31 dicembre 2022
Istantanee d’autore

Aristippo portò ad Anassagora la notizia della morte del figlio.
Il filosofo rispose tranquillamente:
“Io già sapevo di averlo fatto mortale.”
Un episodio che apparentemente lo si giudica di estremo cinismo, ma in questa risposta io ci vedo il dramma di chi crede nella finitezza dell’esistenza umana.
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Due foto che rappresentano il fondersi tra realtà e fantasia.
Bestia del Gévaudan è il nome associato a un animale feroce, mai identificato con esattezza, che causò decine di vittime nelle campagne del Gévaudan, una regione della Francia centro-meridionale, fra il 1764 e il 1767.
Il numero dei morti varia a seconda delle fonti, ma uno studio del 1987 stimò che ci fossero stati 210 attacchi, con 113 vittime e 49 feriti. Dei 113 morti, 98 erano stati parzialmente divorati.
E un paesaggio al confine tra Germania e Repubblica Ceca, sulle rive del fiume Elba.
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Nell’autunno del 1897 un gruppo di studenti del Liceo Classico “Massimo D’Azeglio” di Torino fondava lo Sport-Club Juventus.
Usavano ritrovarsi in corso Re Umberto, presso una panchina non distante dalla loro scuola – di fronte alla pasticceria Platti.
Quella panchina viene custodita dal 2012 nel museo del club.
Inizialmente i soci fondatori dovettero affrontare il problema della sede, risolto dai fratelli Canfari, che offrirono il retrobottega della loro officina ciclistica in Corso Re Umberto 42, dove ebbe luogo la prima riunione.
Seguirono una sede in via Montevecchio e poi una scuderia di via Parini, composta da quattro camere, una tettoia e una soffitta. Entrambe a Torino.
Il costo dell’affitto – sei lire dell’epoca al mese – si rivelò però proibitivo e così lo S.C. Juventus venne sfrattato.
Per quanto possa considerare con tenerezza quei tempi, non ho mai pensato che il mondo del calcio dovesse funzionare come allora.
Ma non abbiamo un po’ esagerato nel senso opposto?
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La settimana scorsa, nel carcere di Rebibbia, si è ucciso un ragazzo di 30 anni, impiccandosi.
Con lui sono 82 le persone che si sono suicidate in carcere solo in quest’anno.
La sua pena era solo di 2 anni e sarebbe uscito a luglio.
Nel 2022 si sono uccisi anche nove ragazzi dai 18 ai 25 anni.
E cinque guardie carcerarie.
La maggior parte dei detenuti sviluppa un forte odio contro le istituzioni.
Una catena di autorità, dal ministro della giustizia a scendere, è da decenni responsabili del sistema carcerario.
Quando si deciderà di rivedere questo meccanismo affinché la detenzione diventi causa di riflessione (accompagnata) e di reimpostazione positiva della propria vita?
La morte da suicidio non ha più il potere di turbare le coscienze di chi rimane?
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