ALLA SCOPERTA DI NAPOLI …VILLA GIULIA

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“Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!” affermava J. W. Goethe.

E non si può non essere d’accordo con il famoso scrittore, visto che in ogni angolo di questa regione si può ammirare la Storia con la maiuscola perché millenaria e a volte misteriosa. Napoli, in particolare vuole essere scoperta non solo nel ventre, lì dove è più conosciuta ma nelle periferie così trascurate eppure così ricche di antichità.

Voluta fortemente dal principe don Domenico Cattaneo della Volta, principe di San Nicandro, precettore del futuro Ferdinando IV di Borbone, villa Giulia costruita nella seconda metà del 700 è situata nel casale di Barra, poco prima di San Giorgio a Cremano.

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Inserita fra le centoventidue ville vesuviane del miglio d’oro, ancora oggi questo gioiello architettonico è poco conosciuto. La villa deve il suo nome al fortunato matrimonio di don Domenico, nel 1717, con donna Giulia de Capua, erede del ducato molisano di Termoli e di altri feudi minori. Circondata da un ampio parco, la facciata è in stile rinascimentale, i viali del giardino sono decorati da piante di yucca, cactus e camelie.

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Splendide panchine in marmo con schienali in piperno arricchiscono questo scenario che all’epoca vedeva anche una vasca di ninfee accanto al boschetto di lecci.

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Attenti studi archivistici fanno risalire il progetto di questa splendida opera addirittura al celebre architetto Luigi Vanvitelli.

Romano Marino ha il merito di aver messo in evidenza lo scambio epistolare già studiato da Franco Strazzullo su “Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta”, i riferimenti dello stesso Luigi Vanvitelli alla costruzione della villa Barrese, nella sua corrispondenza con il fratello Urbano.

La struttura vanvitelliana originaria, sia della fabbrica sia del giardino, è visibile nella mappa del duca di Noja (1775). Il paragone con la condizione odierna denota che la villa presenta oggi un impianto a due cortili (invece di uno); un ampio terrazzo con gradinata (che non c’era) davanti alla facciata principale; una meravigliosa serra in vetro e ferro, introdotta da Breglia nel grande parco. Sostanzialmente intatta è rimasta invece la parte anteriore, a tre ordini, con un alto zoccolo di bugnato, lesene giganti e, al centro di tutto, il fastigio con lo stemma della famiglia.

La Villa passò poi in eredità a Diego de Gregorio marchese di Sant’Elia, proprietario anche della Villa De Gregorio di Torre del Greco, che aggiunse al proprio il cognome quello di Cattaneo. Villa Giulia appartiene ancora oggi ai discendenti di questa aristocratica famiglia.

Francesca Coppola

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