"VENISE SAUVÈE" DI SIMONE WEIL

"Salvare Venezia" di Gabriella Bianco

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Un interessante saggio, filosofico, teatrale e poetico al tempo stesso. Due interpretazioni incentrate su Venezia: "Venise sauvée”, tragedia in tre atti di Simone Weil e"Salvare Venezia", ​​"Save Venice", ​​dramma in due atti e sceneggiatura cinematografica di Gabriella Bianco. (A. G.)

"Coloro che sognano di notte, si svegliano al mattino per scoprire la vanità dei loro sogni. Ma coloro che sognano di giorno sono uomini pericolosi, capaci di recitare il loro sogno a occhi aperti, fino a renderlo possibile".

"Gli uomini d’azione e d’avventura sono i sognatori: preferiscono il sogno alla realtà. Essi costringono gli altri a sognare i loro sogni con le armi. Il vincitore vive il suo proprio sogno, il vinto vive il sogno di altri ".

Simone Weil, “Venise sauvée”

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Sulla base del resoconto di Saint-Real, la "Conjuration des Espagnols contre la République de Venise", che narra quando nel 1618 gli spagnoli tentarono di impadronirsi di Venezia, occuparla e distruggerla, Simone Weil scrive sulla necessità morale che porterebbe la Spagna a avverare questo piano - la realizzazione dell’unione della cristianità -, senza dimenticare le cause oggettive, l’urgenza di fermare il pericolo turco e l’ambizione di concretizzare l’ unificazione europea sotto l’impero spagnolo.

cms_23954/2v.jpgNella tragedia incompiuta "Venise sauvée" di Simone Weil, Venezia appare come l’arena dell’ esercizio del Governo – il Consiglio dei Dieci –, dell’amore incondizionato - Violetta –, del desiderio di potere – Renaud - incaricato di preparare la cospirazione degli spagnoli contro la Repubblica di Venezia, dell’ambizione di Pierre, responsabile delle operazioni militari e dei cospiratori, con il sostegno del Marchese de Bedmar, ambasciatore spagnolo a Venezia -, e di pietà – Jaffier, cospiratore e amico di Pierre.

Davanti alla città perfetta che sta per cadere nell’incubo violento della forza, un uomo, un cospiratore, un mercenario, la cui storia lo ha sradicato da ogni appartenenza, in un’esplosione inaspettata di pura spiritualità, dentro la logica politico-sociale dominato dalla forza, ’vede’ la città e in un gesto di apparente irrazionalità, la salva.

cms_23954/3.jpgIl teatro greco ’immobile’ che Simone sceglie come modello di questa tragedia, si concentra nella conversione della coscienza di uno dei cospiratori, Jaffier, che, in un gesto di pietà che diventa rito, fa naufragare la congiura e, fermando il corso della storia, salva la città e la restituisce ad un’altra storia, all’indipendenza dagli spagnoli, al suo glorioso passato repubblicano e al suo futuro in libertà.

Di fronte alla razionalità politica secondo cui i congiurati calcolano l’efficacia della loro impresa, tesa ad espandere il potere della Spagna e salvare la dignità dei mercenari, lo sguardo di Jaffier sulla città è molto diverso da quello del dominio. È forse proprio grazie al suo personale sradicamento umano e politico, che Jaffier assume la prospettiva dello spirito, sceglie la bellezza, rompe il discorso di Renaud sul realismo politico e la logica del vincitore, che sarebbero caduti su Venezia e avrebbero distrutto e umiliato la città sconfitta, la vede com’è e come potrebbe essere domani: "Moi, dont les yeux voient quelle cité devra périr", "Io, i cui occhi vedono quale città dovrà perire", denuncia la congiura e salva la città.

La parola ’distruzione’ esce da ogni vaghezza e Jaffier sventa un’ azione precisa: il ’gioiello rosa’ che è Venezia, destinato ad essere completamente annientato, verrà salvato. Nella sua decisione di rivelare la cospirazione e salvare la città, Jaffier sembra un mistero incomprensibile e, nella perdita di sé, lui stesso, lui, il traditore e il perdente, precipita nella sventura. Nella città dove vede l’armonia tra il naturale e il soprannaturale, Jaffier si riconcilia con la società, dalla quale il suo status di mercenario lo aveva esiliato, e “prendendo coscienza di essere a casa in esilio”, abbraccia la sventura, che lo condannerà alla sconfitta: "Mio Dio, non posso né morire né vivere. Tutto il mio crimine è aver avuto pietà".

cms_23954/4.jpgE infatti, se la sua decisione salva la città, essa causa la tortura e la morte dei suoi compagni.

Con questa fatale decisione, Jaffier entra nel mondo degli sventurati ed il suo puro amore per la città lo rende spregevole agli occhi dei compagni e degli uomini: "Le mie lacrime, solo, l’unico diritto che rimane agli sventurati".

Se la bellezza è la "traccia dell’infinita misericordia divina" nella creazione, come per Jaffier davanti a Venezia, la bellezza sospende il suo sogno di potere ed egli diventa il testimone dello stato ’miracoloso’, che rappresenta il ritiro dal potere.

Da questo punto di vista, "Jaffier è la persona perfetta del ’Trauerspiel’, che oscilla tra la natura e il soprannaturale, che agisce senza avere basi concrete che provino le ragioni del suo operato, ma è destinato ad essere sempre incerto sull’origine della sua vocazione”.

Proprio perché il gesto di Jaffier è eroico e folle allo stesso tempo, quel gesto non può essere iscritto nel progetto politico e nella logica del potere - che lo salverebbe dal suo destino di mercenario - ma piuttosto un’improvvisa conversione di coscienza, nella sua incomprensibilità, permette a Jaffier di abbracciare la causa della città. La purezza dei sentimenti che legano un individuo alla sua città, è incarnata da Violetta, il cui amore esprime il suo naturale ’enracinement’, che non ha nulla a che fare con il desiderio di dominio: "Dio non permetterà che una cosa così bella venga distrutta. Una cosa come Venezia che nessuno può fare, solo Dio. Quello che un uomo può fare è preservare le meraviglie che esistono".

"Che gioia oggi per noi, il popolo di Venezia - diranno i cittadini dopo aver appreso della congiura evitata -, questa regina del mare, dove il più umile si sente re, guarda la nostra città nel giorno della festa più bella, sottratta per miracolo, al pericolo che la minacciava!”

Città quindi come società, come architettura, come organizzazione sociale, come bellezza e ordine che corrispondono alla vita di una comunità e all’ordine armonioso dell’universo, non solo città utopica, ma realtà urbana concreta, verso un’armonia che pensa alla città ideale come buona e come armonia, come ’metaxu’, la città degli uomini e la città di Dio, nel tentativo platonico di pensare la città alla luce del bene.

Sulla legittimità dell’uso della forza imposta per ragioni di stato Simone
Weil, di fronte alla logica imposta dal potere politico, intende che il gesto ‘impolitico’ di Jaffier può essere solo di origine soprannaturale. In un parallelismo con il tema della forza e della pietà che Antigone esprime verso il fratello, contro il tiranno Creonte, che la condanna a morte, Jaffier, come Antigone, cerca la morte per quella stessa ‘follia d’amore’, per quella stessa sventura che lo fa traditore ed eroe, e abbraccia la morte come destino, fedele alla sua scelta di bellezza ed etica: "Ai miei occhi, presto senza sguardo, quanto è bella la città! È necessario che mi allontani dai luoghi dei vivi, senza mai più tornarvi. Dove vado, non si vede l’alba né una città"

Gabriella Bianco, “Salvare Venezia”.

cms_23954/5.jpg In questa riscrittura, il Pari di Spagna Alvaro Salgado sostituisce Renaud e prepara e coordina la distruzione e l’agonia di Venezia, ma lui, Jaffier, il traditore, fa crollare i piani della congiura, divenendo così allo stesso tempo traditore ed eroe.

Alla logica del gioco politico obbedisce anche il Segretario del Consiglio dei Dieci - cui Jaffier, in una drammatica notte, rivela la congiura -, che la ragione di Stato costringe a prendere le misure necessarie per sventare la congiura, torturare e mettere a morte i cospiratori, mentre condanna all’esilio Jaffier, dopo avergli dato la ricompensa che viene data ai traditori

Nella versione riscritta, senza nulla togliere all’irriducibilità del gesto, Jaffier, che reagisce al giogo della necessità, si riscatta anche per amore di Violetta, giungendo a vedere la città attraverso i suoi occhi: “Chi vorrebbe far del male a Venezia? Il nemico più odioso non avrebbe il cuore di farlo... (...) Fare del male a Venezia. La sua bellezza la difende meglio dei soldati, meglio della vigilanza degli uomini di Stato!”

La scelta di Jaffier non è riducibile politicamente, né può essere intesa nell’ambito di un qualche progetto, ma, in questa interpretazione, nel riscatto personale che l’amore di Violetta gli fa intravvedere, a Jaffier si profila una normalità che gli è sempre stata negata. Questa interpretazione non intende invalidare la denuncia della forza di Simone, che proietta la scelta di Jaffier sul piano soprannaturale. La distanza tra diritto e giustizia si rivela incolmabile. Su questa terra, "non c’è altra forza che la forza" e la giustizia resta distante “dalle necessità della vita sociale”.

Il conflitto, che necessita sempre di mediazione politica/valore, rimane presente, e, nonostante ogni progetto politico non possa non essere animato da un modello ideale, come Simone Weil aveva affermato nelle ’Réflexions’, sebbene la politica dovrebbe assumere la ’giustizia’ come proprio oggetto, l’istituzione determinata storicamente non potrà mai essere la rappresentazione compiuta del bene.

Jaffier, come il giusto che blocca lo scoppio violento del male, paga la conversione della coscienza con il sacrificio personale. Se reagire alla legge della forza, grazie anche alla forza dell’amore e purezza fra Violetta e Jaffier, come in questa interpretazione, portasse Jaffier alla perdita della realtà, solo il sogno del vincitore avrebbe ragione e diritto di esistere. "Dove non c’è spazio per il pensiero, non c’è né giustizia né prudenza", afferma Simone nel suo saggio "L’Iliade, poema della forza".

L’intera Iliade si situa all’ombra della più grande sventura che possa colpire gli uomini, la distruzione di una città: "Tutto ciò che nell’anima e nei rapporti umani sfugge all’impero della forza è amato, ma amato dolorosamente...". È ciò che tormenta l’anima di Jaffier, l’amore per la bellezza e ciò che l’amore di Violetta gli fa intravvedere: "L’anima che si sveglia per un istante, si sveglia pura e intatta; non c’è in essa nessun sentimento ambiguo, complicato o torbido; c’è posto solo per il coraggio e l’ amore. A volte, un uomo trova così la sua anima, mentre delibera con se stesso, (...) per affrontare il destino da solo. Un altro momento in cui gli uomini trovano la loro anima, è quando amano .... ".

Su questa linea si sviluppa la storia di Jaffier, da una angolazione teatrale e cinematografica. L’atmosfera non smette mai di essere permeata di amarezza e nostalgia, come nelle parole di Ettore, che, evocando le umiliazioni che avrebbero aspettato la sua amata moglie Andromaca, di fronte all’occupazione e al saccheggio di Troia, esclama:

"... meglio per me, se ti perdo, stare sottoterra; non

avrei più consolazione, se tu trovassi nel tuo destino,

solo sventure… ".

Ma per Violetta il sacrificio di Jaffier apre un altro destino, quello dell’amore e della patria libera e gloriosa:

"Vieni e guarda, oh città, la tua felicità ti aspetta,

sposa dei mari, guarda, da lontano e da vicino,

tante onde gonfiate di sussurri felici

ti benedicono al risveglio".

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Spettacolo “Salvare Venezia” – radiodramma Radio Ca’ Foscari, gruppo teatrale ‘Palco Sonoro’

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Le prove con l’autrice Gabriella Bianco – spettacolo e radiodramma Radio Ca’ Foscari, Venezia!

Gabriella Bianco

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