ANDREA PELLICANI

Arte e design in un’unica soluzione

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Artista, architetto di interni e designer, Andrea Pellicani utilizza gli scarti del suo lavoro per assemblare originalissime opere concettuali. “Sono un artista dentro, prestato al design e ritornato artista”, dice di se stesso.

Bisogna riconoscere che spesso vocazione e professione non coincidano: tuttavia il “talento sotterrato” - per riprendere l’espressione evangelica - trova il modo di riemergere e, ad un cento punto, di imporsi.

“Non mi ritengo un designer pentito - afferma - semplicemente non ho seguito da subito una strada che fin da principio è stata chiarissima. Così si è ripresentata nel corso degli anni e, come spesso accade, la soluzione l’avevo proprio sotto il naso, nel lavoro che faccio: semplicemente, quella intuizione originale dovevo tirarla fuori in maniera diversa”.

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Andrea Pellicani

La trentennale esperienza come designer, lungi dal limitare la sua ispirazione artistica, la nutre e la sorregge. Andrea si è formato alla scuola di Ugo La Pietra, Franco Raggi e Nanda Vigo apprendendo da loro l’amore per il lavoro serio, meticoloso ma anche sperimentale e innovativo.

Di Ugo La Pietra è stato il braccio destro e unico collaboratore, curandone gli eventi - uno tra tanti le mostre di “Abitare il Tempo” a Verona - e realizzando tutte le sue creazioni. Grazie a questa collaborazione continuativa, Pellicani ha avuto l’opportunità di muoversi in tutta la Penisola riscoprendo, sotto una nuova luce, i materiali che quotidianamente ha fra le mani.

Il “dietro le quinte” è stato fondamentale in questo senso. Alle spalle di ogni evento e di ogni prodotto finito ci sono degli artigiani, dei laboratori e, conseguentemente, una molteplicità di materiale di scarto: ecco, osservare il processo di creazione dall’inizio alla fine è stata la folgore che ha illuminato e risvegliato il seme sopito della sua ispirazione artistica.

Per un certo periodo ha portato avanti parallelamente queste due strade - quella pubblica del design e quella privata dell’arte - come se fossero due binari orientati nella stessa direzione ma che, in fondo, non si incrociano mai. Questo fino a un certo punto, fino a quando, cioè, non gli è stato chiaro che l’una non esclude l’altra ma che, anzi, si compenetrano e completano a vicenda.

Andrea Pellicani si è accorto che mettendo insieme queste due esperienze dava più forza e impatto alla sua poetica artistica: fondamentalmente, le sue opere concettuali non sarebbero mai nate se non avesse fatto il designer! Frugando ta gli scarti aziendali, ha trovato gli “ingredienti” base per le sue composizioni artistiche: ciò che da altri è stato buttato via, lui lo ha raccolto per dargli una nuova vita e una nuova identità.

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“Meccanica dell’ingegno” by Andrea Pellicani

In “Meccanica dell’ingegno”, ad esempio, l’artista utilizza pannelli di scarto introducendo delle minuterie metalliche che veicolano un duplice messaggio: da una parte, quello già accennato di rivalutazione della materia e dello scarto, dall’altro la rievocazione dell’ingegno di Leonardo Da Vinci e della sua creatività inventiva.

Sono tante le opere di questa fattura, che uniscono l’esperienza del design e la creatività artistica. Una situazione, quella della salvaguardia dell’ambiente e del recupero degli scarti, che si sta facendo sempre più strada, non soltanto per sottolineare il rispetto dell’ambiente ma anche per dare vita ad una nuova etica che si fonda sulla rivalutazione del RIFIUTO.

“La rinascita dovrebbe partire proprio da questo - sostiene. Il rifiuto altro non è, dal mio punto di vista, se non la rivalutazione di ciò che sta dietro le quinte, è dare un tributo a chi di solito sta dietro a un gran lavoro. È più immediato guardare al prodotto finito che non a quei piccoli ingranaggi, chiodi, bulloni e viti che lo tengono insieme. Mettere in circolo questa consapevolezza equivale a dare al lavoro di produzione la stessa dignità del prodotto finito.”

Se oggi si parla tanto di riciclo, di sostenibilità e di rivalutazione come di una “moda”, che ben venga questa moda! In fondo, cosa abbiamo da perdere? Assolutamente nulla, anzi, si auspica che tutti aderiscano concretamente a questa nuova “vision” artistico-culturale.

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“Colata maligna (si salvi chi può)” - minuterie metalliche colate by Andrea Pellicani

Durante il lockdown Andrea Pellicani ha realizzato una serie di opere sulle minuterie metalliche nelle quali focalizza, in maniera esponenziale, il supporto dell’opera d’arte. Abituati a concentrare l’attenzione sull’opera in sé stessa, il supporto viene spesso banalizzato e relegato in secondo piano mentre, dal punto di vista dell’artista, è fondamentale.

“Le minuterie meccaniche che violentano il supporto, fanno nascere delle colate - spiega - ed è interessante vedere come da questo scontro prenda vita una bellezza inaspettata. Così come le parole lasciano strascichi nel cuore e nella mente delle persone, allo stesso modo l’opera d’arte riflette questa stessa dinamica in quanto essa non è che lo specchio della vita reale. Questo è il motivo per il quale ho fortemente voluto la realizzazione di queste opere”.

Del resto, lo sappiamo bene, l’arte figurativa non è che un modo alternativo di esprimere ciò che abbiamo dentro, di dar voce a realtà così grandi che nessuna parola è in grado di esprimerle. Bisogna vederle, dar loro un corpo e, soprattutto, un’anima.

L’unica cosa che ci viene richiesta è CREDERE. Credere in noi stessi, credere in ciò che facciamo, credere al senso che diamo alle cose che facciamo.

“Io sono rinato artista sei anni fa - spiega Pellicani - perché prima non credevo in ciò che esprimevo e quindi il messaggio non arrivava alla gente”. Doveva fare un percorso di consapevolezza per arrivare a dare un nome a quello che si stava manifestando; per fare ciò, ha dovuto lasciar andare in qualche modo la sua parte razionale per far emergere quella istintiva. “Quando mi sono lasciato andare, dando inizio a questo percorso, ho fatto trasparire tutto ciò che avevo tenuto dentro per trent’anni.“

È proprio questa la testimonianza di Andrea Pellicani: credere in se stessi e in ciò che si fa. Lui lo ha vissuto sulla propria pelle, ci ha lavorato per trent’anni finché questa consapevolezza, come una goccia insistente, ha scalfito la dura roccia dell’incredulità e della sfiducia.

“Credi in te e nella tua arte”: questo è il messaggio dell’artista, questa è la vocazione del creativo.

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un quotidiano di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Andrea Pellicani:

https://www.andreapellicani.it/

https://www.instagram.com/andrea_pellicani112/

Simona HeArt

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