AFGHANISTAN: L’ISTRUZIONE NEGATA

La situazione si fa sempre più complessa

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“Le donne continueranno a studiare in classi separate, come vuole la sharia”. Parole che spezzano il cuore, che fanno percepire la drammaticità dell’attuale situazione in Afghanistan.

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A pronunciarle è stato il Ministro dell’Istruzione afghano, Abdul Baqi Haqqani, che interviene al quotidiano Tolo News. In queste frenetiche ore la politica estera tiene banco, evidenziando scenari a dir poco impressionanti. Ciò che preoccupa realmente in Afghanistan è la situazione delle donne, considerate da sempre come “oggetto inutile per l’esistenza”. Il volto femminile è scomparso da ogni parete o mura stradali e niente, a questo punto, lascia presagire qualcosa di buono. Possiamo dirlo senza ombra di dubbio, l’Afghanistan è stato totalmente abbandonato a sé stesso, illuso dal mondo occidentale e poi gettato in un angolo come un inutile straccio vecchio.

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Anche se sono tante le storie di resistenza silenziosa che ci fanno percepire lo straordinario orgoglio di questa popolazione; ma sono delle gocce in mezzo ad un oceano di crudeltà. I talebani hanno capito bene che attaccare l’istruzione equivale all’annientamento di un popolo al centro del suo essere. La cultura crea quella elasticità mentale che, a sua volta, genera l’indipendenza del pensiero. Per questo, la stessa istruzione rischia seriamente di scomparire, per lasciare spazio alla brutta copia voluta dal regime. Pertanto, è giusto rievocare storie di giovani eroine che, nel silenzio, continuano a dare speranza al proprio popolo.

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Il caso di Malala ha intenerito il mondo intero, grazie al suo coraggio e alla sua determinazione. Attraverso il suo blog, curato per la BBC, documentava il regime dei talebani, da sempre contrari ai diritti delle donne e all’istruzione per i bambini. Tutto questo l’ha esposta a numerosi rischi, infatti il 9 ottobre del 2012 è stata gravemente colpita da alcuni uomini armati mentre rientrava nella propria abitazione. Nonostante questo gravissimo attentato, Malala è riuscita a sopravvivere, facendo della sua vita un inno alla speranza: “Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione e non ho paura di nessuno”. Ovviamente, storie del genere resteranno negli annali, ma ciò che occorre per risvegliare in modo concreto la speranza nel popolo afghano è l’istruzione, unico punto focale per tornare a garantire la libertà ad un popolo martoriato nel corpo e nella mente.

Giuseppe Capano

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