ASSANGE, SENTENZA RIBALTATA DALL’ALTA CORTE DI LONDRA

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Assange, 50 anni, fondatore di WikiLeaks, rinchiuso da oltre due anni e mezzo nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra. Dal 7 dicembre 2010 negli Stati Uniti rischia una condanna a 175 anni di detenzione, accusato di cospirazione e di aver hackerato un computer del Pentagono per pubblicare file diplomatici segreti e militari sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Nel gennaio scorso, il giudice inglese Vanessa Baraitser aveva respinto l’istanza di estradizione basandosi sulle condizioni di salute mentale dell’uomo: aveva segnalato il rischio che, se rinchiuso in una prigione come l’Adx Florence, ritenuta spesso estrema, l’uomo avrebbe potuto tentare di togliersi la vita. Washington ha poi presentato appello contro questo verdetto e in agosto ha ottenuto di rimettere in discussione lo stato di salute di Assange.

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Gli Stati Uniti hanno ora vinto il ricorso davanti all’Alta Corte di Londra contro la sentenza di primo grado che a gennaio aveva negato l’estradizione per il rischio di suicidio. I giudici britannici hanno accolto le rassicurazioni sul trattamento in carcere di Assange fatte dalle autorità americane per quando sarà effettivamente estradato. "Questo rischio è a nostro giudizio escluso dalle rassicurazioni che vengono offerte" ha dichiarato il giudice incaricato Lord Burnett. Il governo degli Stati Uniti ha affermato che la pena per aver pubblicato documenti top secret potrebbe aggirarsi tra i 4 ed i 6 anni; nonostante ciò, verranno garantite le cure necessarie a preservare la salute mentale dell’uomo.
La fidanzata di Assange, Stella Moris, ha annunciato che i legali presenteranno ricorso contro la decisione all’Alta Corte di Londra di ribaltare la sentenza che a gennaio aveva negato l’estradizione negli Usa.

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La Russia, dal canto suo, ha definito riprovevole il verdetto dell’Alta Corte. L’Occidente ha denunciato il ministero degli Esteri di Mosca, "ha così celebrato in modo degno la Giornata mondiale dei diritti umani" che ricorre in questi giorni. Intanto si sono levate le grida di protesta tra i tanti sostenitori di WikiLeaks che si danno incontro davanti alla Royal Court of Justice a Londra.

Michelle Giliberti

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