11 Settembre 2001

Quindici anni dopo l’America ricorda

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Gli Stati Uniti ricordano il 15esimo anniversario del 11 settembre. A New York il rintocco di una campana ha dato l’inizio a sei minuti di silenzio per ricordare le vittime a Ground Zero. La cerimonia è iniziata alle 8.46, ora locale, il momento in cui il primo aereo ha colpito la Torre Nord del World Trade Center. Poi la lettura dei nomi di tutte le 2.977 vittime.

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"Difendiamo il nostro Paese, ma anche i nostri ideali" ha detto Obama, condividendo via Twitter il video del suo discorso al Pentagono, dove ha ricordato 184 vittime dello schianto del volo 77 contro la sede del ministero della Difesa a Washington. "Non dobbiamo cambiare quello che siamo, né come viviamo. Non dobbiamo avere paura", ha concluso.

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Alla cerimonia a New York hanno partecipato anche i due candidati alle elezioni presidenziali, la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. "Non dimentichiamo", hanno detto sia Hillary Clinton che Donald Trump in messaggi dedicati alle vittime.

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La candidata democratica ha avuto poi un lieve malore, tanto che ha dovuto lasciare prima la cerimonia. Ha sentito una vampata di calore e si è dovuta recare a casa della figlia, ma ora "si sente molto meglio". La Clinton ha lasciato la cerimonia, dopo un’ora e mezza dall’inizio, ha precisato il comunicato del suo portavoce Nick Merrill, si lege sul sito The Hill.

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"Quindici anni fa, gli Stati Uniti hanno sofferto il peggior attacco terrorista della storia. Migliaia di madri, padri, fratelli, sorelle e bambini innocenti furono assassinati da terroristi radicali islamici- si legge in un comunicato diffuso dal miliardario newyorchese - oggi piangiamo per tutti quelli che hanno perso la vita. Piangiamo per tutti i bambini che hanno dovuto crescere senza un padre o una madre, per tutti i genitori che hanno dovuto lottare senza i loro figli. Non li dimenticheremo mai". "Non dimenticheremo l’orrore dell’11 settembre - aveva scritto su Twitter la Clinton, prima di sentirsi male - oggi rendiamo omaggio alle vite e allo spirito delle vittime e dei soccorritori".

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Quindici anni dopo gli attacchi gli Stati Uniti sono più sicuri di fronte a un attacco terroristico in patria su larga scala, scrive il Washington Post, ma la minaccia jihadista è più grande all’estero. "La minaccia è ancora più grave, è diventata una metastasi e si è diffusa geograficamente. Oggi ci sono probabilmente 100mila persone nei diversi gruppi terroristi attorno al mondo, molti di più di 15 anni fa", avverte l’esperto di terrorismo Richard Clarke, che è stato consigliere di tre presidenti. Se gli Stati Uniti hanno ottenuto diversi successi, dall’uccisione di Osama bin Laden nel 2011 a quella più recente del numero due dello Stato Islamico Abu Muhammad al-Adnani, nota il quotidiano, non sono riusciti a contrastare la diffusione dell’ideologia jihadista. "Generiamo più nemici di quanti ne riusciamo a eliminare", commenta l’ex deputata democratica Jane Harman, che fu presidente della commissione intelligence dopo l’11 settembre. "Il nostro potere militare -continua- rimane straordinario. Ma per vincere questa battaglia bisogna progettare una narrativa dei valori e gli interessi americani. E in questo abbiamo fallito".

La paura del terrorismo resta comunque viva nel pubblico americano. Attualmente, secondo un sondaggio del Pew Research Center, il 40 per cento del pubblico degli Stati Uniti ritiene che la capacità dei terroristi di lanciare un altro grande attacco contro gli Stati Uniti sia maggiore di quanto non fosse al tempo degli attentati del 2001, ed è la percentuale più alta dal 2002.

Vincenzo Fortino

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