realizzata risulta individuato dal suo significato etico, estetico e spirituale».

Più semplicemente, per non scontentare nessuno, è arte tutto quello che le persone definiscono tale.

Se questa indeterminatezza può sembrarvi frustrante, rassegnatevi: non c’è (e probabilmente mai ci sarà) un’opinione abbastanza autorevole da imporre una definizione universale del concetto di arte.

Come mai? Perché a differenza di una nuova specie animale, che può essere scoperta, ma esisterebbe comunque indipendentemente dal nome che le diamo, l’arte e tutto ciò che la definisce sono invenzioni dell’uomo, e non potrebbero realizzarsi a prescindere da lui.

Giorgio Vasari, considerato il primo vero storico dell’arte, sosteneva che Michelangelo (suo amico e contemporaneo), fosse l’ultimo artista degno di essere chiamato tale. Chissà, al giorno d’oggi, quanti sarebbero d’accordo nel ritenere che l’arte abbia raggiunto il suo culmine con la Cappella Sistina e che qualunque opera successiva non possa reggere il confronto.

In qualche modo siamo passati dalla Gioconda di Leonardo al pisciatoio “Fontana” di Duchamp.

Al di là di eventuali (e insensati) paragoni basati su preferenze estetiche del tutto personali, bisogna prendere atto di questo cambiamento. Il primo a “lanciare il sasso” è stato Kandinsky, che nel 1910 dipinge il primo acquerello astratto.

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Da lì in poi la vera rivoluzione: l’arte non solo smette di “imitare” la realtà (per quello basta la fotografia), ma soprattutto abbandona l’intento di imbellettarla, rendendola esteticamente più gradevole.

L’obiettivo non è più allietare lo spettatore, ma farlo riflettere e magari anche metterlo in discussione.

L’opera in quanto tale perde progressivamente significato, proprio perché l’arte concettuale punta al pensiero che la sostanzia. Quindi, la prossima volta che vi troverete davanti un’installazione contemporanea, non chiedetevi se è bella ma piuttosto cosa vi comunica.

Ribaltiamo per un istante la prospettiva. Più che parlare di cosa sia l’arte, forse dovremmo interrogarci del perché siamo così ossessionati dal definirla. Da una parte abbiamo la passione secolare dell’uomo per la categorizzazione, dall’altra il carattere universale dell’esperienza estetica, che coinvolge a prescindere dal grado accademico.

L’arte non interessa soltanto gli addetti ai lavori e i critici, è democratica e parla a tutti (e spesso ognuno la capisce a modo proprio).

In sostanza, la discussione, a distanza di secoli, è ancora aperta. Il mistero dell’arte è probabilmente destinato a rimanere tale, e forse meglio così, del resto : “il bello, inutile, inafferrabile, inesprimibile, affascina la scimmia nuda più del concreto” (Desmond Morris).

Ludovico Aniballi

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