"Profanata l’immagine di Dio”

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E’ un atto di profonda compassione e, insieme, di sentito mea culpa quello che vede Papa Francesco chiedere perdono alle vittime di abusi sessuali da parte di religiosi nella messa mattutina di lunedì scorso a Santa Marta, officiata in presenza di sei vittime provenienti da Germania, Irlanda e Regno Unito. Le sei vittime sono giunte a Santa Marta domenica sera, poi, lunedì 7 luglio, alle 7,00, si è celebrata la messa e nel pomeriggio, sempre di lunedì, Papa Francesco ha tenuto, con queste, incontri privati durati più di tre ore.

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Un segnale forte da parte del Papa che, condannando come “atti esecrabili” le violenze subite dalle vittime, ha manifestato la sua completa vicinanza “ai colpiti da quella che è una vera e propria piaga” e ha promesso maggiore impegno alla lotta per un fenomeno che mina la credibilità stessa della Chiesa. L’incontro del Papa con le vittime si è svolto nel più ampio progetto della seconda riunione della Pontificia Commissione per la tutela dei minori tenutasi lo scorso 3 maggio presso la Casa Santa Marta in Vaticano, la quale nasce, rispondendo alle precise richieste del Papa, allo scopo di proporre iniziative per incoraggiare la responsabilità locale nel mondo e la condivisione delle pratiche migliori per la protezione di tutti i minori, con adeguati programmi di addestramento, educazione, formazione e risposte agli abusi che prevedono importanti iniziative e strategie volte a sensibilizzare i cittadini sulle tragiche conseguenze degli abusi sessuali e sulle altrettante devastanti conseguenze del mancato ascolto, dei mancati rapporti di sospetti di abusi e del mancato sostegno alle vittime e alle loro famiglie.

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Della Commissione, di cui il cardinale Sean O’Malley è coordinatore, attualmente composta da quattro uomini e quattro donne tra laici e religiosi, fa parte l’irlandese Marie Collins, abusata da bambina da un sacerdote. In questo lavoro, i membri della commissione si avvarranno della collaborazione delle autorità civili, segnalando anche i reati riguardanti il clero dichiarato colpevole.

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Fortemente scosso, qualche mese fa, dalle pesanti accuse della commissione Onu per i diritti violati dei minori a causa dei preti pedofili, presentate in un durissimo rapporto di sedici pagine, nelle quali si esprime la pesante denuncia delle politiche della Santa Sede che hanno permesso, per anni, a religiosi di abusare sessualmente di migliaia di bambini e ragazzi, Papa Francesco ha risposto impegnandosi non solo a sottoporre a minuziosi esami il rapporto Onu e a garantire tempestivi provvedimenti per la rimozione dei responsabili di quegli atti e la loro eventuale consegna alle autorità civili, ma ha altresì garantito il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e secondo quei valori morali e religiosi da sempre promossi dalla stessa dottrina cattolica.

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E alle parole, Papa Francesco, di lì a poco, ha fatto seguire i fatti. Non solo, infatti, Bergoglio ha istituito la Pontificia Commissione anti-pedofilia, ma nella omelia della messa di lunedì scorso, ha ufficialmente chiesto perdono per i gravi crimini sessuali del clero, ribadendo, con parole accorate e commosse, la propria sofferenza e la propria vergogna. Impegnato, sin dal suo insediamento, a prendere le distanze da ogni cerimoniosità e testimone di uno stile sobrio e solidale con la povertà, forse, davvero, Papa Francesco, così continuando, riuscirà a porsi come guida di un umanesimo nuovo, faro di civiltà in un tempo drammatico per l’umanità; forse, davvero, incarnerà la voce di quel rinnovamento tanto sognato e invocato. Da tempo, da tutti.

Mary Divella

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