“USA E UE? LE LORO OPINIONI VALGONO ZERO”

Assad esce indenne dal terremoto che sta travolgendo la Siria grazie ad un voto farsa

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Spesso si dice che i presidenti siano il volto più facile da ricordare e da interpretare del paese di cui sono a capo. Ma non è questo, purtroppo, il caso. Le immagini di Bashar al-Assad che sorride mentre vota, assieme alla moglie, nel seggio di Duma rappresentano l’esatto opposto di quanto sta realmente accadendo in Siria. Una triste commedia, come la definisce l’Huffington Post. Si parla, d’altronde, di un paese ridotto in mille pezzi da un decennio ininterrotto di guerra. Assad è già praticamente certo della sua vittoria, e la scelta del luogo dove votare non è per nulla casuale: trattasi del sobborgo di Damasco, tristemente noto per l’attacco chimico del 2018. Un modo per gridare a tutti che lui c’è, più potente di prima. E non gli importa se gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno definito “libere e non giuste” le elezioni che gli permetteranno di esercitare un quarto mandato presidenziale di sette anni: la risposta è stata un lapidario “le loro opinioni valgono zero”. Così come non gli importa delle voci di oppositori e critici del regime, decine di migliaia, costretti nelle carceri e ad ogni tipo di abusi. Shady Hamadi, autore di “Esilio dalla Siria”, commenta che “Assad si presenta come unico garante della stabilità nonostante sia colui che ha portato l’instabilità”, aggiungendo che “andiamo verso una normalizzazione dei rapporti tra l’Europa e Damasco”.

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Il voto che esprimiamo oggi non sarebbe stato possibile se non fosse stato per le migliaia di martiri caduti mentre difendevano la propria terra e il proprio popolo” dichiara Assad, nel piccolo borgo che durante i primi mesi della guerra civile divenne la roccaforte dei ribelli. “I siriani stanno esprimendo la loro volontà e stanno esercitando il loro diritto costituzionale”, anche se le elezioni si svolgono solo nei territori realmente controllati da Damasco, in cui vivono circa dieci milioni di persone. E anche se gli altri due sfidanti sono soltanto di facciata: trattasi del precedente ministro per gli Affari parlamentari Abdullah Salloum Abdullah e dell’avvocato Mahmoud Mar’i. Il primo è un esponente del Partito socialista unionista, il secondo è un rappresentante dell’opposizione interna al governo e anche membro della delegazione che partecipa per conto della suddetta opposizione alla Commissione costituzionale per la Siria a Ginevra.

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Martin Chulov, corrispondente in Medio Oriente del The Guardian, traccia un triste bilancio su quanto Assad abbia fatto e disfatto dall’inizio delle manifestazioni pacifiche del 2011: “Nelle città e nei villaggi martoriati, devastati da un decennio di ferocia, l’ormai veterano presidente ha recuperato le perdite, consolidandosi come l’unica figura in grado di tracciare un percorso dalle rovine del più devastante conflitto moderno della regione – asserisce – lentamente, nell’ultimo anno, Assad e la sua famiglia allargata hanno rafforzato la loro influenza”.

Francesco Bulzis

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