"AMO IL DOLCE DELLA VITA E L’ASPRO DELL’ARANCIA"

In esclusiva l’ intervista a Martina Gatto

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cms_23262/0.jpgDopo in grande successo e la vittoria al Roma Comic Off, nel 2019, a grande richiesta, torna in scena, a Roma il 24 e il 25 settembre, al Teatro Belli, Cioccolato all’Arancia.

Vero e proprio “one woman show” in cui l’attrice Martina Gatto (anche autrice della pièce) intrattiene e coinvolge gli spettatori/spettatrici nel ruolo di una donna intelligente ma confusa, ironica ma preoccupata, talentuosa ma ansiosa.

Per cinquantacinque minuti la protagonista si confida con il pubblico, trascinandolo e rendendo lo spettacolo interattivo e pieno di sorprese. Un testo delicato, uno sguardo leggero sulla completezza della vita.

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Ti identifichi nel cioccolato all’arancia o ami anche il cioccolato fondente o quello al latte?

Assolutamente no perchè amo il dolce della vita e l’aspro dell’arancia e penso sia il gusto perfetto per identificare la vita. Ha il bilanciamento che ci deve essere tra gioie e dolori e l’unione per poter apprezzare entrambi e la vita.

Sei anche autrice, come nasce l’idea?

Nasce in un periodo particolare della mia vita in cui sembra che il mondo mi stia cadendo addosso e la stessa cosa succede anche alla protagonista che non si riconosce più perché le accadono delle cose strane. Nasce da un’esperienza personale ma anche in maniera spontanea perchè ho messo le mani sul computer tutto è uscito come un fiume in piena. Il testo nasce come corto teatrale sulla gelateria. Nasce anche da quei momenti della vita in cui si cambia tutto perché siamo indecise su come vestirci, cosa fare nella vita, scegliere l’amore di sempre o la passione di una serata ed è un po’ come quando in gelateria si scelgono i gusti da mettere sul gelato.

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Nella pièce si parla anche molto di cioccolato al latte perché la protagonista riceve una notizia di carattere medico ed entra in crisi. Il problema è abbastanza banale ma lei reagisce in malo modo.
E’ un “one woman show” e parte da un premio che hai ricevuto il “Comic off di Roma”.

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Sì ed è bello che abbiano usato questa dicitura per il titolo e la categoria. Dire solo monologo è scontato e invece la dicitura scelta mette la donna al centro,lo sono io e il mio team è abbastanza al femminile, dalla regista all’aiuto regista. E’ uno spettacolo in cui ovviamente si parla di donne ma colpisce anche gli uomini. Il bello del concorso è stato quello di aver vinto senza conoscere nessuno ed era comunque pieno di monologhi scritti sia da uomini che da donne.Oltre al premio come miglior monologo,ho vinto anche come miglior attrice. Il Comic off ci ha dato anche un contributo economico e di questi tempi non può che fare bene e ci ha permesso di abbellire con pochi elementi scenici. E’ stata un’esperienza fortunata e meritata. Non ho avuto raccomandazioni neanche al primo concorso che ho fatto al Teatro Lo Spazio. Sono andata da profana ed è la soddisfazione più grande. E’ stato tre anni fa e volevo mettermi alla prova. Ho cliccato banalmente su concorsi corti teatrali e ho iniziato a partecipare. Nel 2019 un amico mi ha fatto partecipare a Comic off per provare e abbiamo deciso di riprovare perchè ogni volta gli stimoli sono diversi. E’ molto faticoso fare “uno spettacolo indipendente, autoprodotto, artigianale nel vero senso della parola, se vinci qualche premio ti dà quella forza che ti fa dire “forse non siamo così pazzi e qualcosa la stiamo facendo bene”.

Sulla scena sei confusa, intelligente, ironica, preoccupata, talentuosa e ansiosa. Qual è la caratteristica che ti definisce di più?

Confusa perché faccio tante cose “come solo una donna può fare”. Parlo anche del fatto che ci riempiamo di cose da fare, di che altri ci danno ma in realtà vorremmo dire solo basta o lasciatemi vivere come voglio. Mi sento indecisa ma anche decisa. Porsi dei dubbi significa anche essere vivi. Ho tutte le dicotomie che la vita porta.

Sei in lotta con il tempo o riesci anche a rilassarti?

Assolutamente in lotta con il tempo ma sto cercando di migliorare perchè se devo fare mille cose, cerco di ritagliare un po’ di tempo per me.Nella pièce sono perennemente in lotta, la protagonista non respira, conta i secondi ma sta perdendo tempo prezioso per la sua vita e lotta.

Una ragazza presa dall’ansia perchè ha paura di fare la scelta giusta, ti è mai capitato nella vita?

Assolutamente sì ed è quello che mi ha fatto scattare l’idea del testo. Ho messo in discussione un legame d’amore molto solido ma so che ci siamo passati tutti. Da lì è scattata la domanda di cosa volessi fare nella vita.E’ sempre difficile e doloroso prendere determinate scelte che la vita ci chiede.

Cos’è per te la completezza della vita?

Fare il lavoro dei propri sogni e che ti appaga e ti fa andare avanti. Il lavoro ci fa venire la luce negli occhi che è una cosa fondamentale. Sia se riguarda il lavoro, la vita sentimentale, la famiglia, il benessere personale, Si può stare bene anche da soli, l’importante è sentire il brivido. Nel momento in cui diventiamo automi e facciamo le cose senza un minimo di passione abbiamo perso la passione.

Quante volte è già andato in scena lo spettacolo?

Questo è uno spettacolo artigianale ma fortunato. E’ la quarta replica romana. In tutte le repliche precedenti è andato sempre sold out. L’abbiamo fatto anche in altre città. Il Belli per me è il tempio del cuore perché ho collaborato con loro e con Antonio Salines per anni. Sono cresciuta in quel teatro e tornare lì a pochi mesi dalla sua morte per me è un’emozione unica!
E’ stato il primo a vedere una prova aperta. L’ha visto per la prima volta due anni fa. Ci ha dato dei consigli ed è stato il primo vero spettatore. Quando l’ho visto per l’ultima volta a giugno mi ha pregato di fare questo spettacolo al Belli perché lo voleva rivedere ma purtroppo non ce l’ha fatta. Lui ci ha lasciati ma so per certo che lui sarà con noi al suo posto, in fondo alla sala a destra.

Saperlo lì comunque, ti dà sicurezza?

Sono molto felice di essere lì!

(foto uff. stampa- scatti di Germana Ruscio - si ringrazia)

Elisabetta Ruffolo

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