ALLA SCOPERTA DI GAETA

Il culto di Maria nelle sue chiese

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Le origini di Gaeta sono antichissime. Nel suo Golfo approdarono le navi di Ulisse, come lo stesso Dante fa dire al leggendario eroe della guerra di Troia:

Quando mi diparti’ da Circe, che sottrasse

me più d’un anno là presso a Gaeta,

prima che sì Enëa la nomasse,

(Inferno, Canto XXVI: VIII cerchio, VIII Bolgia)

Ancor prima Virgilio vi aveva fatto approdare Enea.

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Enea costruisce la tomba per la sua nutrice Caieta e fugge dalle terre di Circe, smalto su rame del Maestro della leggenda di Enea (1530-1535circa)

Trovo particolarmente pittoresca la descrizione contenuta in una guida storico-artistico-archeologica datata 1931, che riporto testualmente. L’antichissima città di Gaeta, tre volte celebre – per la sua storia, per il suo porto, per le sue bellezze – domina l’impareggiabile Golfo del Tirreno, che da essa prende il nome, ergendosi turrita e maestosa dal grembo di un mare di cobalto che, come un tenue manto serico azzurro, chiazzato d’argento, intorno al giunonico corpo di una Dea gemmata, carezzevolmente l’avvolge e l’illegiatrisce. Al di là di ogni inflessione retorica nei lemmi si legge il disincanto dell’autore nel riprodurre la bellezza di un paesaggio che, credetemi, merita una visita. Ma, lasciando in disparte le numerose vestigia che sfidando le incurie del tempo, ne fanno uno scrigno di tesori tutti da scoprire di cui vi parlerò in altro articolo, restando fedele al richiamo dell’autore mi soffermo sulla Dea gemmata che carezzevolmente l’avvolge e l’illegiatrisce.

La Dea gemmata è la Vergine Maria che domina sul Monte Orlando. Gaeta è, infatti, nota non solo per il suo fantastico paesaggio ma anche perché è stata la culla del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine. Il Dogma fu promulgato ufficialmente, poi, nella Cappella Sistina dal Beato Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce l’immunità dal peccato originale della Vergine Maria, fin dal suo concepimento.

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Sul suo promontorio immerso tra scogli merlettati da millenni e spiagge dalla sabbia dorata, fin dalle origini del Cristianesimo si ergeva un imponente Croce di Cristo. Il luogo, dunque, in cui il fascino della Natura incontaminata possiede anche la catartica impronta della spiritualità.

Haec est Italia Diis sacra, dunque.

Mentre Roma, sotto il pontificato e per opera di San Sisto III (432-440), dedicava alla Madre di Dio la Basilica Liberiana sull’Esquilino Gaeta, in forza del suo essere un fiorente snodo commerciale anche con il vicino oriente, possedeva una granitica devozione mariana fondata sulla definizione dommatica della maternità espressa nel Concilio di Efeso nel 431.

Grazie alla sua posizione geografica strategica Gaeta possedeva un’autonomia amministrativa che esercitava attraverso istituzioni proprie, un’industria di seterie voluta da imprenditori ebrei, una flotta mercantile e una colonia a Costantinopoli.

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Tornando al culto della Madonna esisteva una piccola chiesa denominata Santa Maria del Molo cui i naviganti rendevano saluto prima di salpare e prima di ormeggiare:

La Chiesa, purtroppo, fu demolita per ordine di Carlo V il quale, nel 1536, decise di chiudere Gaeta entro le mura. Al suo posto venne edificato un bastione denominato Batteria Santa Maria che, a sua volta, nel tempo assunse il nome di Batteria di Punta Stendardo, dal nome dell’ingegnere Stendardo di santa Maria Capua Vetere che costruì il bastione. Da ciò deriva l’attuale denominazione del porticciolo formato dal braccio della batteria di Molo Santa Maria.

Proseguendo nella rassegna delle prime chiese dedicate alla Vergine Santa nel Castro gaetano merita di essere ricordata Santa Maria nel Parco. Di questa chiesa le fonti riportano l’essere stata aperta al culto nel 681 dell’era cristiana. Da luogo di rifugio per i profughi assunse nel tempo maggiori dimensioni fino a divenire una Cattedrale, consacrata da Papa Pasquale II (1099-1118) il 22 gennaio 1106.

cms_19228/000_0_(2).jpgDedicato alla Vergine Maria fu il primo ospedale. Di Santa Maria di Monte Hospitale (nei pressi della via Atratina) si fa menzione in un documento datato 24 gennaio 1631 e in un altro del 26 marzo 1694: Da entrambi, custoditi nell’archivio Storico della Curia arvivescovile di Gaeta, risulta che la cappella fosse parte di un edificio adibito ad ospedale dei pellegrini, divenuto lazzaretto nell’anno della terribile peste del 1631. Nella cappella era venerata l’immagine dipinta da Raffaello della Madonna con Gesù bambino e S. Giovannino, nota come La Madonna di Gaeta.

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Santa Maria del S.S. Rosario

Deliziosa nella sua semplicità è Santa Maria del S.S.Rosario, di cui la prima notizia risale al 1135. Dedicata a S. Tommaso Apostolo, aveva il privilegio del parroco mitrato ed era una delle quattro parrocchie più antiche della città.

Il culto di Maria e del mistero della sua Maternità è visibile anche in Santa Maria in Pensulis, successivamente nomata Santa lucia, un’altra chiesa dei primordi della storia gaetana e nella S.S. Annunziata.

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Santa Maria in Pensulis

Della sua primitiva costruzione sono visibili la piccola abside affrescata, le tracce dell’antico interno e le bifore murate della facciata principale della nuova chiesa. Menzionata la prima volta in una pergamena del 976, è annoverata tra le più antiche parrocchie di Gaeta nella relazione fatta alla R. Camera della Sommaria dal vescovo Ildefonso Lassosedegno nel 1591. Dal 1387 fu la Cappella reale dove si recavano a pregare, venendo dal castello, re Ladislao in compagnia della moglie, regina Costanza Chiaramonte, e della madre Margherita di Durazzo.

cms_19228/8.jpgNell’angolo di piazza Traniello con facciata su via Duomo si impone la facciata della Chiesa S. Maria della Sorresca, sorta per suffragio popolare in onore della Vergine nel luogo in cui, nel ’500, vi era un magazzino della famiglia Albito di Gaeta, nel quale si custodiva un quadro della Madonna ritenuto miracoloso. In questo deposito, prima della vendita, veniva conservato in barili di legno la "sorra", ossia la pancia del tonno salata. Da qui la denominazione di "Madonna della Sorresca".

cms_19228/9.jpg Santa Maria della Catena è un eremo, costruito nel 163, sopra la spiaggia di Fontania nel luogo anticamente denominato "Santa Fortunata". Nel corso dei secoli fu luogo di ritiro di santi e fu sempre abitato da eremiti. Nell’800 fu visitato da Pio IX (25 aprile 1849) durante il suo esilio gaetano. Di lì a poco la chiesetta subì un primo radicale restauro per volere di Ferdinando II, che ampliò il presbiterio e fece costruire la cupola. La chiesetta è collocata in una piazzetta che si apre lungo la stretta via della Catena che la fiancheggia fino ad estinguersi nei pressi dell’attuale via Fontania con una scalinata.

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Il culto della Madonna è particolarmente sentito anche oggi nel popolo gaetano, particolarmente devoto alla Madonna di Porto Salvo, detta Madonna Nostra custodita nella Chiesa degli Scalzi, un tempo monastero dei Padri Agostiniani scalzi edificato nel 1624. Considerata la protettrice dei marittimi e della gente di mare la statua della Madonna di Porto Salvo viene condotta in processione sul mare la seconda domenica di agosto fino a Punta Stendardo.

Elena Dorigano

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