ANCHE LO “ZIO SAM” HA PERSO

Dopo un ventennio gli Stati Uniti abbandonano l’Afghanistan

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Sin dai tempi di Alessandro Magno, l’Afghanistan è sempre stata una terra molto ambita, ma di non facile conquista. Anzi, possiamo dire impossibile da conquistare. Posta al centro dell’Asia, e importante per le sue rotte commerciali, ha rappresentato per secoli, non solo per l’occidente, un luogo strategicamente importante da sottrarre a qualsivoglia nazione con mire espansionistiche verso l’estremo oriente. In epoca moderna ci hanno provato gli eserciti britannici e degli Zar e più recentemente, prima l’armata sovietica, nel decennio 1979-1989, poi l’esercito statunitense. E arriviamo ai giorni nostri: è di poche ore fa, anche se l’annuncio ufficiale è stato dato con gli accordi di pace tra la Casa Bianca e i Talebani, la notizia del ritiro delle truppe dello Zio Sam dal territorio afghano.

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Gli americani, affiancati dagli eserciti del Patto Atlantico, ci hanno provato per quasi un ventennio a “diffondere la democrazia” a mano armata in un territorio morfologicamente e culturalmente impossibile da pattugliare, domare e governare. Dopo una lunga scia di morti, non solo militari, alla fine l’ammaina bandiera a stelle e strisce ha iniziato la sua discesa lungo l’asta piantata al centro di tutte le basi e compound rimasti ancora attivi nel paese asiatico. Il ritiro delle truppe è stato reso noto da fonti ufficiali Usa dopo l’accordo di Dohadel 29 febbraio e l’avvio dei negoziati tra ribelli islamici e governo di Kabul. Il ritiro deve completarsi entro 14 mesi. In base all’accordo, una prima riduzione da 12.000 a 8.600 avverrà entro metà luglio (entro 135 giorni), arco di tempo nel quale verranno chiuse 20 basi.

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Comunque, le forze Usa “manterranno gli strumenti militari e l’autorità per raggiungere i nostri obiettivi”, ha dichiarato il col. Sonny Leggett, portavoce delle forze Usa in Afghanistan. Nel frattempo Donald Trump ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti di approvare tramite risoluzione l’accordo di pace (si fa per dire, ndr) stretto a Doha con i talebani. La bozza di risoluzione, oltre a presentare le modalità di ritiro dei soldati, "chiede con urgenza al governo della Repubblica islamica dell’Afghanistan di portare avanti il processo di pace, anche partecipando a negoziati inter-afghani con una squadra di negoziatori diversificata e inclusiva, composta da leader politici e della società civile afghana, che includa donne”.

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I negoziati di pace tra governo afghano e talebani, avranno come primo obiettivo di rompere con tutte le organizzazioni terroristiche, assicurando un cessate il fuoco completo e duraturo fino a giungere a una condivisione del potere. Con gli americani quasi fuori dai giochi, almeno militarmente, si tratta solo di capire quando questi negoziati avranno inizio e quali saranno le figure apicali di Kabul che dovranno sedersi al tavolo delle trattative, considerata la profonda crisi istituzionale che vede un presidente ufficialmente eletto, Ashraf Ghani, riconfermato dal voto per un secondo mandato, e un presidente autoproclamato, Abdullah Abdullah, che ritiene di aver vinto lui le elezioni.

Umberto De Giosa

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