"LA TOVAGLIA DI TRILUSSA"

La nostra intervista a Ariele Vincenti

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cms_23392/2_1633483781.jpg“La tovaglia di Trilussa” di Ariele Vincenti e Manfredi Rutelli.

Con Ariele Vincenti.

Musiche dal vivo del Maestro Pino Cagnolosi.

Supervisione Registica di Nicola Pistoia.

Remo è un custode dello zoo di Roma che diventa amico del poeta Trilussa durante le passeggiate che fanno insieme.

Una sera il Poeta ormai settantenne, lo invita per la prima volta a cena in osteria e complici un buon vino e i piatti tipici romani si trovano nella Roma di una volta.

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Il titolo a cosa è dovuto?

Durante le ricerche che ho fatto, ho scoperto che Trilussa in vecchiaia non se la passava bene economicamente e siccome lui era amante delle Osterie,quando non aveva soldi per pagare, scriveva dei versi sulla tovaglia di carta unta, la strappava e la dava all’oste per pagare la cena. Da lì insieme al coautore Manfredi Rutelli è nata l’idea dell’ambientazione in un’antica osteria. È Stato il pretesto drammaturgico per poi costruire lo spettacolo.
E’ stato Simone Cristicchi a spingermi a raccontarlo.

cms_23392/0.jpgChi è Remo e cosa lo lega a Trilussa?

E’ un mio nonno immaginario che lavorava come custode allo zoo di Roma che era un luogo frequentato molto spesso da Trilussa e grazie alle loro lunghe passeggiate, è nata l’amicizia.
Una sera Trilussa decide di invitarlo a cena e gli racconterà sia la sua vita che la sua poetica.
Sono io a raccontare in prima persona la storia e ogni tanto si entra nell’Osteria per rivivere la Roma in bianco e nero, quella di una volta… quella dei quartini di vino, di sfilatini burro e alici. Purtroppo è una Roma che non esiste più!
Trilussa era molto stimato dagli intellettuali dell’epoca, Pascoli, D’Annunzio, Pirandello, De Filippo, Elsa Morante che da giovanissima andava sotto casa sua per fargli leggere le prime cose che scriveva e gli chiedeva dei consigli.
E’ stato uno dei pochi poeti che è riuscito a vivere solo di scrittura, in un’Italia che a fine 800 non dimentichiamo che aveva un tasso di analfabetismo del 70%.

Un ricordo scolastico di Trilussa, qual è?

Purtroppo non ne ho, l’ho sempre recitato, mi è sempre piaciuta la poesia romanesca, mi cimentavo con Belli, Pascarella. Questo spettacolo è stato il pretesto per approfondire la sua vita straordinaria come la sua poetica.Lanciava le mode, tutte le donne lo corteggiavano. In giro per Roma veniva riconosciuto da tutti, sotto casa sua si riunivano curiosi che lo volevano incontrare. Ricordi scolastici non ne ho, grazie al Teatro sono riuscito ad approfondire e adesso la farò conoscere al pubblico.

I giovani di oggi che ricordi hanno di Trilussa?

Non credo se non per la statua in Piazza Trilussa che non gli rende giustizia perché lui era bellissimo e sembra vecchio e stanco.E’ stato un poeta a tutto tondo, piace a tutti perché parla di temi universali con ironia ma anche con un pizzico di malinconia.

Elisabetta Ruffolo

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