«SONO I GIOVANI IL VERO “SEME DELLA SPERANZA”!»

Emiliano Reali racconta l’esperienza nelle scuole e presenta la nuova edizione del suo romanzo eco-fantasy con prefazione di Alessandro Cecchi Paone

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Nel 2010 esordiva “Il seme della speranza”, nato dalla penna dello scrittore e blogger Emiliano Reali, oggi alla sua terza uscita edita da Scatole Parlanti. Un romanzo innovativo nel genere e nei contenuti, che ha riscosso un successo tale da essere adottato per lo svolgimento di esercitazioni e laboratori nelle scuole in virtù del suo spiccato valore educativo. A tal proposito, abbiamo avuto il piacere di porre alcune domande all’autore, entrando nel vivo delle esperienze che l’hanno coinvolto nell’ultimo anno…

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“I libri di Emiliano Reali sono coronati da successo tra i giovani e nelle scuole, nel genere Fantasy”: si apre così la prefazione di Alessandro Checchi Paone nella nuova edizione de “Il seme della speranza”. Ti aspettavi un simile riscontro in ambito scolastico, che ha fatto del tuo volume un vero e proprio supporto didattico?

Sinceramente no, ma lo speravo. Ciò mi ricompensa dalla fatica e dai sacrifici affrontati per realizzare questo progetto. Sono molto felice soprattutto della trasversalità delle scuole che lo stanno utilizzando. Licei linguistici, licei scientifici, licei musicali, licei artistici, scuole medie, addirittura alcune scuole primarie lo acquisiranno per lavorare con i più piccoli sui concetti affrontati nel libro.

Quale energia e quali idee hai avuto modo di raccogliere nel corso dei tuoi incontri con le classi?

I ragazzi sono splendidi: curiosi, timidi, spontanei, ribelli, autentici. Hanno ancora tante delle belle qualità che molti adulti perdono, castrati dalle convenzioni sociali e dalla quotidianità abbrutente. Loro mi hanno regalato molto di più di quello che penso di esser riuscito a dare. In quegli sguardi ho ritrovato piccoli frammenti di me, l’emozione è stata enorme unita alla consapevolezza che loro debbano essere i nostri interlocutori: sono affamati di uno scambio che ahimè avviene troppo di rado. Quando si accorgono di essere ascoltati riescono ad aprirsi.

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Pensi che le nuove generazioni siano pronte ad innescare una rivoluzione culturale che possa condurre a stili di vita più sostenibili da parte di tutti, sensibilizzando anche le istituzioni nazionali ed internazionali?

I giovani valgono molto di più di quello che si crede, il futuro è loro e se resi consapevoli faranno di tutto per riprenderselo. A noi il compito di guidarli verso la conoscenza: loro poi, sono certo, ne faranno buon uso. L’esempio di Greta Thunberg è evidente: una miccia, serve quella. E per accendere il desiderio di esercitare il libero arbitrio non c’è nulla di meglio che il sapere. Perché alcuni esponenti politici si scagliano contro il ddl Zan e l’educazione sessuale nelle scuole? Perché adulti ignoranti sono più suggestionabili e crederanno alle fandonie e ai luoghi comuni che spietati e ignobili manipolatori vogliono propinargli.

Altro fil rouge del tuo romanzo è il tema dell’amicizia, raccontato attraverso il legame tra i due giovani spiriti Eres e Acerbo. Credi che l’emergenza pandemica abbia condotto ad una involuzione dei rapporti umani, specie tra gli adolescenti?

C’è fame di abbracci, di calore, di presenza. Credo piuttosto il contrario: la pandemia ha reso i ragazzi consapevoli di quanto sia bello stare insieme e condividere, portandoli a comprendere che ciò che viene spesso dato per scontato in realtà non lo è. Mi viene da pensare anche alla scuola: il desiderio dei giovani di tornare tra le mura scolastiche testimonia proprio un urgente bisogno di vita, quella vera, vissuta guardandosi negli occhi.

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Parliamo di progetti per il futuro: sono in cantiere ulteriori opere legate alle tematiche educative ed ambientali oppure desideri esplorare nuovi orizzonti?

Di progetti ce ne sono tanti, in ambiti vari; per ora preferisco mantenere il riserbo. Però ci tengo a parlare della prossima uscita de “Il seme della speranza” per il CILP (Centro Internazionale del Libro Parlato). Grazie alla voce multiforme di Stelio Alvino verrà realizzato un audiolibro per le persone cieche, ipovedenti, allettate, distrofiche e dislessiche, per far sì che una goccia di speranza raggiunga anche chi vive situazioni complesse e di sofferenza.

In chiusura, quale messaggio rivolgeresti ai nostri e ai tuoi lettori?

Consiglio di leggere, di farlo molto. Un libro può salvare la vita, può sollevarci da problemi che apparentemente sembrano schiaccianti e offrirci visioni altre per relativizzare; addirittura può fornirci risposte. Ma non solo: suggerisco anche di andare al cinema, a teatro, alle mostre. Di nutrirsi di bellezza, insomma, perché la cultura rende liberi e se vogliamo esserlo bisogna difenderla e farcene promotori usufruendone. Se alcuni politici e alcune frange delle istituzioni vogliono togliercela è perché è pericolosa ai loro occhi, un ostacolo alle loro manipolazioni e ai loro interessi personali.

Federica Marocchino

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