ALEKSEY NAVAL’NYJ STA MORENDO

È in sciopero della fame dallo scorso 31 marzo

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Aleksei Naval’nyj, l’oppositore di Putin, sconta una pena di due anni e mezzo in una colonia penale nella città russa di Pokrov, ad un centinaio di chilometri da Mosca. La moglie dichiara che, a seguito dello sciopero della fame da lui indetto, il marito pesa 76 chili dopo averne persi circa 9. La decisione di astenersi dal cibo continua ad indebolire l’attivista, che vive già in condizioni di salute precarie a causa di problemi alle ossa e alle articolazioni al punto da faticare anche nella deambulazione.

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Insomma, se l’oppositore non dovesse cambiare idea, la sua fine sarebbe inevitabilmente segnata dalla tragedia. Aleksei comincia lo sciopero della fame nella colonia penale numero 2 per contrapporsi pacificamente alle condizioni di vita nel campo, dove non sono concesse cure mediche e la quotidianità è difficile; forse più che difficile, certamente drammatica perché le vicissitudini degli oppositori politici nelle colonie russe sono note in tutto il mondo. Infatti sono all’ordine del giorno violenze e umiliazioni di ogni tipo, con lo scopo di riabilitare i detenuti ad un altro modo di pensare e di fare, allineato con il regime russo. Naval’nyj non s’arrende e digiuna dal 31 marzo, con il rischio di morire di infarto da un momento all’altro. Nel frattempo per Biden e l’Europa scattano delle sanzioni poiché, a conti fatti, si tratta di un trattamento disumano; anche se, occorre sottolineare, non l’unico nel mondo.

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Anzi, siamo davanti ad una delle tante ingiustizie che succedono e che spesso passano inosservate, mosse da interessi divergenti e molteplici. La politica della Corea del Nord che, nonostante sia caratterizzata da un deliberato ed espresso regime del terrore, procede comunque sulla sua strada; poi c’è anche la dimenticata Siria, che dovrebbe lacerare la coscienza di tutti solo per quanto concerne il numero dei bambini morti; per non parlare della Tailandia, meta prediletta dei pedofili. Così Naval’nyj si batte per la libertà che, nei fatti, dovrebbe essere uno dei ben primari più preziosi, facendo rumore proprio per gridare al mondo che non deve sempre finire allo stesso modo.

Alessia Gerletti

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