"Contro Trump stessi metodi del Russiagate"

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"Contro Trump stessi metodi del Russiagate"

parla l’ex collaboratrice di Mifsud

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(Marco Liconti)- Colpi bassi, bufale, fake news, manipolazioni, menzogne "senza alcun limite", con i media "mainstream" impegnati al fianco del ’Deepstate’ per "impedire la rielezione di Trump". E’ un quadro inquietante della politica Usa quello che dipinge Simona Mangiante Papadopoulos. Avvocato di Caserta, ex testimone chiave del ’Russiagate’, la Mangiante è passata dall’amicizia con l’ex vicepresidente piddino del Parlamento europeo Gianni Pittella e al lavoro per i gruppi parlamentari a Bruxelles e Strasburgo alla spy story sui presunti rapporti (mai provati) tra Donald Trump e Mosca e infine alla militanza nelle ’Women for Trump’ che sostengono la rielezione del presidente "La politica americana è molto più violenta e divisa della politica europea. Il fine giustifica i mezzi all’ennesima potenza, ma i mezzi a volte sono assolutamente spudorati", dice all’Adnkronos la Mangiante, raggiunta telefonicamente ad Atlanta, dove era impegnata in un evento elettorale a favore di Trump.

La Mangiante, dopo aver chiarito il suo presunto ruolo nella vicenda Russiagate - "sono stata etichettata come una spia di Putin" - ed aver sposato George Papadopoulos, altro personaggio chiave del presunto intreccio Trump-Mosca, vive stabilmente negli Stati Uniti e alterna al lavoro di modella la frequentazione degli ambienti repubblicani. Lei e il marito sono presentati durante questa campagna presidenziale come ’testimonial’ del tentativo del ’Sistema’ di distruggere Trump, oggi come nel 2016.

"E’ importante far capire fino a che punto il governo manovra le informazioni", dice la Mangiante, che ricorda, "sono stata interrogata dall’Fbi e dal Congresso e mai accusata formalmente di nulla". Per "governo", la Mangiante intende quello che suo marito George ha bollato appunto come "Deepstate", come nel titolo di un suo libro nel quale ricostruisce, dal suo punto di vista, la intricata vicenda che lo portò a diventare la ’molla’ che fece scattare nel 2016 l’indagine dell’Fbi sulla campagna Trump. Una vicenda, con propaggini anche italiane, che secondo i Repubblicani fu solo un tentativo dei Democratici e degli ’apparati’ a loro vicini per compromettere l’allora candidato Trump e che si è trascinata per anni solo per azzopparne la Presidenza.

"Ci sono elementi comprovati di interferenza delle istituzioni americane nel processo elettorale", sostiene la Mangiante. "La vicenda di mio marito George si è conclusa con una sentenza di condanna di 12 giorni (per aver fornito informazioni fuorvianti all’Fbi, ndr), siamo stati travolti per nulla". Occorre ricordare che, secondo le conclusioni dell’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller, George Papadopoulos, all’epoca consulente della campagna presidenziale di Trump, fu il personaggio che si lasciò sfuggire che i russi avevano materiale "sporco" su Hillary Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate. A fornirgli l’informazione, nella primavera del 2016, ha stabilito l’inchiesta, fu Joseph Mifsud, professore maltese della romana Link Campus University, misteriosamente scomparso da anni.

Il libro di George Papadopoulos, "Deepstate target", rivendica la Mangiante, "è diventato la road-map per l’indagine del procuratore John Durham. E’ questo il suo contributo alla campagna presidenziale". John Durham, va anche questo ricordato, è il procuratore incaricato dal ministro della Giustizia William Barr di indagare sulla genesi del Russiagate e sul presunto complotto democratico ai danni di Trump. Le conclusioni della sua indagine erano attese dagli ambienti repubblicani come la ’bomba’ che avrebbe finalmente svelato all’America e al mondo le macchinazioni ai danni di Trump.

Finora, tutte le indagini volute dai repubblicani dopo l’ingresso di Trump alla Casa Bianca e la conclusione con un nulla di fatto dell’inchiesta Mueller, hanno mostrato sicuramente abusi e pregiudizio da parte dei funzionari dell’Fbi dell’epoca nei confronti di Trump, ma nessuna volontà ’politica’ o ordine diretto da parte dell’Amministrazione Obama e dei democratici contro il presidente. "Perché la bomba non è ancora scoppiata? Per lo stesso motivo per cui viene ignorata la storia del computer di Hunter Biden", dice la Mangiante, in riferimento alla vicenda delle email del figlio di Joe Biden, che secondo i repubblicani dimostrerebbero il coinvolgimento dell’ex vicepresidente negli affari più o meno controversi del figlio con l’Ucraina e la Cina.

"Se Trump verrà rieletto, la bomba scoppierà, altrimenti verrà tutto sotterrato", sostiene la Mangiante. "Il Deepstate - insiste- ora lavora per impedire la rielezione di Trump. E’ quello il vero potere, che ha cercato di interferire nelle elezioni per mantenere la sua egemonia. Roba Unione Sovietica". Ancora, lamenta la Mangiante, "dell’America ho scoperto che mentono senza alcun limite. I media mainstream sono strumenti di propaganda. Nessuna emittente televisiva in Italia arriva a tanto".

Ma per Trump non ci sono più margini di rimonta? "Se Trump non avesse dovuto difendersi da tutte le bufale avremmo risultati ancora maggiori. C’è un clima di guerra assoluta, Trump ha un sistema contro di lui, ma è un guerriero. Senza Trump sarà comunque un’America triste". Ma in questi suoi tour elettorali attraverso l’America al fianco del marito, c’è mai stato un incontro con il presidente? "Finora no. Siano entrambi in attesa di un incontro. Siamo stati alla Casa Bianca la scorsa settimana per incontrare lo staff del presidente, ma in questo momento un incontro diretto potrebbe essere strumentalizzato".

Sì, perché sullo sfondo c’è ancora la vicenda del Russiagate, non ancora definita in tutti i suoi contorni e protagonisti, a cominciare dal misterioso Joseph Mifsud. La Mangiante lo conobbe nell’autunno del 2016, quando terminato il suo contratto all’Europarlamento, Gianni Pittella le suggerì di prendere contatti col professore maltese, che era appena diventato direttore del London Center of international law practice, un think tank che secondo alcuni era solamente una copertura per agenti e informatori dei servizi di intelligence britannici e alleati.

Insomma, che fine ha fatto Mifsud? "Non ne ho idea, ma nessuno può scomparire, vivo o morto, dai registri pubblici. Confermo che secondo me, il giorno in cui incontrò George, era coinvolto in qualcosa di più di una semplice attività accademica. Spero sia vivo e vegeto e che stia bene. In condizioni ordinarie, se una persona scompare si apre un’inchiesta". E in effetti, di Joseph Mifsud, l’uomo chiave del Russiagate, a parte un nastro con una voce che sosteneva di essere il professore maltese, recapitato all’Adnkronos lo scorso novembre, non si sa più nulla da tre anni.

Redazione

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