ALLA RICERCA DEL “MISERICORDIAE VULTUS” DEL MONDO

OLTRE LE PORTE SANTE ORMAI CHIUSE


Essendo giunto a conclusione l’Anno Santo 2016, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro nella Domenica 20 novembre dedicata a Gesù Cristo Signore dell’Universo; è inevitabile interrogarsi sulla effettiva incidenza dell’indirizzo dato al mondo secondo la bolla pontificia dell’11 Aprile 2015, nel verso di perseguire quel “Misericordiae Vultus”; per cui, in linea con la missione evangelica, è stato centrale il richiamo all’attenzione in favore delle categorie più fragili (anziani, malati, disabili, carcerati, profughi) destinatarie della dedica di rispettive Giornate Giubilari che, insieme con gli incontri dei Venerdì della Misericordia, si sono sommate alle Giornate mondiali: della Gioventù, del Volontariato, della Pace; in tale impostazione tematica essendosi, soprattutto, esplicata la peculiarità di questo 65° Giubileo che, secondo la connotazione annunciata dal Papa il 13 marzo 2015, passa alla storia come “straordinario”, anche sotto altri aspetti: innanzitutto, essendo stato fatto cadere molto prima dei 25 anni canonici di distanza dal precedente indetto da papa Woityla nel 2000, oltretutto, a distanza di 50 anni dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano ll, di cui ha voluto cercare di portare a compimento la riforma di una svolta nel senso dell’apertura del dialogo con il mondo intero senza preclusione alcuna; inoltre, per la prima volta nella storia Cristiana, essendo stato“decentrato” in tutte le diocesi del mondo presso le quali, grazie all’apertura di una propria Porta Santa, iniziando dalla prima aperta da papa Francesco il 29 Novembre 2015 a Bangui capitale della Repubblica Centrafricana, l’attraversamento “in preghiera” da parte dei pellegrini ha permesso loro di “lucrare” indulgenze, al di là delle Porte Sante capitoline e vaticane.
Proprio sull’eco ancora viva di tutti gli eventi e della “straordinaria” prospettiva degli stessi; se non risulta del tutto positivo il riscontro di come il mondo, in questo Anno Santo appena concluso, abbia saputo realmente improntarsi all’esercizio della “Misericordia”; fonte di ineludibile perplessità riguarda ciò che si saprà realizzare, in continuità nel tempo, come sottolineato anche nel 3° Concistoro di Papa Francesco che, proprio in coincidenza con la chiusura del Giubileo, nominando un Vescovo siriano e lo stesso Vescovo di Bangui fra i 16 nuovi Cardinali, ha consegnato loro l’anello dell’elevazione alla porpora con l’incentivo a prodigarsi per abbattere i muri: della “indifferenza” che, a largo raggio, riduce al silenzio la voce di chi soffre; nonchè quelli della “diffidenza” e della “inimicizia” verso coloro che, quali migranti, venendo da terre lontane e avendo lingua- costumi- abitudini- tradizioni religiose diverse, sono visti come “nemici”; nell’ottica di questo Papa essendo compito della Chiesa proprio quello di abbattere le differenze in un mondo che, nella criticità del nostro tempo, sembra sempre più improntato all’indifferenza verso i deboli mentre si semina il terrore e dilagano le guerre, brandendo persino la diversità religiosa con i toni più feroci culminati nelle derive dell’Islamismo contro la Cristianità.
Secondo le linee pastorali che, anche nella lettera apostolica “MISERICORDIA ET MISERA” a suggello del 65° Giubileo, sono state date alle comunità cristiane; nell’ambito delle stesse, quanto di quell’auspicato “Misericordiae Vultus”, si sarà capaci di mostrare operando una “Misericordia come valore sociale che spinga a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli sorelle e bimbi sfruttati”?
D’altra parte, all’unisono con l’istituita “Giornata mondiale dei Poveri” che sia di riflessione sulla povertà “al cuore del Vangelo”, poichè l’attenzione sollecitata non può che ritenersi estesa anche ai troppi immigrati anch’essi “chiamati con noi a costruire città affidabili” mentre è stato rimarcato che “finchè Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia nè pace sociale”; come conciliare l’esercizio di una incondizionata “opera misericordiosa di accoglienza” con il limite che, nel soccorso ad oltranza di questa altra umanità sofferente, inevitabilmente si ripercuota negativamente sui poveri del nostro territorio?
Tale dubbioso interrogativo si pone tanto più tenendo conto del rapporto del Censis che, nel rilevare una prima incidenza del messaggio contenuto nella lettera apostolica, se riferisce una contenuta disponibilità all’aiuto del “prossimo”, forse sarà proprio perchè, nelle difficoltà, si tende ad un impegno economico nel proprio ambito più ristretto.
Dallo stesso rapporto, almeno ad un primo impatto più confortante di contro alla litigiosità pubblica, si evincerebbe una maggiore disponibilità a “perdonarsi” l’uno con l’altro nel privato, in sintonia con l’istituita “Giornata del Perdono”. Altresì, come concesso nel periodo giubilare anche riguardo al gravissimo peccato dell’aborto cui “ora è esteso nel tempo nonostante qualsiasi cosa in contrario”, di più ampio respiro risulta il potere di assolvere da ogni peccato confermato ai sacerdoti in base al “discernimento spirituale attento profondo e lungimirante perchè chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio...e nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di conciliazione e il perdono di Dio verso il figlio che torna a Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo”.
Comunque, circa l’ambito del perdono, stando il fatto che, riguardando religione ed etica quanto detto dal Pontefice: “fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina” per cui “anche nei casi più complessi, dove si è tentati di far prelevare una giustizia che deriva solo dalle norme, si deve credere nella forza che scaturisce dalla grazia divina”; il limite della imperfetta giustizia umana resta invalicabile anche nel Vaticano dove, essendosi svolto il Watileakes con debito condannato alla detenzione carceraria proprio durante l’Anno Santo, evidentemente i canoni della “Misericordia” non hanno potuto abbattere il muro della legalità forense di uomini non dissimili dagli altri non porporati.
A conferma che “quel regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia” di cui si parla nella lettera apostolica, non trova applicazione nemmeno nello Stato dove regna un Papa rappresentante del Cristo sulla Terra destinataria di una “missione” che, affidatale come proiezione della “Misericordia et misera” secondo le linee programmatiche del Giubileo, soprattutto resta auspicio di una metaforica “porta del cuore” che, “in continuità”, si possa aprire alla comprensione, alla tolleranza e all’accoglienza dei più bisognosi, fra cui i profughi; in conformità con i desiderata della personalità carismatica di questo Pontefice che sembra volersi rapportare, non tanto all’interno della sola Cristianità Cattolica, quanto all’esterno della stessa; cercando quel dialogo con tutte le genti in una riconciliazione-abbraccio per il superamento delle divisioni preconcette che, dal passato, riverberano ancora nel presente.

Rosa Cavallo

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