ADDIO ALLO STILISTA DELL’ ULTRA MODERNO

PERCHE’ RICORDARE ANDRE’ COURREGES

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Il sette gennaio all’età di novantadue anni è morto lo stilista francese Andrè Courrèges uno dei più grandi e famosi stilisti degli anni sessanta e settanta, malato da tempo di parkinson, aveva affidato nel 1994 la sua casa di moda allo stilista Jean Charles Castellbajac per poi cederla definitivamente nel 2011 alla multinazionale giapponese Itokin oggi diretta dagli imprenditori Jacques Bungert e Frederic Torloting. Grande innovatore, a lui, molto prima di Mary Quant, si deve la popolarità della minigonna, delle linee a trapezio nei vestiti a quelle squadrate nelle giacche, l’uso di materiali inediti per quei tempi nella moda come il vinile il pvc, la nascita dei celebri go-go boots, stivali in vernice con tacco basso e quadrato e le sue famosissime “tutine seconda pelle”, oggi tornati prepotentemente di moda, soprattutto tra le giovanissime. Vero e proprio visionario del suo tempo, ha creato uno stile moderno e giovanile, definito da molti addetti ai lavori come lo stilista modernista. Con i colleghi Paco Rabanne, Pierre Cardin ed Emilio Pucci diedero vita ad una moda fatta di fascinazione per mondi extraterrestri, suggestioni futuristiche e nuove geometrie, stilista fortemente determinante per la moda femminile degli anni settanta.

E soprattutto alle giovanissime è rivolto questo articolo, perché se è vero che il nome di questo stilista potrà dirvi poco o nulla è altrettanto vero che la lettura di questo articolo vi farà scoprire quanti capi di André Courrèges portiamo ancora oggi a spasso con noi più attuali che mai.

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Nasce in Francia nel 1923, con la laurea in ingegneria civile in tasca, ma con la passione della moda nel cuore si fa assumere nel 1951 come tagliatore nell’atelier dello stilista spagnolo Cristobal Balenciaga, ci rimarrà dieci anni in cui farà sue le grandi capacità sartoriali dello stilista Balenciaga divenendo il suo braccio destro. Nel 1961, grazie anche all’aiuto finanziario dello stesso stilista, aprirà un salone di alta moda tutto suo nel cuore di Parigi.

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In breve tempo diventa molto popolare nel mondo che conta sue clienti erano: Françoise Hardy, la modella Twiggy, Catherine Deneuve, Audrey Hepburn e Jackie Kennedy che adorava i suoi stivali bianchi e i suoi cappellini squadrati. Tutte rapite dalla purezza del suo stile, dai suoi tagli netti e dalle sue forme geometriche, stilista preferito, in Italia, di Marella Agnelli, di lui, il marito Giovanni Agnelli dirà: “un design tipicamente automobilistico”, oggi anche la dissacrante Miley Cirus ha indossato sue creazioni. Questa sua veloce ed inattesa popolarità tra la stampa americana e le ricche clienti di quel tempo susciterà molta invidia tra i suoi colleghi stilisti, molti definiranno il suo stile spoglio e banale o come lo accuserà Coco Chanel, sua più grande critica, di rendere le donne poco femminili. La definizione più calzante della sua moda è quella che lo stesso stilista ha rilasciato: “la mia moda è un elisir di giovinezza che ringiovanisce le donne senza farle ricorrere al bisturi.

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Fu il primo, nel mondo della moda, a capire che il ruolo della donna stava cambiando, precursore del femminismo, accorciò drasticamente gli orli dei vestiti e propose i completi pantalone per ogni occasione, dalla più casual alla più formale, un’idea che nel 1963 fu ritenuta sovversiva e radicale, sino ad allora i pantaloni erano riservati solamente alla moda maschile. Scandalizzò tutti mandando, nel 1965, in passerella la prima minigonna, creata (forse) da Mary Quant, ma resa sicuramente popolare dallo stilista che fu il primo a farla sfilare nella haute couture.

cms_3277/foto_4.jpgLa sua moda era radicalmente diversa, i suoi abitini erano facili da portare, veloci da indossare e altrettanto veloci da togliere al momento giusto. La sua “Moon Girl Collection” si ispira alla luna, sfilano abiti angolari con tagli oblò, stelle e lune stilizzate approdano sui suoi capi, i pantaloni sono dritti e abbinati a top che lasciano scoperto l’ombelico, indossati rigorosamente a pelle senza reggiseno, ritenuto dallo stilista, un’armatura di cui la donna moderna doveva liberarsi. Il tutto accompagnato da stivali lucidi e dal tacco basso, occhialoni rotondi ed elmetti, la sua è stata una moda dalle forme insolite rese ancora più evidenti dalla purezza del total white (il primo a far sfilare il tutto bianco) e dell’argento, apostrofata da tutti come moda spaziale, nasce lo stile iconico di Andrè Courrèges.

cms_3277/foto_5.jpgA lui si deve la nascita dei fuseaux e dei collant, capo che copre, ma permette di scoprire, di poter indossare la minigonna tutto l’anno, ma il suo capo per eccellenza era: “la petite robe blanche”, l’abito bianco lo accompagnò in tutte le sue creazioni divenendo il capo più popolare tra le donne degli anni settanta. Lo stilista fu innovativo anche nel modo di presentare i suoi capi, infatti, se all’epoca, tutti i stilisti presentavano le loro creazioni nei propri atelier, lui presentò le sue collezioni con filmati girati per Parigi o ricreando scenari da film, soprattutto fantascientifici come il famosissimo 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick. Anche nell’uso del logo fu pioniere, infatti fu il primo ad usare le sue iniziali (AC) su cinture e borse. Aveva un’ amore incondizionato per il futuro e per il mito della conquista dello spazio, per lui il bello sarebbe dovuto ancora venire, ma il chiodo fisso di Andrè Courrèges era rendere accessibile la moda a tutte le donne e non solo a chi poteva permettersi capi di alta moda, così negli anni settanta crea il pret-a-porter, un’intuizione geniale che tutti gli altri stilisti seguiranno.

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La nuova proprietà ha cercato di rilanciare il marchio affidando nel maggio 2015 la direzione artistica a due nuovi stilisti: Sebastien Meyer e Arnaud Vaillant, che lo scorso settembre hanno presentato la loro prima collezione primavera-estate 2016, rievocando con body attillati, colori sgargianti e forme strutturate, lo stile di Andrè Courrèges. Oggi forse, secondo me, il suo intendere la moda e i suoi capi hanno perso il suo appeal sulle donne perché oggi manca l’ottimismo e la fiducia incondizionata per il futuro che era il motore della moda dello stilista, oggi possiamo ancora affermare come faceva Andrè Courrèges che il bello deve ancora venire?

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Il corpo delle donne concepito dallo stilista era libero, felice, ottimista, oggi possiamo ancora descriverci con questi aggettivi? Visti i recenti casi di cronaca nera che hanno sempre più spesso come soggetto le donne o l’atavica disparità di condizione sociale e lavorativa delle donne rispetto agli uomini?

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Forse oggi non può essere più il suo mondo visionario che può dar forma e sostanza ai nostri sentimenti, alle nostre ansie e paure di donne che oggi vivono più in una dimensione medioevale dei sentimenti che in una dimensione proiettata nell’ultra moderno.

T. Velvet

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