AFGHANISTAN: ISIS ATTACCA UN CARCERE, DECINE DI MORTI

Rotta la tregua dei tre giorni precedenti

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Dopo tre giorni in cui le ostilità erano state sospese per la festività del Sacrificio di Abramo, torna il terrore ed il sangue in Afghanistan. Gli scandalosi “accordi di pace” degli Stati Uniti con i talebani non sono infatti serviti a calmierare la terribile situazione che ormai prosegue da 20 anni nel Paese, ma si stanno continuando a dimostrare un becero tentativo americano di lavarsi la coscienza. Questa volta, l’obiettivo dell’ennesimo attentato delle milizie dell’Isis è stato il carcere di Jalalabad, località situata a est, dove sono reclusi molti talebani e membri dell’Isis: l’attacco è iniziato con un’autobomba all’ingresso del carcere, poi un commando di uomini armati sarebbe entrato sparando contro la polizia, mentre altri si sarebbero asserragliati nei palazzi vicini. I numeri parlano di 50 feriti e almeno 30 morti, oltre a ben 700 prigionieri fuggiti che sono stati però nuovamente catturati. Il portavoce del governatore provinciale ha affermato che "l’operazione di pulizia è ancora in corso, sia nella prigione che in un edificio vicino".

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Ci sono, infatti, diversi ordigni da disinnescare. I combattimenti sono durati 18 lunghissime ore prima che le autorità li dichiarassero conclusi. E pensare che, come aveva riportato Ansa, proprio il giorno prima, nel mezzo della tregua, un residente di Jalalabad aveva dichiarato: "Quest’anno Eid (la festa, ndr) ha un’atmosfera differente. I parchi sono pieni di gente. Quasi quasi ti dimentichi che questo Paese è in guerra da 40 anni". Purtroppo, però, quando si ha a che fare con l’estremismo islamico, non c’è spazio per l’ottimismo. L’attacco dell’Isis arriva il giorno dopo che i servizi segreti afghani hanno reso noto di aver ucciso Ziaurahman, noto come Assadullah Orakzai, il capo dell’intelligence dell’Isis, in un’operazione delle forze speciali avvenuta sabato a Jalalabad. Proseguendo la strategia di una finta moderazione in vista delle trattative di pace con il governo legittimo afghano, i talebani hanno negato ogni responsabilità nell’accaduto, mentre l’Isis avrebbe rivendicato tramite l’organo di propaganda Amaq.

Giulio Negri

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