11,5 milioni di casi nel mondo. 239 scienziati all’Oms: attenzione a ’contagio aereo’.

Salgono a 34.869 I decessi in Italia. 10 regioni a zero contagi. Vella: "Covid non è meno infettivo, stabilità brutto segno"

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Sono 11.419.638 attualmente i casi confermati di coronavirus nel mondo, con 533.781 decessi, secondo l’aggiornamento della John Hopkins University. Gli Stati Uniti rimangono il Paese più colpito dalla pandemia, con 2.888.586 casi e 129.947 decessi. Il secondo Paese più colpito è il Brasile, dove i contagi sono 1.603.055 e le vittime almeno 64.867.

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Più attenzione al contagio per via aerea. E’ il tema che 239 scienziati pongono all’Oms con una lettera aperta, secondo quanto afferma il New York Times nella sua edizione online. La lettera, si legge, potrebbe trovare spazio su una pubblicazione scientifica già la prossima settimana. Gli esperti, che appartengono a 32 paesi diversi, fanno riferimento alla necessità di rivedere o integrare le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

cms_18182/OMS.jpgNel mirino degli scienziati finiscono le celeberrime ’droplet’: "L’Oms ha ribadito che il Coronavirus si diffonde soprattutto per droplet respiratorie di dimensioni rilevanti che, una volta espulse dalle persone infette attraverso tosse e starnuti, cadono rapidamente a terra -si legge sul Nyt-. In una lettera aperta all’Oms, 239 scienziati di 32 paesi hanno evidenziato la prova secondo cui le particelle più piccole possono infettare le persone e esortano l’agenzia a rivedere le proprie raccomandazioni. I ricercatori puntano a pubblicare la loro lettera su una rivista scientifica la prossima settimana".

Nel suo ultimo aggiornamento sul coronavirus, diffuso il 29 giugno, secondo l’Oms la trasmissione aerea del virus è possibile solo dopo procedure mediche che producono aerosol o goccioline inferiori a 5 micron. Una corretta ventilazione e maschere N95 (Ffp2) sarebbero essenziali solo in tali circostanze, mentre l’Organizzazione ha fortemente promosso l’importanza del lavaggio delle mani come strategia di prevenzione primaria. E questo, si legge sul Nyt, anche se ci sono prove limitate per la trasmissione del virus attraverso le superfici.

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cms_18182/Min_Sanita_ISS.jpgAltri 8 morti in Italia per coronavirus. I decessi dall’inizio dell’emergenza sono 34.869, secondo i dati diffusi dal ministero della Salute. Sono 208 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, per un totale di 241.819 contagi dall’inizio dell’emergenza.. In isolamento domiciliare 13.691 persone, mentre i ricoverati con sintomi sono 946 (+1). In terapia intensiva 72 pazienti (-2). I guariti sono in totale 192.241, con un incremento di 133 rispetto a ieri.

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cms_18182/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgDieci regioni italiane non hanno registrato nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore. Si tratta di Basilicata, Molise, Calabria, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino Alto Adige, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Marche. Lombardia sempre in testa per numero di nuovi contagi con 111 casi rispetto a ieri, seguita da Emilia-Romagna 38 e Campania 27.I dati sono stati diffusi dal ministero della Salute e sono consultabili sul sito della Protezione Civile.

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"Stabile a me non piace per niente come situazione epidemica. La stabilità" che caratterizza l’andamento della curva epidemica di Covid-19 in Italia "è un brutto segno", perché così il virus è "certo che ritorna". In realtà "purtroppo non ha smesso di circolare", ed "è falso che sia meno infettivo" o "meno pericoloso". Lo ha precisato Stefano Vella, docente di Salute globale all’università Cattolica di Roma, intervenuto ad ’Agorà estate’ su Rai3.

"Certo - ha spiegato l’esperto - ci sono meno persone che vanno in ospedale perché ci sono meno casi e, siccome soltanto una piccola frazione" di infettati da Sars-CoV-2 "ha una malattia più grave, è chiaro che diminuisce" anche la quota di chi viene ricoverato. "Ma questo non è un segno che il virus si è indebolito. Non sono prove scientifiche che lo dicono", ha avvertito Vella. "Chi lo dice mi fa arrabbiare moltissimo - ha aggiunto - perché è un messaggio molto pericoloso. Per questo poi la gente si assembra".

L’ondata dei contagi "spero che non riparta", ha proseguito il docente, auspicando "che la sanità regionale riesca a cogliere i ’fili di fumo’" che si levano dai focolai "e a isolarli come sta facendo adesso". Vella ha invitato infine a considerare Covid-19 qual è effettivamente: "Un’epidemia globale" da trattare come tale: "Se è global, non possiamo ragionare local".

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