AFGHANISTAN: USA E NATO LASCIANO BASE BAGRAM

Il cronista Biloslavo: “i talebani riprenderanno il Paese”

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Tutte le truppe Usa e Nato hanno lasciato la base aerea di Bagram in Afghanistan. Lo riferisce alla Afp una fonte, rimasta anonima, del dipartimento americano della Difesa. La fonte, probabilmente per motivi di sicurezza e seguendo comunque quella che ormai è una prassi, non ha neanche specificato le precise tempistiche dell’operazione. È uno degli ultimi passi in vista del ritiro completo delle truppe occidentali dall’Afghanistan, che si completerà nella data simbolica dell’11 settembre. Il ritiro, che fu deciso con grande sgomento generale dal governo Trump tramite accordi che Joe Biden non ha potuto stracciare, rischia seriamente di vanificare 20 anni di sforzi militari ingenti, insieme ai sacrifici di diversi militari, riconsegnando infine il Paese ai terroristi talebani. Questi ultimi, non a caso, hanno salutato con entusiasmo la notizia della consegna alle forze nazionali afghane della base di Bagram. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato infatti: "Siamo lieti e sosteniamo questa partenza. Il loro completo ritiro consentirà agli afghani di decidere da soli il loro futuro".

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Secondo Fausto Biloslavo, che da decenni segue da cronista il conflitto in Afghanistan, senza l’appoggio aereo americano le truppe governative continueranno a cedere terreno, in un effetto domino che finirà per travolgere anche Kabul. Sarà una questione di mesi, al massimo di pochi anni, prima che i ribelli, che già controllano 160 distretti su 407 contro i soli 84 governativi, completino la loro avanzata. "Ovviamente i governativi controllano le città, che equivalgono a una bella fetta di popolazione, circa 11 milioni di persone, i talebani controllano per lo più l’entroterra ma l’Afghanistan è soprattutto entroterra", spiega il cronista de ’Il Giornale’, "il punto è che il ritiro occidentale ha accelerato una certa demoralizzazione, perché senza appoggio aereo diventa più difficile rifornire e sostenere gli avamposti più remoti". Ciò rischia seriamente di far entrare un Paese già devastato in un “periodo molto buio” che andrà a defluire in una “guerra civile”.

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Ovviamente non sono neanche da prendere in considerazione le promesse di circostanza che, in fase di contrattazione, i talebani avevano fatto di fermare la propria ostilità e formare un governo d’unità nazionale, dal momento del ritiro americano. Opinione, questa, condivisa da Biloslavo: "I talebani non hanno mai pensato veramente alla pace ma hanno approfittato del negoziato per ottenere il ritiro delle truppe straniere". Per tutti questi motivi, il governo Biden sta già cercando di mettere a punto delle contromisure efficaci per il prossimo futuro. Non è un segreto, infatti, che il Presidente democratico nutra più di una perplessità sul ritiro delle truppe da un Paese ben lontano dalla stabilità. Così, il Pentagono ha chiesto all’amministrazione il permesso di condurre raid aerei in sostegno ai governativi per evitare la caduta delle città maggiori e della stessa capitale. L’abbandono dei siti afghani, però, rende quest’idea difficilissima da realizzare dal punto di vista logistico, con i raid che potrebbero essere lanciati soltanto dal Golfo Persico o dal Pacifico.

Giulio Negri

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