ALLA SCOPERTA DELLA CAPPELLA SISTINA (X)

Parete Nord. 5.Pietro Perugino, Consegna delle chiavi; 6.Cosimo Rosselli, Ultima Cena; 7.Biagio d’Antonio, Parete di fondo Ultima Cena

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La parete nord mostra le Storie di Cristo, databili 1481-1482. Dall’altare si incontrano:

1.Pietro Perugino e aiuti, Battesimo di Cristo

2. Sandro Botticelli, Tentazioni di Cristo

(vedi https://www.internationalwebpost.org/contents/ALLA_SCOPERTA_DELLA_CAPPELLA_SISTINA_(VIII)_21645.html#.YI1_4rUzaUk9)

3. Domenico Ghirlandaio, Vocazione dei primi apostoli

4. Cosimo Rosselli , Discorso della montagna

5. Pietro Perugino, Consegna delle chiavi

6. Cosimo Rosselli, Ultima Cena

7. Biagio d’Antonio, Parete di fondo Ultima Cena

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5. Pietro Perugino, Consegna delle chiavi

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La Consegna delle chiavi è l’affresco (335x550 cm) di Pietro Perugino e aiuti, realizzato nel 1481-1482.

La scena della Consegna delle chiavi, la quinta sulla parete nord a partire dall’altare, è di fondamentale importanza nel tema affrontato dal ciclo pittorico, perché sottolinea la trasmissione del potere spirituale da Cristo a san Pietro, giustificandone il primato su cui si basava tutta l’autorità papale. L’affresco, che è anche uno dei più famosi della serie da un punto di vista strettamente estetico, fa pendant sull’altro lato con la Punizione dei ribelli da parte di Mosè di Botticelli, che chiarifica ulteriormente il messaggio voluto da Sisto IV: da un lato si mostra il fondamento del potere dei successori di Pietro, dall’altro si palesa la punizione che spetta a chiunque osi contraddirlo.

La scena è organizzata su due fasce orizzontali: una con le figure in primo piano e una con lo sfondo architettonico, popolato da alcune figurette molto più piccole. In primo piano Cristo consegna le chiavi d’oro e d’argento del paradiso a san Pietro inginocchiato, circondato da altri apostoli, tra cui Giuda (quinta figura alla sinistra di Cristo), riconoscibili dalle aureole, e da ritratti di contemporanei, tra cui un presunto autoritratto di Perugino nell’uomo vestito di nero che guarda verso lo spettatore nel gruppo di destra. Sull’affresco di Perugino si trova la scritta CONTVRBATIO · IESV · CHRISTI · LEGISLATORIS, che chiarisce questo significato di trasmissione della legge divina. Giuda è raffigurato di spalle con abiti di colore opposto a quelli dell’anziano Pietro, che ha una veste gialla rivestita con un mantello blu.

Celebre è l’apparato scenografico che amplifica la scena principale, inquadrata dalle linee prospettiche di un pavimento a grossi quadrati marmorei di una piazza decorata da edifici monumentali. Al centro soprattutto si trova un magnifico edificio a pianta centrale con cupola, simbolo dell’universalità del potere papale stesso, oltre che trasposizione ideale del Tempio di Gerusalemme: esso venne riutilizzato nello Sposalizio della Vergine a Caen con la variante ancora più scenografica della porta centrale che lascia vedere il paesaggio. Questa sorprendente visione architettonica, così espressiva degli ideali di classica perfezione del Rinascimento, venne ripresa dagli allievi di Perugino, come Pinturicchio nella Cappella Bufalini e soprattutto Raffaello nel celeberrimo Sposalizio della Vergine nella Pinacoteca di Brera, fino ad influenzare anche una vera riproduzione architettonica nel Tempietto di San Pietro in Montorio di Bramante.

Ai lati della piazza si trovano poi due citazioni dell’arco di Costantino, omaggio alla passione per l’antico che proprio in quegli anni infervorava il mondo artistico ruotante attorno alla Città eterna. Una scansione così razionale ed ordinata non fa notare come l’organizzazione spaziale contenga in realtà degli errori, voluti o meno, di proporzioni tra figure in primo piano e sfondo. Ciò è evidente soprattutto nella medesima scala tra le figurette nella fascia mediana (che rappresentano i due episodi della vita di Cristo del Pagamento del Tributo e della Lapidazione di Cristo) e i personaggi presso gli edifici, che dovrebbero essere ancora più piccoli a giudicare dai riquadri di pavimento che li separano. La vivace animazione delle scenette secondarie sparisce tuttavia se si guardano le pacate espressioni dei personaggi in dettaglio, rivelando l’incapacità del pittore di infondere drammaticità, come se le figure non fossero altro che attori dediti a gesti che non vivono veramente.

Guardando al corteo di figure in primo piano si nota come i vari atteggiamenti siano ripetuti ritmicamente per creare un andamento vario ma ordinato, definibile come "musicale". I pesanti panneggi di alcune figure dipendono dall’esempio di Verrocchio, tanto da mostrare spesso il tipico "effetto bagnato" del maestro fiorentino. L’elegante figura di Giovanni apostolo in particolare, la prima a destra di Pietro, sembra una citazione del Cristo bronzeo nell’Incredulità di San Tommaso di Verrocchio a Orsanmichele. Altri panneggi invece ricadono con pieghe ritmate, con una varietà di soluzioni tipica dell’autore.

Il paesaggio che chiude lo sfondo è tipico dell’artista, con le dolci colline, punteggiate da esili alberelli, che sfumano in lontananza verso l’orizzonte, dando quel senso di distanza infinita grazie alla puntuale resa atmosferica data dalla prospettiva aerea.

6. Cosimo Rosselli, L’Ultima Cena

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L’Ultima Cena è un affresco (349 × 570 cm) di Cosimo Rosselli e aiuti, tra cui Biagio d’Antonio, realizzato tra il 1481 e il 1482.

La scena fa parte delle Storie di Gesù e, come altre del ciclo, mostra più episodi contemporaneamente. L’iscrizione sul fregio riporta: REPLICATIO LEGIS EVANGELICAE A CHRISTO. Il cenacolo è ambientato in un’esedra semicircolare, dove si vede il tavolo a ferro di cavallo con Gesù al centro e gli apostoli ai lati. Giuda, come di consueto, è rappresentato dall’altro lato della tavola di spalle, una posizione riservata solitamente alle figure negative, come suggeriscono anche i vicini cane e gatto in lotta, che non sono solamente una vivace notazione domestica. La scena mostra il momento immediatamente successivo all’annuncio da parte di Gesù del tradimento di uno degli apostoli, che genera alcune reazioni, in realtà molto composte e appena espressive quanto basta, tra gli astanti, come il toccarsi il petto per chiedersi se il tradimento sia causato da essi stessi o il parlottare dubbioso a coppie.

Sulla tavola non sono presenti vivande, ma un solo calice davanti a Cristo, mentre in primo piano si trovano in bella mostra stoviglie dorate e argentate, una piccola natura morta derivata dall’esempio dell’arte fiamminga, a quei tempi molto viva a Firenze. Ai lati della scena si trovano due coppie di astanti contemporanei, riccamente abbigliati nelle loro vesti moderne. Davanti a uno di loro, a sinistra, si trova anche un cagnolino che si leva sulle zampette come per chiedere da mangiare.

7. Biagio d’Antonio Parete di fondo Ultima Cena

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Nelle finestre dietro la spalliera sono raffigurati tre episodi della Passione: l’Orazione nell’orto, la Cattura di Cristo e la Crocifissione. Si tratta di scene da alcuni attribuite a Biagio d’Antonio, e che più che avvenire nel paesaggio, che comunque è integrato tra scena e scena, appaiono come dipinti nel dipinto.

Gruppo arte e cultura di Orietta Paganotti

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