ALDO MASULLO,SUL CARATTERE EMOZIONALE DELL’ESISTENZA UMANA (II^PARTE)

L’opinione del filosofo

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Il “fondamento” del mondo umano

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Nella ricerca del fondamento del mondo umano, Aldo Masullo ragiona ne “Il senso del fondamento” del 2007, su ciò che rende possibile all’uomo di essere possibilità, e quindi pluralità - una possibilità non è tale, se non è con-possibilità - e rende possibile la pluralità nell’orizzonte dell’unità ideale (oggettività e normatività), e su ciò che rende possibile il mondo umano come mondo “storico”, difendendo l’umanità “contro la dimenticanza di se stessa’’.

Il problema del fondamento non risiede dunque nella metafisica o nell’ ontologia, ma nel “pensiero critico”, che difende il senso della comunicazione e della comunità, contro le possibili assolutizzazioni e disumanizzazioni delle società positive e delle loro istituzioni, che non hanno senso se non in relazione alla comunità. Se il fondamento è la comunità, essa rimane però funzionalmente nascosta all’io, per permettergli di istituirsi ed operare. Con i suoi studi sulla “intersoggettività” e il “fondamento”, negli anni Sessanta e Settanta, Masullo analizza le “operazioni nascoste” in base alle quali si costituisce l’io e in base alle quali si costituisce l’oggettività del mondo e individua nella originaria struttura intersoggettiva il fondamento del mondo umano.

Come ben spiega nell’importante saggio “Il fondamento perduto” (1984), Masullo rielabora e sviluppa spunti presenti negli ultimi capitoli de “Il senso del fondamento” (1967) e raccoglie in modo compiuto i risultati teoretici di due decenni di ricerche intorno al tema della comunità-intersoggettività come fondamento.

Il pensiero come esperienza intersoggettiva, sociale - lo Spirito, il Soggetto -, può conoscere i pensieri, il pensato, ma non può conoscersi come processo, esperienza del pensare, atto, tempo, “paticità”, cioè il pensare come esperienza soggettiva, esistenza. Il pensiero come processo non può essere conosciuto neanche per inferenza da parte delle scienze positivo-sperimentali, che possono misurare i processi, ma non possono misurarne i vissuti. Il limite della conoscenza è l’apertura alla prassi e all’etica: riconoscere il nesso operativo tra senso e significato, “crisi e ordine”, “patico e cognitivo”, “corpo e mente”, riconoscendo il “diritto di senso” ad essere inteso nella sua irriducibilità al cognitivo (1990).

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Negli studi degli anni Ottanta e Novanta Masullo considera le modalità affettive e psicobiologiche dell’esser soggetto. Nelle Filosofie del soggetto e diritto del senso (1990) Masullo raccoglie cinque saggi pubblicati tra il 1982 e il 1989 e si confronta con Kant, Hegel, Dilthey, Heidegger e Merleau-Ponty, i quali storicamente hanno posto il tema della soggettività, rivendicando il “diritto di senso” ad essere riconosciuto nella sua radicalità.

Una volta riconosciuto il “diritto di senso”, una volta esplorato il campo del senso-tempo-patico alla luce della psicanalisi, della letteratura e della filologia, una volta riconosciute le epocali trasformazioni degli scenari epistemologici, antropologici ed etici (1995), Masullo pone al centro il “tempo”, che attraversa tutto il suo cammino intellettuale e risulta svolto con la massima forza nel saggio del 1995, pensato come l’irrompere della differenza.

Per un’etica attiva

Molto rilevante nella costruzione della sua prospettiva filosofica è il saggio intitolato Il tempo e la grazia. Per un’etica attiva della salvezza (1995), nel quale Masullo illustra la sua concezione della frammentazione della soggettività a partire da alcune considerazioni sui concetti di esperienza e di tempo

La filosofia non è che l’esercizio della libertà del pensiero, non pretende di possedere il vero, ma non si stanca di smascherare e denunciare il falso, e così rendere più libero l’uomo. In Masullo, dunque, la filosofia è essenzialmente “pensiero critico”, irriducibile a strumento del potere, inteso come ricerca sempre aperta del “fondamento nascosto”, della "relazionalità originaria", su cui poggia la “dimensione etica”, la responsabilità del soggetto di corrispondere all’appello dell’altro. Il pensiero che voglia essere critico, cioè che non voglia ingannarsi, deve riconoscere che esso si fonda su processi biologici e fisiologici che gli sono irriducibili, nel vincolo che lega spirito e corpo.

Nella costruzione della sua prospettiva filosofica, Aldo Masullo, nel saggio intitolato Il tempo e la grazia. Per un’etica attiva della salvezza del 1995, illustra la sua concezione della frammentazione della soggettività a partire da alcune considerazioni sui concetti di esperienza e di tempo: esiste una dimensione orizzontale dell’esperienza (έμττεŀρία, experientia, Erfahrung) che ha carattere prevalentemente cognitivo, mentre nella dimensione verticale l’esperienza (πάθος, affectio, Erlebnis), cioè il vissuto, ha un carattere affettivo.

Contro l’insensibilità dell’oggettivo, il “patire”, come emozione segnata dal coinvolgersi come soggettività, è l’innocente potere della soggettività pura e determina il nascere del senso. Masullo, in “Paticità e indifferenza” del 2003, si chiede quale può essere il ruolo della filosofia: “La filosofia è – risponde - saper assaporare i sapori della vita, gustare a fondo i sensi vissuti (…) elevare i sensi sensibili a sensi ideali e cogliere nei sensi ideali la possibilità dei sensibili, è la “sapienza del patico” ovvero, se si ricalca interamente l’etimo greco, è la patosofia”.

Masullo lancia così un’idea di etica come momento attivo che salva l’individuo dal precipitare nel tempo, elaborando una ‘’filosofia del patico’’, “paticità”, che si risolve nel pensare come esperienza soggettiva, esistenza in cui il fondamento nascosto viene identificato nell’ “etica attiva”. L’etica che Masullo delinea, è un’etica attiva che salva il tempo, cioè il soggetto, dal vivere la “perdita” prodotta dal cambiamento considerato come “disgrazia”, mutilazione. La perdita è un momento necessario nella vita di un essere, l’umano, che non cambia semplicemente, ma si rinnova e costruisce intenzionalmente il proprio futuro.

Essendo l’uomo intrinsecamente temporale, essendo la temporalità umana irreversibile, l’uomo non può essere fatto oggetto di conoscenza come un qualsiasi ente. Masullo sostiene che il pensiero critico, è incapace anche di pensare la soggettività, la quale è una forma particolare di cambiamento, è tempo, prodursi delle differenze all’interno di un campo strutturato, fortemente centralizzato, l’organismo umano, portatore della coscienza di sé.

L’assunzione di un superiore punto di vista etico, da vivere attivamente, diventa “pedagogia della salvezza”, che permette di reagire all’indifferenza nella quale il singolo rischia di cadere in un tempo che sollecita l’egoismo. La filosofia come “etica attiva” ha il compito di sottrarre l’uomo all’angustia delle regole e dell’abitudine, sfida estrema per difendere la libertà dinanzi al pericolo dello smisurato dominio della tecnica, che Masullo preciserà, ne “La coscienza e intuizione” del 2013, nel confronto tra filosofia e scienza, inevitabilmente legata alla questione della libertà nel mondo dominato dalla tecnica.

Se nella nostra epoca l’oggettività dei significati si avvia a essere totalitariamente colonizzata dal calcolo tecnologico, il fatto del “patire”, - segnato dal coinvolgimento della soggettività -, resiste irriducibilmente. Nel rimettere in circolo il “patico” - nozione presente in lessici bio-psicologici della prima metà del secolo XX -, Masullo evoca il carattere affettivo dell’esperienza (Erlebnis) e la forza della soggettività contro l’in-differenza del nichilismo.

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Contro l’indifferenza sono rivolti gli interventi di Masullo, sempre lucidi e rigorosi, richiamando a una responsabilità che si prende cura degli altri. Nel distinguere la conoscenza dalla cura, la conoscenza è la dimensione orizzontale dell’esistenza. Essa guarda alla universalità, mentre la cura ne è la dimensione verticale. La cura guarda alla unicità-identità, ai vissuti da assaporare, ai valori da condividere. Masullo richiama all’assunzione di un superiore punto di vista etico, a una responsabilità che si prende cura degli altri, che si fa “pedagogia della salvezza”. Nel 2005 in “Filosofia morale” Masullo approfondirà la specificità della filosofia morale e la distinzione tra morale ed etica, il bene quale orientamento dell’azione umana, il soggetto della vita morale, la persona, il dovere, la responsabilità e il vincolo che ci lega agli altri.

Conclusione. Paticità e indifferenza (2003). Per una pedagogia della salvezza.

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Valga un cenno aPaticità e indifferenza (2003), dove Masullo richiama all’assunzione di un superiore punto di vista etico, a una responsabilità che si prende cura degli altri, che diventa “pedagogia della salvezza”. Importante è vivere la scelta etica attivamente, reagendo così all’indifferenza nella quale il singolo rischia di cadere in un tempo che sollecita l’egoismo indifferente.

Contro l’insensibilità dell’oggettivo, il “patire” è l’innocente potere della soggettività pura, che determina il nascere del senso. Aldo Masullo pone al centro di questo libro il motivo, che attraversa tutto il suo cammino intellettuale e risulta svolto con la massima forza nel saggio del 1995, dove il “tempo” viene pensato come il patito irrompere della differenza.

Se nella nostra epoca l’oggettività dei significati si avvia a essere totalitariamente colonizzata dal calcolo tecnologico, il fatto del “patire” – emozione segnata dal coinvolgersi come soggettività – resiste irriducibilmente. Nel rimettere in circolo il “patico” - nozione presente in lessici bio-psicologici della prima metà del secolo XX -, Masullo evoca la carnalità dell’Erlebnis e la forza della soggettività contro l’in-differenza del nichilismo.

Allo stesso tempo, l’assunzione di un superiore punto di vista etico, da vivere attivamente, diventa “pedagogia della salvezza”, reagendo così all’indifferenza nella quale il singolo rischia di cadere in un tempo che sollecita l’egoismo. Contro l’indifferenza sono rivolti gli interventi di Masullo, sempre lucidi e rigorosi, richiamando a una responsabilità che si prende cura degli altri.

Fine

I^ PARTE

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Gabriella Bianco

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