“White and wonderful? Microplastics prevail in snow from the Alps to the Arctic”

Lo studio sulle microplastiche ritrovate sui Pirenei e nell’Artico

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“White and wonderful? Microplastics prevail in snow from the Alps to the Arctic” è il titolo dello studio pubblicato sulla rivista Science Advances, in cui un team di ricercatori tedeschi e svizzeri parla delle grandi quantità di microplastiche ritrovate in alcune zone ricoperte dalla neve, tra cui l’Artico, l’arcipelago di Helgoland sulle Alpi Svizzere, vicino a una campagna bavarese e nello stretto di Fram, che separa Svalbard dalla Groenlandia. I dati sono sconcertanti: si parla infatti di più di 10.000 particelle di microplastiche raccolte per litro.

Melanie Bergamann, ricercatrice del Team tedesco, ha confermato che questi materiali pioverebbero dal cielo attraverso la neve, anche grazie a ricerche fatte in passato sul polline che giunge fino all’Artico. Esso infatti è composto minuscoli da granelli, e le microplastiche hanno più o meno le stesse dimensioni.

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Bisogna ricordare che le microplastiche sono minuscoli pezzi di materiale plastico delle dimensioni di 5 millimetri, e possono essere divise in due categorie: primarie e secondarie.

Quelle primarie, rilasciate nell’ambiente sotto forma di particelle, derivano perlopiù dal lavaggio di tessuti sintetici e dall’abrasione degli pneumatici.

Quelle secondarie, invece, sono prodotte dalla degradazione di oggetti come buste e bottiglie di plastica, e sono presenti per l’80% nell’oceano.

Melanie Bergmann afferrma che “i tipi di plastica trovati variano notevolmente a seconda dei siti di campionamento: nell’Artico, i ricercatori hanno principalmente trovato gomma nitrilica, acrilati e vernice, che vengono utilizzati in una serie di applicazioni. Data la sua resistenza a vari tipi di carburante e un’ampia gamma di temperature, la gomma nitrilica viene spesso utilizzata nelle guarnizioni e nei tubi. Le vernici contenenti plastica sono utilizzate in diversi settori, ad esempio per rivestire le superfici di edifici, navi, automobili e piattaforme petrolifere offshore. Vicino alla strada rurale della Baviera, i campioni contenevano in particolare vari tipi di gomma, che viene utilizzata in innumerevoli applicazioni, come i pneumatici per autoveicoli”.

Le microplastiche rappresentano un rischio per la salute dell’uomo, soprattutto quelle presenti negli oceani, che vengono inghiottite dai pesci, contaminando così la nostra alimentazione. Inoltre, sono presenti anche nella birra, nel miele, nell’acqua del rubinetto e nei cosmetici.

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Solo negli ultimi anni i ricercatori hanno iniziato a studiare il problema delle microplastiche trasportate dall’aria, dato che prima non avevano a disposizione adeguati strumenti di ricerca. Infatti, fino a poco tempo fa si analizzava un campione alla volta, cosa che però non permetteva di comprendere la gravità del problema. Poi, con l’avvento di nuove tecnologie, in ambito scientifico si è diffuso sempre di più l’utilizzo dell’imaging THz(Teraherz) dei microscopi a infrarossi, capaci di superare i materiali comuni, per permettere spettroscopie più approfondite. L’imaging THz, con l’ausilio dell’olografia digitale, permette di ottenere un’immagine 3D di ogni campione di microplastica, fino a quelli di 11 micrometri, per individuarne la provenienza. Questo permette di ridurre anche il margine d’errore durante l’analisi dei campioni rispetto a quelli prelevati a mano e il rischio di tralasciare particelle residue. La tecnica dell’imaging THz è stata fondamentale anche per alcune ricerche mediche sui tumori al seno.

Nonostante questo, la Bergmann dichiara: “Ad oggi non ci sono praticamente studi che indichino la misura in cui gli esseri umani sono soggetti alla contaminazione da microplastica. Inoltre, la maggior parte della ricerca si è concentrata su come gli animali o gli esseri umani assorbono la microplastica da ciò che mangiano. Ma una volta stabilito che grandi quantità di microplastica possono anche essere trasportate dall’aria, si pone naturalmente la questione se e quanta plastica stiamo inalando. I risultati più vecchi della ricerca medica offrono promettenti punti di partenza per lavorare in questa direzione. Ancora un altro aspetto che merita uno sguardo più da vicino in futuro”.

L’ONU ha stimato che le particelle di microplastica presenti nei mari sono 500 volte più numerose di tutte le stelle della Via Lattea.

Per risolvere il problema delle plastiche nel 2018 molti Paesi europei si sono attivati per un maggior riciclaggio dei rifiuti di plastica.

Inoltre, sono state adottate misure contro le microplastiche presenti nei cosmetici, nei tessuti, negli pneumatici e nei mozziconi di sigaretta. Alcuni materiali ossi-degradabili sono stati proibiti dal Parlamento Europeo, per ridurre l’inquinamento negli ecosistemi marini.

Francesco Ambrosio

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