ACCENNI SUL TEATRO FUTURISTA: LA FOLLIA FATTA SPETTACOLO

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Questa volta vorrei brevemente scrivere a proposito di teatro futurista (visto che non se ne sa poi così tanto) entrando subito nel merito senza tanti preamboli.

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Nel 1921 Filippo Marinetti insieme a Rodolfo De Angelis (nome d’arte di Rodolfo Tonino) e Francesco Cangiullo, dette vita alla “Compagnia futurista” e al “Teatro della Sorpresa”. Si trattava, più che altro, di un laboratorio di follia pura, che volle attuare, ampliandoli, i contenuti espressi ne “Il Manifesto”, che era stato la dichiarazione d’intenti del nuovo Movimento nato nel 1909.

La nuova compagnia debuttò il 30 Novembre 1921 al teatro Mercadante di Napoli. Seguendo l’ideologia futurista lo spettacolo, anzi gli spettacoli, miravano a stravolgere completamente le regole di rappresentazione tradizionali. Non c’era una sola commedia divisa in tre o quattro atti, bensì una trentina di commedie di circa tre minuti l’una.

Gli attori principali declamavano una sola battuta di pochi secondi o, addirittura, si presentavano sulla scena solo alla fine, in silenzio, mentre il sipario si chiudeva. Nella buca del suggeritore c’era invece il dimenticatore che doveva distrarre gli attori in scena, urlando battute in controtempo, o indicando movimenti completamente fuori dal contesto narrato. Gli orchestrali erano tra il pubblico col preciso ruolo di disturbare l’ascolto della platea. In sostanza, come ogni sera il fondatore ricordava al pubblico, il Teatro della Sorpresa doveva “esilarare sorprendendo”.

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Soltanto un anno dopo, e precisamente la sera della marcia su Roma, le camicie nere imporranno la definitiva sospensione di questi spettacoli demenziali. Il teatro futurista terminò così la sua breve vita, e Rodolfo De Angelis, mantenendo la sua connotazione di autore fuori dai normali paradigmi, passò a dedicarsi alla composizione di canzoni satiriche e umoristiche. Mi piace ricordare, tra tutte, la celebre “Ma cos’è questa crisi”, scritta nel 1933 ma di una attualità sconcertante.

Non a caso è stata riproposta recentemente anche da Morgan nel suo repertorio live, e sicuramente meriterebbe il primo posto in classifica tra i brani più venduti o scaricati da Internet. Se ancora non l’avete mai sentita, vi consiglio vivamente di ascoltarla. E’ un elemento in più che ci conferma quanto l’eredità del folle futurismo sia stata invece “seme” per ogni aspetto dell’arte dal 900 in poi.

Se si parla di teatro futurista non si può non ricordare brevemente la figura del grande Ettore Petrolini.

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Egli, con le sue esibizioni personalissime, fuori da ogni standard di spettacolo, demenziale fino all’estremo eppure capace di far passare come quasi normali le proprie sconnesse elucubrazioni, fu certamente un esponente di questo avveniristico modo di fare teatro, forse discutibile, ma sicuramente geniale.

A lui mi sono ispirata, peraltro, in uno dei miei ultimi spettacoli rappresentato a Roma, in cui ricordavo il suo “Gastone” (attraverso un filmato d’epoca) e la “sciantosa” Maria Campi, avvenente e procace cantante inventrice della “mossa” (secondo lei…). Quest’ultima lavorò con Petrolini per un certo tempo e fu da lui secondo il suo inconfondibile stile ad epigrammi:

Maria Campi è quella cosa che innamora il giovinetto

se ci vai una volta a letto, di sicur non campi più.

Durante la sua purtroppo breve vita, il grande comico ricevette approvazioni e riconoscimenti da parte del fondatore del Futurismo, Marinetti, pur non condividendone completamente le idee e le sorti.

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In un altro dei suoi celebri sonetti buffi e pungenti così, irriverentemente, ne parlava (alludendo palesemente alle frequenti e vivaci rimostranze del pubblico che assisteva alle recite del “Teatro della sorpresa”)

Marinetti è quella cosa

Che facendo il futurista

Ogni sera fa provvista di carciofi e di patat

Un’ ultima risata per tratteggiare un Petrolini con un piede dentro e uno fuori al Movimento futurista. Come si conviene ad un artista purosangue come lui.

Emanuela Mari

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