AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA LA CAMPAGNA "IOLOCHIEDO"

La battaglia contro la “cultura dello stupro” passa anche attraverso la legislazione italiana

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Le cronache del coronavirus rubano la scena a molte violazioni dei diritti umani, tra cui compaiono sempre più di frequente stupri, femminicidi e altri reati di natura sessuale ai danni delle donne.

Già nel 2017 l’Istat stimava che quasi 7 milioni di donne italiane dai 16 ai 70 anni avessero subito almeno una volta nella vita una forma di violenza (20,2% violenza fisica, 21% violenza sessuale con casi nel 5,4% di violenze sessuali gravi, come stupro e tentato stupro). Stando allo studio Unodc Global study on homicide, condotto nel 2018 dalle Nazioni Unite, ogni giorno si consumano 137 femminicidi in tutto il pianeta, il 58% dei quali ad opera di un uomo legato sentimentalmente alla vittima o da un parente. Una grave piaga che va sanata attraverso un profondo processo di rinnovamento culturale, volto all’eradicazione della subcultura dello stupro, sostituita dalla cosiddetta cultura del consenso. A tal scopo, Amnesty International si è fatta promotrice di un’interessante campagna di sensibilizzazione, diffusa sui social con l’hashtag #iolochiedo.

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Il cambiamento culturale sopra descritto andrà perseguito anche e soprattutto attraverso un intervento istituzionale: la normativa italiana, ad oggi, classifica un reato come “stupro” solo nel caso in cui siano presenti elementi quali violenza, minaccia, inganno o abuso di autorità. Nella vita quotidiana, uno stupro si definisce, molto più semplicemente, come “rapporto sessuale senza consenso”, a prescindere dal legame o dalla gerarchia che lega la vittima al carnefice. È per questo che Amnesty International chiede al Ministro della Giustizia di adeguare la nostra legislazione alle norme internazionali che fanno capo a quanto stipulato durante la convenzione di Istanbul.

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"L’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul nel settembre del 2012, il parlamento l’ha ratificata nel 2013 ma nonostante ciò la legislazione non è ancora stata modificata secondo le direttive del documento. A nostro avviso è importante completare questo passaggio perché il trattato di Istanbul rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne” ha puntualizzato Tina Marinari, coordinatrice campagne di Amnesty International Italia.

Francesco Leccese

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