"IL PRESTITO" AL TEATRO GOLDEN DI ROMA

Intervista a Pino Quartullo e Gianluca Ramazzotti

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cms_23428/1.jpgAl Teatro Golden di Roma fino al 10 ottobre “Il Prestito” di Jordi Galaran, per la Regia di Giampiero Solari, con Pino Quartullo e Gianluca Ramazzotti.

Nel 2014 debuttò in Prima nazionale al Festival di Borgio Verezzi e il ruolo da direttore che oggi è di Pino Quartullo, allora era di Antonio Catania.
In maniera paradossale il testo affonda il coltello in un dramma sociale, la crisi economica che ormai fa parte del nostro vivere quotidiano e con il Covid è anche peggiorata.
L’autore si diverte a ridicolizzare il valore che diamo al denaro, rispetto a quello che concediamo alle persone.
Un uomo (Gianluca Ramazzotti) si reca presso la filiale di una banca per la concessione di un piccolo prestito indispensabile per lui e per la sua vita. Non disponendo di proprietà presta come garanzie la sua “parola d’onore” e la sua “qualità di uomo onesto”.
Il rifiuto da parte del Direttore (Pino Quartullo) innesca una serie di meccanismi esilaranti, mettendo in luce dei paradossi a cui ormai siamo abituati quotidianamente,
Le situazioni spiazzanti si susseguono a ritmi veloci ma lo scopo della Commedia non è quello di lanciare un messaggio morale ma di creare uno spettacolo divertente.

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Pino Quartullo:“Il Prestito” mai titolo fu più attuale vista la crisi che stiamo vivendo!

cms_23428/3.jpgIl bisogno di soldi purtroppo c’è sempre stato, oggi più che raccontare le persone che hanno bisogno di soldi, punta il dito sulle disgrazie di un Direttore di banca perché la persona che gli chiede un prestito che in qualche modo è un pretesto per raccontare la storia di quest’uomo che sta per essere lasciato dalla moglie e lo scopre per una coincidenza perché la persona che chiede il prestito si intrufola nella sua vita e glielo fa scoprire.
E’ una commedia molto astuta perché sembra trainata da chi chiede il prestito e invece ci sono altre sorprese, ribaltamenti. Un testo molto collaudato ed è stato rappresentato in moltissime città italiane ma anche in Spagna. Ha riscosso sempre molto successo perché parla di problemi contingenti e di storie umane e si sa che a teatro e al cinema sono le cose più importanti.

cms_23428/4.jpgGianluca Ramazzotti: E’ un testo molto attuale perché quando si parla di banche c’è sempre una situazione molto tesa tra le due parti. Con la pandemia si è accentuato perché la situazione dei singoli è diventata insostenibile. Stare a casa perché molti hanno perso il posto di lavoro. Andare in banca a chiedere un prestito rimane comunque un evergreen importante nella vita di ciascuno di noi. Più o meno è capitato a tutti di avere a che fare con le banche ed è spiegato il motivo per cui ancora oggi questo testo è molto attuale.

Direttore, le minacce prospettate dal cliente, in un primo momento non sembrano preoccuparla molto! Nella seconda parte i ruoli si ribaltano!

Pino Quartullo:Sì perché in qualche modo sembra che mia moglie voglia lasciarmi per il fatto che non ho concesso il prestito a quest’uomo. Solo alla fine scopriremo che la realtà è un’altra. Io stesso mai avrei pensato che uno sconosciuto potesse mettere in bilico la mia vita. In effetti la colpa non è sua ma è la mia vita che è già in bilico. Si scoprirà nel finale.
Gianluca Ramazzotti: Il testo è scritto in maniera tale che all’inizio il pubblico ha un’empatia molto forte nei confronti di chi chiede il prestito ma poi ci si rende conto che la condizione umana coinvolge entrambi. Si capisce che anche i direttori di banca sono esseri umani, hanno i loro problemi di cui la gente non è al corrente. Danno un servizio e quindi a volte anche un diniego da parte di un direttore non significa che sia un robot. Ad un certo punto il pubblico ha empatia anche per lui.

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Il cliente dice “Le do la mia parola”! Lei risponde“La sua parola non conta nulla”. Oggi quanto conta una parola data?

Pino Quartullo:Un direttore di banca ha un margine per poterlo concedere. E’ un pò come un regista che fa un cast per un film e in poco tempo deve capire chi ha di fronte e se l’attore che ha davanti è giusto per il ruolo. Nello stesso tempo il Direttore di banca deve capire se la persona che ha davanti aldilà delle garanzie che può offrire possa essere solvibile o meno. La parola che dà questa persona potrebbe essere non abbastanza rassicurante. In altri casi potrebbe bastarmi. E’ molto soggettivo! infatti poi mi viene detto che io faccio come voglio, posso gestire questo mio margine a mio piacimento e a mio insindacabile giudizio. E’ una cosa molto disdicevole. Purtroppo però è così.
Gianluca Ramazzotti: Una volta la parola era importante, fino agli anni 80 ci si stringeva la mano per suggellare il patto e sottolineare il valore della parola.Con le banche la parola vale fino ad un certo punto. Conta sotto l’aspetto economico. Se a questa parola uno riesce ad associare anche un aspetto economico importante, la banca gli concede il prestito.Il sistema è un pò a circolo vizioso.Molte persone si trovano coinvolte. E’ un cane che si morde la coda.

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Quando sua moglie la lascia, il Cliente dice: “Guarda che i sentimenti non sono una scienza!” Perché?

Pino Quartullo:I sentimenti non sono una scienza ma si basano su valide statistiche. .Non dubito di mia moglie ma ad un certo punto quando mi comincia a chiedere di questo cliente che presuppone di poterla sedurre, qualche dubbio mi viene. Viene a mancare anche la certezza del sentimento che presuppongo radicato in mia moglie e ad un certo punto vacilla e mi vengono molti dubbi. I sentimenti sono opinabili, nessuno può conoscerli se non il soggetto che li prova. E’ anche il bello del nostro esistere e che ognuno racchiude in sé. Non sappiamo mai bene chi è l’altro.

Quando la moglie del Direttore lo lascia perché lei gli dice “Guarda che i sentimenti non sono una scienza”.

Gianluca Ramazzotti: I sentimenti vanno alimentati, non è una scienza esatta, non è un numero periodico, un problema algebrico e anche cambiando l’ordine dei numeri, il risultato è sempre lo stesso. Due più due fa sempre quattro ma nella vita normale un sentimento non è sempre uguale, cambia e va alimentato.

Elisabetta Ruffolo

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